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Chiusura delle discoteche, un addetto ai lavori di Fano va controcorrente: «Colpa nostra»

Un barman fanese denuncia una gestione irresponsabile da parte dei titolari dei locali: «La colpa è totalmente nostra: molti non hanno rispettato alcun tipo di regola»

discoteca, concerto
Foto di Free-Photos da Pixabay

FANO – Il nuovo Decreto che comporta la chiusura delle discoteche, firmato nel pomeriggio del 16 agosto dopo una riunione tra il Governo e i presidenti delle Regioni, sta scatenando in queste ore reazioni diverse.

Tanti coloro che la ritengono una decisione dovuta, vista la crescita dei contagi; altri addirittura la reputano tardiva. Non mancano però coloro che la etichettano come l’ennesimo sopruso alla libertà, sia per gli avventori che per i titolari delle sale da ballo. Come era giusto attendersi, tra i più critici verso questa decisione ci sono proprio i cosiddetti addetti ai lavori, dai proprietari, a coloro che per motivi lavorativi orbitano proprio attorno a questa galassia: tutti sanno bene che dal buon esito degli affari di questo periodo dipende, in termini economici, il proseguo futuro delle attività.

Nonostante questo, c’è chi va controcorrente: un barista di Fano, Francesco Norma Battisti, che da sempre vive proprio grazie al lavoro dei locali e delle discoteche, ha fatto pubblicamente ammenda ritenendo che i responsabili del nuovo giro di vite siano in primis alcuni gestori dei locali e i clienti, spesso privi di qualsiasi comportamento responsabile. Un suo video-sfogo pubblicato sui social è divenuto ben presto virale. Noi di CentroPagina lo abbiamo contattato per saperne di più.

Pubblicato da Francesco Norma Battisti su Domenica 16 agosto 2020

«Molti di coloro che oggi si lamentano sono i primi che non hanno rispettato alcun tipo di regola», ci dice Battisti. «Sono gli stessi che hanno pianto miseria durante il lockdown, che hanno richiesto a gran voce di poter riaprire dichiarando di essere in grado di far rispettare le regole sul distanziamento e poi… se ne sono fregati di quanto successo nei mesi prima, dei morti che ci sono stati e delle persone che tuttora sono a rischio».

«A mio avviso la colpa è totalmente nostra», è il mea culpa del barista fanese. «Non siamo stati in grado di far fronte a una situazione in cui ci era stata di fatto data l’opportunità di gestirci in autonomia: cene, aperitivi, discoteche… era tutto alla nostra portata… bastava usare un po’ la testa…parecchi lo hanno fatto, altrettanti no! E sono proprio quelli che non hanno usato il buon senso che oggi sento lamentarsi di più… coloro che si sono infischiati di tutti e di tutto».

Il barman entra a gamba tesa anche sulla gestione del suolo pubblico messo a disposizione dal Comune di Fano: «L’amministrazione ha concesso ai locali e ai bar di avere a disposizione del suolo pubblico per allargarsi e permettere allo stesso tempo il distanziamento e la possibilità di avere lo stesso numero di coperti di sempre: se prima avevi 50 coperti, ora dovresti averne altrettanti ma distribuiti su di un perimetro maggiore. La maggior parte degli esercizi ha invece raddoppiato o triplicato i coperti con lo spazio in più; uno ci dà un dito e ci si prende il braccio. Questa è l’Italia – e conclude, amaro – non ci meritiamo nulla».