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Ciclovia Fano – Urbino, Fiab Marche: «Sindaci incoerenti e opportunisti. La pista ciclabile garantirebbe il rilancio del turismo»

Secondo l'associazione la perdita di 4,5 milioni andrebbe attribuita a chi ha bloccato per motivi ideologici un iter giunto a un passo dal traguardo: «Aver politicizzato una questione essenzialmente tecnica sta mettendo a rischio il progetto»

Il percorso della nuova Ciclovia Ex ferrovia Fano-Urbino
Il percorso della nuova Ciclovia Ex ferrovia Fano - Urbino

FANO – Incoerenza, opportunismo e in definitiva, scarsa serietà. È questa l’accusa che la Fiab Marche, federazione regionale ambiente e bicicletta, muove a tutti quei sindaci che, «dopo aver accolto con entusiasmo il progetto, ora ne sposano un altro stravagante accettando un improbabile ripristino ferroviario a cui erano fortemente contrari».

Ad incendiare gli animi è sempre il progetto della ciclovia Metaurense che, secondo alcuni, potrebbe e dovrebbe convivere con il ripristino dello storico trenino. Ipotesi secondo la Fiab a dir poco surreale: «Le norme emanate dall’Agenzia Nazionale Sicurezza Ferrovie non permettono di riutilizzare la Fano Urbino come metropolitana di superficie; basterebbe solo questo per troncare una discussione surreale che da anni coinvolge politici, amministratori e partiti vecchi e nuovi che pur dovrebbero saper maneggiare leggi e decreti».

Ma l’associazione si scaglia contro la strumentalizzazione politica della vicenda: «Aver politicizzato una questione essenzialmente tecnica sta mettendo a rischio la pista ciclabile prevista lungo i binari che, senza pregiudicare altre soluzioni, garantisce più sicurezza stradale e il rilancio del turismo; anche per questo sorprende il mutismo di operatori del settore che pure trarrebbero vantaggio da una ciclabile inserita in una rete nazionale (Bicitalia) che sta connettendo tutta l’Italia. Si segnalano per incoerenza quei sindaci che, dopo aver accolto addirittura con entusiasmo il progetto, ora per convenienza di parte ne sposano un altro letteralmente stravagante accettando un improbabile ripristino ferroviario a cui erano “fortemente” contrari. Fa invece piacere che altri politici locali oggi riconoscano come “impossibile” il ripristino di una ferrovia ieri considerata risorsa che non si può sostituire con una pista ciclabile».

«Le ciclovie devono essere vere e proprie strade, larghe, sicure e continue – prosegue l’associazione -, in base alla l.n. 2/2020 ricevono finanziamenti al pari di superstrade, autostrade e ferrovie; quella lungo l’ex metaurense servirebbe per la mobilità quotidiana interquartieri e il cicloturismo praticato da milioni di persone; è però disarmante constatare che, a parte il disinteresse di RFI e 34 anni di abbandono, qualcuno vuole far correre i treni a contatto di centinaia di abitazioni, ignorando che in una ferrovia dismessa non può essere applicato il DPR che prevede almeno 30 m di distanza dai binari. La perdita di 4,5 milioni andrebbe quindi attribuita a chi ha bloccato per motivi ideologici un iter giunto a un passo dal traguardo e impedisce nella valle del Metauro ciò che si fa con soddisfazione di tutti nel resto delle Marche; è infatti possibile un intervento della UE che ha assegnato i finanziamenti per una “ciclovia” e non per tratti assemblati alla buona da improbabili sedicenti esperti».

E prosegue: «La svolta potrebbe venire dall’economia; ora c’è più interesse di prima per un corridoio che, forse unico in Italia, per 50 km congiunge costa ed entroterra senza interruzioni; infatti la ciclabile potrebbe essere il risultato “derivato” dalla nascita da tempo auspicata di una ‘long life routing’, in sostanza una tubatura interrata contenente sottoservizi come la banda ultralarga proposta da investitori privati tre anni fa e un cavidotto per l’elettricità a corrente continua ipotizzato in questi giorni, senza escludere la bonifica di condotte idriche in cattive condizioni; per pavimentare la pista ciclopedonale è possibile impiegare materiale recuperato da pneumatici esausti; si tratterebbe di un’operazione complessiva rapida, a basso costo, di grande valenza ambientale e vantaggiosa soprattutto per l’entroterra che spesso e a ragione lamenta il suo isolamento. In ogni caso – concludono – la soluzione alternativa per fare la ciclabile esiste: i Comuni interessati, con risorse anche proprie, possono realizzare il progetto già approvato da RFI; non si consuma altro suolo, tanti stanno scoprendo un percorso bello e sicuro ma soprattutto si impiegano somme che rappresentano un vero investimento che rientra moltiplicato in pochi anni».