Cambiamenti climatici ed emergenza: il ruolo e l’operatività della Protezione civile

Questa mattina (15 ottobre) si è svolto un convegno organizzato dall’Univpm in collaborazione con la Regione Marche e la Protezione Civile regionale. Casinghini: «Scienza e Protezione civile sono un binomio imprescindibile e inscindibile»

Il tavolo dei relatori
Il tavolo dei relatori

ANCONA – In occasione della settimana nazionale della Protezione Civile, si è svolto questa mattina (15 ottobre) il convegno “Cambiamenti climatici e riduzione del rischio disastri: formazione, ricerca e operatività nel Sistema di protezione civile”, organizzato dall’Università Politecnica delle Marche in collaborazione con la Regione Marche e la Protezione Civile regionale. «Il convegno nasce per riportare al centro la prevenzione e la ricerca, – ha sottolineato il rettore Sauro Longhi – per far incontrare scienza e protezione civile e per prevenire invece che ricostruire. È la settimana nazionale della Protezione Civile, un periodo dove i risultati della ricerca trovano spazio nei diversi territori. E ad Ancona è stato organizzato questo convegno, ricco di testimonianze e buone pratiche, il primo in Italia dove ricerca scientifica si lega alla protezione civile, perché è proprio ad Ancona, alla Politecnica, che da anni sono attivi due corsi di laurea su questa tematica per la formazione di tecnici capaci di operare in campo ambientale e di protezione civile».

Gli studenti presenti al convegno

«Questo è il primo degli eventi scientifici in Italia nell’ambito della settimana nazionale della protezione civile – ha detto Mauro Casinghini del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri – e nei prossimi giorni ce ne saranno altri. Sono contento di aprire questa serie di eventi nella sede dell’Univpm. Questa settimana è volta a sensibilizzare le coscienze e le conoscenze nell’ambito del rischio. Solo attraverso una forte consapevolezza del rischio noi riusciremo ad attenuare i danni che purtroppo ci saranno. Scienza e Protezione civile sono un binomio imprescindibile e inscindibile, non si può lavorare senza il contributo dei saperi scientifici». Casinghini ha anche ricordato il «protocollo d’intesa tra Dipartimento della Protezione Civile, Regione Marche e Università Politecnica delle Marche che sarà presto rinnovato per il secondo triennio».

David Piccinini

«La Protezione civile si alimenta di una profonda conoscenza scientifica – ha spiegato David Piccinini, Dirigente del Servizio della Protezione Civile della Regione Marche – ed è legata fortemente alle istituzioni, in modo che la risposta alle calamità sia corretta, sussidiaria, e ci sia un coordinamento. Il servizio regionale di Protezione civile declina in maniera completa quattro fasi, ovvero previsione, prevenzione, primo soccorso, e superamento dell’emergenza. Per l’attività di previsione c’è il Centro Funzionale Regionale, dove i nostri meteorologi valutano quali potrebbero essere gli effetti al suolo e diramano i messaggi di allertamento che attivano in maniera concreta il sistema istituzionale. Oggi siamo di fronte a scenari nuovi: la pericolosità che costituisce uno dei fattori di rischio sta cambiando connotazione. Ad esempio il 9 luglio 2019, il nostro Centro Funzionale aveva previsto forti temporali su tutto il territorio, con allerta gialla. Quel giorno però ci fu un fenomeno che i meteorologi chiamano sistema convettivo organizzato, una sorta di tornado, qualcosa di nuovo per la nostra regione. Effettivamente siamo di fronte a dei fenomeni dove la messaggistica di allertamento che lavora sulle ore non riesce più a essere efficace, perché qui si lavora in termini di minuti. Siamo di fronte a un cambiamento del tipo di pericolosità che si verifica sul nostro territorio. È una sfida che coinvolge tutta la comunità scientifica, tutte le future intelligenze e professioni, affinché ci sia una maggiore comprensione dei fenomeni e quindi della pericolosità, ma anche la capacità di creare condizioni di minore vulnerabilità e minore esposizione».

Durante il convegno, moderato da Roberto Oreficini Rosi, Vice Presidente della Commissione Grandi Rischi, sono stati presentati casi studio raccontati attraverso testimonianze e buone pratiche. Ad esempio Paolo Calcinaro, sindaco di Fermo e Presidente della Commissione Protezione Civile di Anci Marche, ha portato la testimonianza del Comune colpito dal forte evento meteo dello scorso luglio. «I Comuni sono l’anello di contatto con la popolazione – ha spiegato Calcinaro – quando arriva un messaggio di allerta, i sindaci avvertono le scuole, gli operai, la protezione civile comunale ei i vigili urbani per prepararsi a quello che potrà verificarsi sul territorio. Ad esempio nel pomeriggio del 9 luglio 2019 era prevista una manifestazione in piazza del torneo internazionale di mini basket e, appena arrivato il messaggio di allerta, ho confrontato l’avvertimento con l’orario delle precipitazioni, e abbiamo deciso di anticipare la manifestazione. Dopo l’evento, con una velocità incredibile, è arrivato una sorta di tornado nella piazza, con le finestre che sbattevano e i vetri che si rompevano. Ecco che in questo caso l’allertamento ha funzionato. È stato un momento in cui ho potuto effettivamente vedere come il sistema di Protezione Civile funziona bene e ci dà un supporto. Poi ovviamente, in quell’occasione, le pattuglie della Polizia Municipale hanno controllato tutto il territorio, dalla costa ai sottopassi».

Gabriele Fantini

Gabriele Fantini del Comando dei Vigili del Fuoco di Ancona, si è invece soffermato sul ruolo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e sull’esondazione del Misa a Senigallia, nel maggio 2014. «In quell’occasione abbiamo soccorso centinaia di persone a Senigallia – ha spiegato Fantini – e l’esondazione ha causato una vittima diretta e due vittime indirette, e ha coinvolto 3.600 famiglie, 7.700 residenti, 2.900 edifici, 9.700 unità immobiliari di 6.800 al piano terra. Per 30 ore le strutture sono state senza energia elettrica e comunicazioni. Erano scesi 13 milioni di mc di acqua in sei ore sul fiume Misa e il livello del fiume si era innalzato di  6,2 m. Il Centro Funzionale Regionale aveva emesso avviso di criticità idrogeologica con validità dalle ore 00.00 del giorno 3 maggio sino alle 24 del 4 maggio con criticità moderata (codice colore arancione) sia per rischio idrogeologico sia per rischio idraulico. La criticità moderata, o arancione, era la terza sui quattro livelli di criticità previsti dal sistema di allertamento nazionale e corrispondeva a scenari prevedibili di significativi innalzamenti dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua, con fenomeni di inondazioni e diffusi danni a edifici, reti infrastrutturali e attività antropiche, nonché a franosità diffusa sul territorio, con possibile perdita di vite umane».