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Confindustria Pesaro e la cybersecurity: «Aumentano gli attacchi hacker, i dati patrimonio delle aziende»

Convegno a Pesaro con oltre 100 imprenditori: Aiello: «Il 64% delle aziende dichiara di aver subito almeno un attacco, come difendersi»

Il convegno di Confindustria che si è svolto a Pesaro

PESARO – Attacchi informatici, sale l’allerta a livello nazionale: ecco come prevenire.

Erano oltre cento gli imprenditori che hanno partecipato all’incontro dal titolo “Cyberwarfare: una nuova guerra economica digitale”, organizzato da Confindustria Pesaro Urbino, Geocom Italia e MAG Centrale, in collaborazione con Fondazione Torino Wireless. L’evento era strettamente legato all’allerta, lanciata nei giorni scorsi dalle autorità italiane, in relazione a possibili attacchi hacker che possono coinvolgere anche le imprese. «I dati diventeranno tesoro di grande valore per le imprese – ha ricordato il vicepresidente dell’Associazione degli Industriali, Vittorio Livi – e un patrimonio sempre più ambito dai moderni e sfrenati pirati informatici senza confini. E, forse, il più grande pericolo che deriva da questa nuova e preziosa materia sta nell’ambizione dei nuovi regnanti, più o meno potenti, nei quali non è mai sopita l’ambizione per il controllo come ‘moderna schiavitù’ della maggior parte possibile dell’umanità».

Domenico Aiello, responsabile financial lines del Gruppo MAG Centrale Spa, ha fornito gli ultimi dati relativi alla frequenza dei sinistri cyber: «Rispetto al 2016, c’è stata una crescita del 1.392% nel 2020 e del 710% nel primo semestre dello scorso anno. Inoltre, il 64% delle aziende italiane ha dichiarato di aver subito almeno un attacco informatico nel 2021, mentre i tentativi di phishing dall’inizio della pandemia sono aumentati del 1.000%».

«Se non possiamo che riconoscere come la pandemia sia stata soprattutto per le imprese e per la Pubblica Amministrazione un acceleratore incredibile dei processi di trasformazione digitale e di innovazione – ha detto Paolo Ghezzi, direttore generale di Infocamere -, dobbiamo però constatare come questo processo abbia introdotto anche molte falle e criticità. Quella dell’aumento dei crimini informatici e delle nuove vulnerabilità nelle infrastrutture e servizi tecnologici è certamente una delle più importanti». Massimo Messina, esperto di cyber security e direttore generale di Scai Punto It, portando delle esperienze dirette di attacchi a plant industriali, ne ha evidenziato le principali conseguenze: «Perdita di produzione degli impianti e costi di riparazione delle apparecchiature».

Da qui la necessità, anche per le aziende, di proteggersi a prescindere dalla loro dimensione, «perché – ha sottolineato Andrea Baroni, direttore di Confindustria Pesaro Urbino – le aziende più grandi e più digitalizzate hanno la necessità di lavorare con i massimi standard di sicurezza all’interno della filiera dei fornitori».

«Le minacce più gravi sono sostanzialmente quattro – ha spiegato Giuseppe De Donno, che dopo una vita trascorsa nell’Arma dei Carabinieri oggi si occupa di sicurezza integrata per Proger -: quelle prodotte per ragioni economiche (cybercrime, ndr) e solitamente indotte attraverso un software che blocca tutti i dati con l’obiettivo di chiedere un riscatto, il cyberspionaggio, la guerra cibernetica, solitamente tra stati per colpire i sistemi informatici del nemico e compromettere le infrastrutture informatiche per renderle inutilizzabili, e la cyberniusance, l’attacco ai server per scoprire informazioni e renderle pubbliche, soprattutto per motivi etici».

«Senza digitalizzazione non si va da nessuna parte – ha concluso Mario Manzo, vicepresidente della Fondazione Torino Wireless -: si tratta di un complesso che va conosciuto e utilizzato bene. Non si possono utilizzare i mezzi digitali senza conoscerli».

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