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Violenza: nel 2022 nelle Marche 705 donne ai Cav, 42 in più del 2021. Acquaroli: «Piaga sociale»

In Consiglio regionale la presentazione del 'Rapporto annuale sul fenomeno della violenza contro le donne nella Regione Marche' in vista della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne

La presentazione del 'Rapporto annuale sul fenomeno della violenza contro le donne nella Regione Marche' in Consiglio regionale

ANCONA – Sono 705 le donne che nel 2022 si sono rivolte ai centri antiviolenza delle Marche, 42 in più del 2021 quando erano 663 e addirittura 222 in più del 2020 quando erano 483. I dati emergono dal ‘Rapporto annuale sul fenomeno della violenza contro le donne nella Regione Marche’ illustrato nella seduta aperta del Consiglio regionale che si è svolta oggi – 21 novembre – in vista della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, appuntamento annuale che ricorre il 25 novembre.

Il report prende a riferimento i dati del 1522, gli accessi ai centri antiviolenza e quelli ai pronto soccorso del territorio regionale. Nella fotografia scattata dal Rapporto emerge che la violenza contro le donne ha registrato un «netto aumento» tra gli anni 2020-2021, da un lato per le restrizioni dovute alla pandemia da Covid-19 che hanno ridotto
l’attività dei servizi e limitato la possibilità di accedervi, dall’altro anche per la diffusione più capillare dei Cav (centri antiviolenza) con l’apertura di nuovi sportelli. Guardando al trend dell’ultimo decennio il report rileva un aumento costante: dal 2012 al 2021 gli accessi sono più che raddoppiati e di nuovo in aumento nel 2022.

I dati sulla violenza

A rivolgersi ai Cav sono state soprattutto donne italiane (71%), sposate o unite civilmente (40,3%), nella fascia d’età 30 -59 anni (75%) e occupate (58,6%). In aumento il numero delle donne con figli che hanno assistito o subìto violenza, psicologica (88,8%), fisica (69,1%), economica (48,1%), sessuale (23,1%), che hanno subito minacce (68,2%), stalking o cyberstalking (22,3%). Il maggior numero di contatti è avvenuto presso i Cav di Pesaro – Urbino (245), seguito dal Cav di Macerata (212) di Ancona (154) e Fermo (49). Il numero minore di contatti o accessi è avvenuto nel Cav di Ascoli Piceno (45). Rispetto all’anno precedente, l’utenza del centro antiviolenza di Pesaro – Urbino è aumentata del 13% mentre quella alle strutture di Fermo ed Ascoli Piceno è in calo.

Il 71,9% delle donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza, in prima battuta si sono rivolte a parenti, amici e conoscenti, prima di recarsi nei Cav, il 42,9% (294 donne) si è rivolta alle forze dell’ordine e il 26,1% (pari a 179 donne) a un avvocato o un’avvocata. Il 21,7% delle donne (149) si sono rivolte ai servizi sociali territoriali e il 14,9% (102 donne) ha contattato professionisti o professioniste dell’ambito psicologico e psichiatrico, mentre il 14,4% delle donne (99) hanno richiesto cure mediche recandosi presso il Pronto soccorso
o l’ospedale.

Rispetto allo scorso anno i casi segnalati dai P.S. sul territorio regionale, sono complessivamente aumentati del 2,6%. Percentualmente le realtà che hanno maggiormente aumentato le segnalazioni sono state: Marche Nord +100%, Area Vasta 2 Ancona +200% ed Area vasta 3 Macerata +125%. Per quanto concerne le diagnosi all’accesso, quella maggiormente attribuita è “maltrattamento di adulto non specificato” insieme a “sindrome dell’adulto maltrattato”: un
dato costante negli anni. A seguire le diagnosi più frequenti sono state: “Anamnesi personale da trauma psichico da violenza fisica” e “Abuso sessuale di adulto”, quindi “Anamnesi personale di trauma psichico da violenza fisica. Per l’anno 2022 i ricoveri di donne con almeno una diagnosi di violenza sono stati 7, due in più rispetto all’anno precedente, 4 in più rispetto all’anno del lock down (2020).

Si conferma molto basso anche nel 2022 il dato relativo alle richieste d’aiuto che le donne hanno rivolto ad altri soggetti come ad esempio, la scuola o gli insegnanti (meno dell’1%, 6), le parrocchie o altre strutture e associazioni religiose (1,3%, 9 utenti), medici di medicina generale o pediatri di libera scelta (2,9%, 20 utenti). Il 5% delle donne si sono rivolte a strutture dedicate come ad altri Centri antiviolenza (34 utenti) e al 1522 (5,7%, 39 utenti). Di poco superiore la percentuale dei contatti ai consultori familiari (6%, 41 donne).

Le donne arrivano ai centri antiviolenza prevalentemente per propria scelta e in autonomia ai Cav (25,7%), il secondo canale preferenziale è rappresentato dal suggerimento ricevuto da parenti, amici o conoscenti con una percentuale regionale del 16,9% che arriva al 35,3% nel Cav di Macerata. Nel 15,7% dei casi, l’invio delle donne ai centri antiviolenza arriva dalle forze dell’ordine. Osservando i canali attraverso cui emerge la condizione di violenza, spiccano i servizi sociali territoriali.

I femminicidi

Un momento della presentazione del report sulla violenza

Il report analizza anche i femminicidi. Nelle Marche nel 2022 sono 3 i femminicidi che si sono verificati: Maria Bianchi, 84 anni, pensionata; Anastasiia Alashri, 23 anni, mamma di un bambino di 2 anni; Ilaria Maiorano mamma di 2 figlie di 8 e 5 anni. Un dato in crescita rispetto al 2021 se n’era contato 1 e rispetto al 2020 quando erano 4. Il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli nel suo intervento in Aula ha ricordato che «purtroppo ieri sera un altro dramma si è consumato nella nostra regione» andando ad aggiungersi a quello di Giulia Cecchettin. Il governatore ha espresso la condanna unanime da parte della comunità marchigiana contro i femminicidi e contro la violenza di genere che ha definito «una piaga sociale» e «un fenomeno che non accenna a diminuiore». «Una vera emergenza – ha concluso -, che richiede un impegno collettivo, un cambiamento culturale e adeguate politiche di sistema».

La seduta si era aperta con un minuto di silenzio chiesto dal presidente dell’Assemblea Legislativa delle Marche, Dino Latini in ricordo di Giulia Cecchettin, la ragazza di Vigonovo il cui corpo è stato rinvenuto sabato scorso, e di Rita Talamelli, la donna fanese morta ieri. Due femminicidi «che lasciano sbigottiti, increduli, indignati – ha detto Latini – Il nostro pensiero sia rivolto a tutte le donne, a quelle che hanno subìto o subiscono continue violenze, piccole o grandi che siano, affinché nessuno possa più ergersi a padrone delle loro vite e della loro libertà». Alla seduta aperta hanno partecipato anche la presidente regionale dell’Inps Emanuela Zambataro, la vicequestore e direttrice della divisione anticrimine della Questura di Ancona, Marina Pepe, il comandante della stazione dei carabinieri di Force, Andrea Felicetti, e del comandante del Nucleo Radiomobile di Ascoli Piceno, Nicola Di Pietro.

La presidente Inps Zambataro ha ricordato il protocollo per supportare le donne vittime di violenza, che ha creato una rete di istituzioni sul territorio, aprendo un canale informativo dedicato e riservato con l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale per fornire alle vittime indicazioni sulle prestazioni previdenziali a cui possono accedere come il congedo parentale e il reddito di libertà. Il vicequestore Pepe ha sottolineato che la violenza è un fenomeno strutturale e trasversale. Felicetti e Di Pietro hanno ricordato il salvataggio di una ragazza vittima di violenza che ha visto i due carabinieri protagonisti attivi.

L’assessore con delega alla Polizia Locale e Sanità Filippo Saltamartini nel suo intervento in Aula ha sottolineato la necessità di attivare «percorsi preventivi» di utilizzare «sistemi di autocontrollo, come il braccialetto elettronico e tecnologie che possono essere apllicate», oltre che di istituire ufffici specializzati nei corpi di polizia. In Aula sono intervenute anche l’assessora regionale alla Cultura e Istruzione, Chiara Biondi, e la presidente della Commissione regionale per le Pari Opportunità, Maria LIna Vitturini. In Aula il report è stato illustrato dal presidente della IV Commissione consiliare Permanente, Nicola Baiocchi, e dalla consigliera regionale di opposizione, Manuela Bora (Pd).

Baiocchi nel suo intervento ha spiegato che «le donne vittima di violenza anche se fosse un solo caso all’anno, sarebbe comunque troppo. È inaccettabile che mariti, compagni, padri, fratelli, uomini in genere, non abbiano rispetto verso le donne e non sappiano accettare un “no”, la fine di un amore, di una convivenza, il desiderio di emancipazione, solo per fare alcuni esempi. Dobbiamo spezzare questa catena di violenza, ciascuno di noi può fare la propria parte». «Dal Governo Meloni – ha aggiunto -, cercando la massima condivisione possibile, si stanno ponendo in essere ulteriori inasprimenti a livello normativo e, quindi, di “Codice rosso”. Oltre alla repressione occorre investire nella prevenzione e mettere in piedi azioni educative e formative rivolte alle nuove generazioni. Insegnare a gestire gli aspetti emotivi, soprattutto nelle nuove generazioni all’interno della scuola e non solo, per avere generazioni più consapevoli del valore della diversità e piena consapevolezza della qualità della persona». Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia hja terminato ricordando le tre donne che nel corso del 2022 sono state uccise, a cui «si aggiungono Marina Luzzi di Fossombrone e Concetta Marruocco di Cerreto D’Esi, uccise in quest’ultimo anno».

La consigliera dem Bora, ha parlato di dati che «fotografano una vera e propria emergenza» che richiedono «di intervenire sulla prevenzione, senza dimenticarci che queste violenze vengono perpetrate, purtroppo, spesso davanti ai minori, vittime invisibili di questo fenomeno. Davanti all’aggravarsi della situazione, purtroppo non registriamo delle politiche regionali adeguate, lo stanziamento è sostanzialmente lo stesso». Bora ha aggiunto «ci aspettiamo un cambio di passo da parte di questo tanto decantato modelllo Marche e da questo punto di vista il Partito Democratico e la minoranza in generale sarà disponibile a cololaborare». La dem ha definito «preoccupante la partita del reddito di libertà: nel 2022 nemmeno il 40% delle domande sono state evase a causa di una esiguità di fondi, fondi che la Regione non ha mai incrementato».

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