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Cnh Industrial, il 27 luglio 8 ore di sciopero nello stabilimento di Jesi

In tutti gli stabilimenti italiani di Cnh i lavoratori si fermano per rivendicare il rispetto del piano industriale definito nell'accordo di marzo

Cnh New Holland Jesi

JESI – Lunedì 27 luglio, per otto ore, le lavoratrici e i lavoratori della Cnh Industrial di Jesi si fermeranno per uno sciopero unitario indetto dalle Rsa e segreterie provinciali della Fim, Fiom e Uilm. Si tratta, chiariscono le organizzazioni sindacali, di uno sciopero «a sostegno e in solidarietà con gli stabilimenti dove l’accordo quadro siglato il 10 marzo scorso, è stato messo in discussione. Ci si salva tutti insieme».

Per lo stabilimento jesino, dove lavorano 780 persone e circa 35 interinali, i i sindacati fanno sapere che nell’incontro tenuto al Mise il 24 giugno sulla situazione industriale del gruppo, la Cnh Industrial ha comunicato che non è prevista cassa integrazione fino al 31 dicembre 2020; ma «tutto ciò non ci impedisce di nutrire seri motivi di incertezza. Oltre alla preannunciata chiusura di Pregnana Milanese, l’azienda ha parlato di difficoltà e incertezze per gli stabilimenti di Brescia e Lecce, contraddicendo ciò che era scritto nell’accordo quadro. Vogliamo richiamare il governo e l’azienda, firmatarie dell’accordo, al rispetto dello stesso».

In tutti gli stabilimenti italiani di Cnh Industrial i lavoratori stanno scioperando per rivendicare il rispetto del piano industriale definito nell’accordo di marzo 2020 e per chiedere al Governo «di interessarsi alle sorti di quello che, con oltre 17.000 dipendenti, rappresenta una delle più grandi imprese presenti nel Paese».
Per i sindacati nazionali (Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm, Aqcfr) il futuro di Cnh Industrial è decisivo anche «per le migliaia di colleghi dell’indotto, per i territori in cui sono allocate le sue numerose fabbriche e centri ricerca dal nord al sud d’Italia». I sindacati chiedono al governo «di convocare le parti e a predisporre gli strumenti utili a scongiurare potenziali decisioni di chiusura, nonché a fronteggiare la concorrenza delle altre nazioni che incentivano gli investimenti sui settori strategici, come quello della elettrificazione, essenziali per dare un futuro alle produzioni italiane». Per questo motivo il ministero dello Sviluppo Economico ha convocato i sindacati il 29 luglio alle 11.