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Cartelli contro la comandante dei vigili di Ancona: «Ci umilia»

Sono comparsi ad Ancona, in via Matteotti sotto forma di lettera al prefetto. Ma lei risponde: «Non mi preoccupo, è qualcuno che odia le donne»

Uno dei cartelli comparsi in via Matteotti

ANCONA – Sono stati affissi sotto forma di lettera indirizzata al prefetto perché  «è giusto che di dovere intervenga, al comando non si può parlare di polizia giudiziaria, i reati è meglio non vederli». Cartelli contro la comandate dei vigili urbani di Ancona sono stati trovati tra martedì e ieri mattina in via Matteotti, poco dopo l’ex Umberto I.

Erano attaccati negli spazi riservati ai manifesti pubblicitari. Il contenuto è pesante e di dubbia provenienza ma attacca due donne, la comandante appunto e anche il sindaco Valeria Mancinelli. Descrivono una «situazione ormai insostenibile all’interno del comando, la così detta Generale – non capiamo da chi promossa – non perde tempo per umiliarci, condizionarci e maltrattarci se non siamo in linea con i suoi voleri umorali».

Questo un passaggio dello scritto dove chi lo ha realizzato, probabilmente al pc e poi stampato in più copie, si è firmato «vigili urbani di Ancona». Cartelli anonimi ma con frasi pesanti per i quali è tutto da dimostrare che sia veramente opera di qualche agente scontento. «Ci celiamo nostro malgrado dietro l’anonimato – scrivono i firmatari senza identità – perché tutti abbiamo famiglia. Nessuno di noi può prendere iniziative al comando portare una notizia di reato perché potrebbe portare conflitti con altri uffici comunali. Ci limitiamo a portare la divisa a spasso e a rubare lo stipendio».

Poi la stoccata sulla sindaca: «Gli ufficiali sono succubi e volontariamente omertosi verso la generalessa che forte della protezione del dittatore Mancinelli usa i vigili come meglio crede». Nel cartello, ieri ne era rimasto solo uno, appeso con il bioadesivo e al contrario (forse per la fretta di non farsi vedere) e con un errore di battitura (mule invece di multe), si dice che la sola cosa gradita dal comando sono le multe per la velocità «così da consentire alla generalessa di sfoggiare numeri nei suoi convegni». 

Nello scritto i vigili non si sentono più vigili «perché ci limitiamo a portare la divisa a spasso, rubando lo stipendio perché non facciamo il lavoro per cui siamo pagati». La comandante Rovaldi è serena e risponde che «i rapporti con gli agenti sono ottimi, non sono stati i vigili a scrivere quelle cose è qualcuno che strumentalizza e ce l’ha con le donne, non gli do importanza». Brutte parole sono state scritte nel cartello invitando chi di dovere ad andare «a vedere il casino che ha combinato a Jesi ove la sua partenza è stata una manna dal cielo».