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Cingoli, Recanati e Corridonia: ospiti delle case di riposo e della rsa contagiati dal Covid-19

La drammatica situazione sta interessando al momento tre realtà nel territorio Maceratese. Tamponi negativi nella struttura di Sarnano mentre si è in attesa degli esiti per quella di San Severino Marche

Preoccupa la situazione che si sta verificando all’interno della case di riposo e delle residenze sanitarie per anziani della provincia maceratese ma non solo. Dopo il primo caso della struttura di Cingoli, dove sono stati inviati quattro infermieri e due medici militari e dove purtroppo sono decedute quattro persone, è stata, purtroppo, la volta della residenza sanitaria per anziani di Recanati e della casa di riposo di Corridonia.

«Dopo che una delle ospiti, poi deceduta giovedì 19, è risultata positiva al Covid-19 (diagnosticato al pronto soccorso dell’ospedale di Civitanova), il coordinamento sanitario della rsa ha richiesto l’immediata esecuzione dei tamponi a tutti gli ospiti e gli operatori della struttura; gli esiti, arrivati ieri sera (martedì 23 marzo), hanno evidenziato che 15 ospiti e 7 operatori sanitari della rsa sono positivi al virus. Uno degli anziani contagiati è ricoverato all’ospedale di Civitanova». A dare la notizia è stato il primo cittadino di Recanati Antonio Bravi.

«Il coordinatori sanitario della struttura Lorenzo Mazzanti, in accordo con il direttore del distretto Gianni Turchetti, hanno subito riorganizzato gli spazi – ha aggiunto il sindaco -. Al secondo piano si trovano i pazienti negativi al virus mentre al terzo ci sono gli ospiti positivi; ogni anziano inoltre rimarrà nella propria stanza. Ovviamente gli operatori sanitari risultati positivi si trovano in quarantena; ci auguriamo che a breve arrivi un supporto visto il diminuire dei professionisti impegnati a far fronte all’emergenza».

Stessa situazione nella casa di riposo di Corridonia dove si attendono gli esami sugli operatori sanitari che lavorano all’interno della struttura. «Sono 19 su 25 gli ospiti positivi; al momento tutto il personale è al lavoro per gestire l’emergenza e i pazienti sono stati divisi tra Covid e no Covid per evitare che si diffonda il contagio ulteriormente – ha spiegato il sindaco Paolo Cartechini -. Se la situazione dovesse aggravarsi e se, nella peggiore delle ipotesi, medici, infermieri e operatori socio sanitari dovessero risultare positivi ai tamponi (gli esiti dovrebbero arrivare nelle prossime ore, ndr.), il problema da sociale diventerebbe sanitario e quindi auspichiamo un aiuto in tal senso». In entrambe le strutture non possono accedere né parenti né familiari da inizio marzo.

Attesa per i tamponi eseguiti su una parte degli ospiti della casa di riposo “Lazzarelli” di San Severino. Nella struttura si trovano 85 degenti e 50 lavoratori. Il sindaco Rosa Piermattei ha chiesto alla direzione generale dell’Asur Marche di effettuare tamponi su tutti e ha lamentato la «mancanza di mascherine, camici, tute, guanti, occhiali, visiere, maschere facciali filtranti e scarpe per il personale. Servono inoltre altri interventi straordinari di sanificazione di stanze ed aree comuni».

Notizia positiva invece dalla casa di riposo di Sarnano. «I 72 tamponi a cui sono stati sottoposti i 50 ospiti e i 22 operatori hanno dato esito negativo – l’annuncio del sindaco Luca Piergentili che aveva disposto i controlli dopo la positività di un medico che era entrato nella struttura -. A breve saranno effettuati anche i tamponi sui restanti 16 dipendenti della struttura».

Un grave problema, quello della mancanza di dispositivi di protezione individuale, denunciato anche dal Segretario Generale Provinciale SPI-CGIL Macerata Stefano Tordini. A causa di questo, «gli operatori dei servizi sociosanitari sono a rischio. Questo spaccato della provincia – ha analizzato il segretario – ci fa capire come in questi luoghi dove ci sono anziani in condizioni di grande fragilità possono esplodere casi di contagio. È indispensabile la soluzione di fare a tutti i tamponi. Un altro grave problema da affrontare è poi quello della solitudine di questi anziani. La maggior parte di loro infatti non ha più alcun contatto con le proprie famiglie sentendosi spesso abbandonato. Indispensabili le risorse per dotare queste strutture di strumenti tecnologici con cui far comunicare gli ospiti con i propri cari, con i loro affetti, con l’esterno» ha concluso il segretario.

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