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Capodanno nella natura, tra foreste, ciaspolate e castagneti secolari

Festeggiare l'arrivo del nuovo anno lontani dal rumore e dal caos delle città? Abbiamo incontrato Martina Magini, guida ambientale escursionistica, associata Aigae, che ci ha parlato di mete e consigli

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|Martina Magini

ANCONA – Camminare tra cascate e antichi mulini o circondati dalla neve. Incontrare cervi e daini e rilassarsi in mezzo alle foreste e in montagna. Il Capodanno si può anche festeggiare in maniera sostenibile e sono sempre di più coloro che decidono di aspettare l’arrivo del nuovo anno in mezzo alla natura. Ecco allora alcune mete per godersi il Capodanno, lontani dal rumore e dal caos delle città.

Partiamo dal Capodanno nelle foreste Casentinesi, tra fuoco, cascate, abeti e lupi, dal 30 dicembre all’1 gennaio, organizzato da “Il Ponticello, trekking viaggi e natura” di Pesaro.

«Ci muoveremo per antichi sentieri – spiega Martina Magini, guida ambientale escursionistica – dove si potranno incontrare cervi e daini e vedere le tracce di lupo. Scopriremo luoghi celebri come le Cascate dell’Acquacheta, rese immortali da Dante perché ispirarono il sedicesimo canto dell’inferno, ma anche il lago artificiale di Ridracoli, ricco di fauna. Vedremo anche i resti delle antiche civiltà dell’Appennino che vivevano in montagna. Ci sono infatti dei resti di case di pietra, dove vivevano allevatori e contadini, ma si potranno ammirare anche i castagneti secolari, giganti, che erano fonte di sussistenza per i popoli che vivevano in questa zona».

Martina Magini, guida naturalistica

Tra i luoghi da scoprire, anche «il più piccolo vulcano d’Italia, che in realtà è una riserva di gas idrocarburi che si trovano nel sottosuolo. Gli idrocarburi gassosi a contatto con l’ossigeno si incendiano e, infatti, c’è un fuoco perenne che fuoriesce direttamente dalla terra e non si spegne mai».

E il 31 dicembre, quale sarà il programma in mezzo alla natura? «Faremo trekking sui sentieri della civiltà perduta dell’Appennino, – spiega – passeremo davanti ad un mulino antichissimo, dopodiché la sera ci sarà il cenone in una residenza turistica».

Martina Magini, guida associata Aigae (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche), spiega che «sono sempre di più le persone che decidono di trascorrere uno o più giorni in mezzo alla natura. C’è un’attenzione maggiore ad adottare uno stile di vista sostenibile e tanti sono interessati a viaggi o a trekking di più giorni tra Parchi nazionali, foreste e montagna. C’è una riscoperta dei cammini lenti e anche del cibo biologico».

Vediamo, dunque, altre mete a contatto con la natura. «Per chi ama la neve – spiega Martina Magini – l’ideale potrebbe essere il Capodanno nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, con panoramiche ciaspolate sulla neve». Un inizio del nuovo anno, dunque, tra le Lame Rosse, i Piani di Ragnolo, il Santuario di Macereto, ma anche divertendosi con corde e funi nel Parco Avventura. Un altro viaggio, invece, nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, potrebbe essere quello nelle foreste tra Camaldoli e La Verna. «Qui si possono visitare il Monastero di Camaldoli – spiega la guida – con la foresta secolare curata da più di mille anni dall’opera dei monaci e il Santuario francescano della Verna, oltre ad assaggiare le specialità casentinesi».

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Rimanendo invece nelle Marche, regione premiata dalla prestigiosa Lonely Planet come 2° destinazione al mondo “Best in Travel 2020”, si potrebbero scegliere la Riserva naturale Regionale del Monte San Vicino e del Monte Canfaito, la Riserva naturale della Gola del Furlo e il Parco Naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi. «Nella Riserva naturale regionale del san Vicino – spiega Martina Magini – ci sono tanti sentieri, adatti a tutti. Non c’è il rischio valanghe e ci sono percorsi meravigliosi che collegano monte san Vicino, monte Canfaito, Braccano, che è il paese dei murales, ed Elcito». Se si sceglie la Gola del Furlo, «si può arrivare con l’auto quasi in cima, dove c’era il profilo del Duce, fatto esplodere dai partigiani. Qui c’è un punto molto panoramico dal quale si può vedere il nido di aquila reale che nidifica nella parete rocciosa di fronte, ma si può ammirare anche il Candigliano, il fiume che ha scavato la gola del Furlo e che separa il monte Paganuccio dal monte Pietralata».

Da scoprire anche il Parco Naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi, che comprende le Grotte di Frasassi, la Gola di Frasassi, scavata dalle acque del fiume Sentino, e la Gola della Rossa. Di grande interesse anche l’Eremo di Santa Maria InfraSaxa, le Abbazie di Sant’Elena, San Vittore delle Chiuse e Valdicastro. Attenzione però perché in montagna è sempre meglio muoversi con una guida, per evitare il rischio di perdersi.

«Per quanto i sentieri siano segnati – spiega la guida – succede spesso che le persone si perdono, ad esempio nella zona della Gola del Furlo. Meglio, dunque, affidarsi ad una guida, ma se si vuole andare da soli è bene documentarsi sui possibili rischi».

Cosa deve fare, dunque, chi vuole percorrere i sentieri in autonomia? «Esplorare i siti delle aree protette – spiega la guida – e dotarsi dell’abbigliamento giusto, in base alla stagione. Se si decide di fare trekking sui sentieri, è necessario studiare bene le carte delle aree protette e, poiché in montagna il tempo potrebbe cambiare in fretta, verificare sempre le condizioni meteo prima di partire».

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