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Ascoli, cresce la protesta contro il ritorno in zona arancione: sindaco e ristoratori sul piede di guerra

Per Daniele Fabiani, responsabile Fib Confcommercio, gli esercenti sono allo stremo. Ma la protesta spontanea è inutile e controproducente. Fioravanti attacca il Governo ondivago su tutto

ASCOLI PICENO – Monta la protesta nell’Ascolano contro il possibile ritorno in zona arancione del territorio, a causa delle nuove restrizioni anticovid decise dal Governo. In particolare criticano duramente la scelta rappresentanti delle istituzioni locali e degli operatori della ristorazione.

Questi ultimi pesantemente colpiti da quasi un anno di divieti e regole per garantire la presunta sicurezza sanitaria dei clienti, rischiano di vedere fallire molte delle proprie attività. E chiedono all’Esecutivo di fare come in Germania, dove lo Stato ha elargito ristori nell’ordine del 70% del fatturato, non del 20-30% come in Italia (sulla base dei ricavi di aprile).

«Non c’è stato un solo focolaio che è partito da un ristorante – dice Daniele Fabiani, responsabile provinciale della Fibe Confcommercio – e quindi non si capisce questo accanimento contro la nostra categoria, che già si era attrezzata per ospitare le persone in tranquillità con le norme stabilite dopo la prima ondata. Se già in zona gialla si lavora al minimo delle potenzialità, con il 30% degli incassi, figuriamoci con quella arancione, dove l’asporto non fornisce neppure il 5% dei ricavi. Perché noi chiusi e invece aperti centri commerciali e gastronomie varie dove si formano certo molti assembramenti?».

Per Fabiani occorre cambiare strada nella gestione della situazione, perché la categoria è allo stremo e molti costi vivi si sostengono anche con le attività ferme: «È necessario aumentare i ristori e farli pagare subito, prorogare il bonus sugli affitti e adeguare il sistema al periodo di emergenza. Altrimenti non ci restano che un paio di mesi di sopravvivenza».

Il responsabile di Fibe Confcommercio però non ritiene giusta la protesta spontanea dei ristoratori #ioapro che è stata lanciata negli ultimi giorni: «Rischia di aggiungere la beffa al danno, con multe e licenze sospese. Eppoi molti clienti non la condividono, in un periodo di emergenza sanitaria».

Sul probabile ritorno in zona arancione per le Marche, in base a parametri che sono stati rivisti al ribasso quasi a voler punire la popolazione per un presunto rialzo dei contagi le cui cause sono tutte da chiarire (ieri in regione, su 506 positivi solo 45 avevano sintomi dell’infezione) interviene in maniera molto diretta il sindaco di Ascoli, Marco Fioravanti: «L’Italia e gli italiani sono in gravi difficoltà e non possono restare in balia di un Governo ondivago e che fatica a scegliere. In queste ore – aggiunge – sta montando la protesta #ioapro, con alcuni esercenti che minacciano la riapertura delle loro attività.  Da uomo delle istituzioni sono il primo a essere convinto che le regole vadano rispettate a cominciare dai protocolli in vigore. Ma non è più possibile andare avanti nella completa incertezza, tra un susseguirsi continuo di chiusure, aperture e nuove chiusure. Tantomeno con decreti – prosegue Fioravanti – che vengono resi noti solo poche ore prima della loro entrata in vigore, non consentendo ai lavoratori e ai loro clienti la possibilità di una valida organizzazione. La misura dei cittadini è colma e il Governo deve indicare quale strada percorrere».

Per il sindaco di Ascoli, le scelte sono solo due: «Chiudere le attività, garantendo però ristori reali e liquidità immediate che permettano ai lavoratori di far fronte a quelle spese fisse che sono costretti a pagare pur tenendo abbassate le loro serrande; o riaprire in piena sicurezza le diversificate attività nel rispetto di regole, protocolli e norme previste in questo periodo».