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Confindustria toglie il mandato a Simone Mariani. Spaccatura tra Ascoli e Fermo

La decisione del presidente di Confindustria Centro Adriatico di espellere due imprenditori fermani si è rivelata un boomerang. Valentino Fenni guiderà fino a giugno un Comitato di reggenza

Da sinistra Mariani, l'ex vicepresidente Melchiorri, Santori

ASCOLI PICENO – L’unione tra industriali ascolani e fermani è andata in frantumi. La decisione del presidente di Confindustria Centro Adriatico Simone Mariani di espellere a fine marzo due imprenditori di Fermo, per presunti comportamenti irregolari, si è rivelata un boomerang.

Confindustria nazionale ha infatti deciso di commissariare l’organizzazione territoriale e di far terminare in anticipo il mandato dello stesso Mariani (ascolano, amministratore delegato della Sabelli spa).

Lo rende noto la stessa Associazione, che annuncia che Confindustria Centro Adriatico è stata affidata a un Comitato di reggenza. A guidare il Comitato, almeno fino al 30 giugno sarà Valentino Fenni, attuale presidente della Sezione calzaturieri. Al suo fianco, a gestire questa difficile fase di transizione ci sono Franco Gaspari, Bruno Cardinali e Sergio Ciavaglia.

«In questi due mesi – spiega Fenni – uno dei compiti che ci è stato assegnato è quello di effettuare approfondimenti che consentano di capire quale sia la miglior soluzione per l’associazione, in modo da evitare ulteriori polemiche, uscite di aziende e danni d’immagine. Per questo, il nostro impegno è quello di ascoltare la base associativa. Al termine, invieremo le nostre osservazioni al Collegio Nazionale dei Probiviri che prenderà la decisione che riterrà opportuna».

Valentino Fenni

Confindustria nazionale ha anche annullato le decisioni assunte il 24 marzo durante il Consiglio generale che portò all’espulsione degli imprenditori fermani Andrea Santori e Fabrizio Luciani.
La scelta drastica assunta da Mariani provocò dure reazioni a parte di una vasta parte degli industriali dell’area fermana, aderente all’UIF. Inasprendo una situazione interna all’organizzazione territoriale che già era complessa e difficile da gestire. In un comunicato di risposta Santori e Luciani affermarono che il piano del presidente ascolano era quello di «sottomettere i fermani».

La qualcosa certo non poteva essere accettata da un mondo produttivo, legato in maggioranza al comparto calzaturiero, fiero da sempre della propria indipendenza. L’unione forzata tra industriali di Ascoli e Fermo, risalente al 21 luglio 2017 ed imposta dall’alto per ragioni funzionali ed organizzative, non poteva durare a lungo. L’aggregazione tra le due territoriali di Confindustria per il momento resta, ma c’è da chiedersi quale sarà la sua navigazione futura. Basterà un’altra figura di rappresentanza a superare le fratture reali presenti nell’associazione?