Centro Pagina - cronaca e attualità

Attualità

Covid-19, tutto sui vaccini: da quelli in uso a quelli in arrivo

Indicazioni, somministrazione, copertura ed efficacia. Tutto quello che c'è da sapere sui vaccini contro il covid-19, da quelli in uso a quelli che potrebbero presto arrivare

Prosegue la vaccinazione, vaccinazioni a ospiti e operatori delle strutture per anziani, soggetti deboli, vaccini anti covid-19, coronavirus

ANCONA – Con il diffondersi delle varianti inglese, sudafricana, brasiliana nel Paese e l’individuazione di una nuova variante nel napoletano, cresce l’attenzione alla vaccinazione contro il covid-19 che Governo e Regioni puntano ad accelerare al massimo. Al momento in Italia sono 3 i vaccini autorizzati, due ad mRna, quello delle case farmaceutiche Pfizer-BioNTech e Moderna, mentre un terzo. quello di AstraZeneca, è un vaccino realizzato partendo da un vettore virale non-replicativo.

I vaccini, il cui scopo è quello di sviluppare una risposta immunitaria nell’organismo, così da proteggerlo dagli attacchi del virus, hanno indicazioni e coperture diverse. In commercio in altri paesi ci sono anche altri vaccini e ulteriori ne potrebbero arrivare a breve, fra i quali anche l’italiano ReiThera.  

Fondamentale il processo vaccinale, come spiega l’infettivologo Andrea Giacometti, anche per frenare l’escalation di varianti del virus. Il primario della Clinica di Malattie Infettive di Torrette spiega che «servirà a rallentare la moltiplicazione del virus, così che trovando meno persone da infettare avrà, statisticamente, meno probabilità di produrre altre varianti. Infatti, più i virus si moltiplicano, più è probabile che un “errore” nella replicazione del genoma produca un virus mutante (variante) con maggior fittness replicativa del progenitore. Bisogna essere rapidi nel vaccinare nel più breve tempo possibile la maggior parte della popolazione ed essere tenaci nel continuare con le norme di sicurezza». 

VACCINO PFIZER- BIONTECH
È stato il primo ad arrivare sul mercato, ed attualmente è quello maggiormente impiegato in Italia, iniettato al personale della sanità pubblica e privata, agli ospiti delle Rsa e dal 20 febbraio nelle Marche anche agli over ’80. Come spiegato prima, insieme al vaccino Moderno, rappresenta la vera rivoluzione scientifica nel settore, essendo prodotto sintetizzando l’Rna messaggero (mRna). Che significa? L’mRna, o acido ribonucleico messaggero, è una molecola implicata nella codifica e nel “trasporto” di informazioni genetiche nei siti della sintesi proteica. 

In pratica i vaccini ad mRna bloccano la proteina Spike (quella che consente al virus di entrare nell’organismo per poi riprodursi) impedendo in questo modo al covid-19 di infettare le cellule. Nell’mRna sono contenute le istruzioni per far si che il sistema immunitario produca anticorpi specifici che bloccano la proteina Spike e per attivare le cellule (dette T) che preparano il sistema immunitario a rispondere a nuove esposizioni al virus SARS-CoV-2.

Il vaccino della Pfizer (Comirnaty) è indicato dai 16 anni in su e viene somministrato attraverso una doppia iniezione intramuscolare, con la seconda dose che viene iniettata a distanza di almeno 21 giorni dalla prima. Le fiale di questo vaccino, che prima della somministrazione vanno diluite con cloruro di sodio, devono essere conservate ad una temperatura compresa tra i -90°C e i -60°C, valori molto bassi che richiedono lo stoccaggio in appositi ultra congelatori. 

Fabrizio Volpini, coordinatore Usca Senigallia, mentre si sottopone alla vaccinazione anti covid-19
Fabrizio Volpini, coordinatore Usca Senigallia, mentre si sottopone alla vaccinazione anti covid-19 (immagine di repertorio)

Dagli studi sperimentali condotti sull’efficacia di questo vaccino, emerge che lo Pfizer protegge nel 95% dei casi dall’infezione: intanto sono stati attivati studi per valutare la risposta immunitaria sulle persone che hanno ricevuto il vaccino, anche per cercare di stabilire se saranno necessari ulteriori richiami e a che distanza di tempo, uno di questi monitoraggi è stato avviato all’ospedale di Torrette. Ad oggi infatti non si hanno indicazioni certe sulla durata della protezione, anche se la maggior parte dei virologi ritiene che questa sia di almeno un anno. La protezione dal virus però scatta solo dopo la seconda iniezione, ovvero a 28 giorni dalla prima somministrazione. 

Per quanto riguarda la copertura delle varianti gli studi in corso mostrerebbero una buona efficacia del vaccino contro la variante inglese, una efficacia probabilmente inferiore sulla variante sudafricana, mentre si sa ancora poco della protezione dalla variante brasiliana. Ma il dato positivo in questo frangente è che il vaccino ad mRna può essere “aggiornato” per renderlo efficace sulle nuove varianti, anche in tempi piuttosto rapidi. 

Per quanto riguarda gli effetti collaterali i più frequenti riportati sono lievi e riguardano soprattutto dolore e gonfiore nel sito di iniezione, mal di testa, dolori muscolo-scheletrici, stanchezza, febbre e brividi. In alcuni casi, più rari, possono manifestarsi anche nausea, pruriti, insonnia e sensazioni di malessere. 

VACCINO MODERNA
Anche questo, come lo Pfizer, è un vaccino ad mRna, ma ci sono alcune differenze fra i due. Innanzitutto per quanto riguarda le indicazioni. La somministrazione in questo caso è indicata per persone dai 18 anni in su e il tempo necessario fra le due dosi è di minimo 28 giorni, non 21. L’altra differenza saliente riguarda la conservazione che può avvenire a temperature decisamente più basse (tra i -25°C e i -15°C), semplificando di parecchio lo stoccaggio. Ma se lo Pfizer si conserva fino a 6 mesi, il Moderna fino a 30 giorni. Anche in questo caso il vaccino va diluito, ma da un flacone si ricavano 10-11 dosi, invece di 6 dello Pfizer. 

L’efficacia di questo vaccino è del 94,1% e la copertura scatta due settimane dopo la seconda dose, dunque 6 settimane dopo la prima somministrazione. Anche se i due vaccini (moderna e Pfizer) sono equivalenti, secondo l’Aifa (Agenzia Italiana per il Farmaco) le dosi non sono intercambiabili, per cui chi riceve la prima somministrazione Pfizer, dovrà avere anche la seconda dello stesso vaccino, così come per il Moderna.  

Sul fronte degli effetti collaterali anche in questo caso gli effetti collaterali si registrano soprattutto dopo la seconda dose e riguardano soprattutto dolore nel sito di iniezione, affaticamento, mal di testa, dolori muscolari, nausea o vomito, brividi, ingrossamento delle ghiandole linfatiche del braccio che ha ricevuto la dose e infine febbre.

Il vaccino contro il covid

VACCINO ASTRAZENECA 
Mentre Moderna e Pfizer sono vaccini a mRna, AstraZeneca è stato prodotto partendo dall’adenovirus dello scimpanzé, ovvero un vettore virale modificato in modo da evitarne la replicazione e per veicolare l’informazione genetica che induce il sistema immunitario a produrre gli anticorpi. 

Questo vaccino è indicato per le persone dai 18 ai 65 anni in Italia, dopo che l’Aifa ne allargato l’impiego anche agli over 55. Anche per l’AstraZeneca sono necessarie due iniezioni a distanza però di almeno 10 settimane. La protezione dal virus scatta però già dopo 3 settimane dalla prima dose e raggiunge il livello massimo dopo 2 settimane dalla seconda.

«Non è nota al momento la durata della protezione ottenuta con il vaccino – si legge nelle faq dell’Aifa – . Gli studi che sono attualmente ancora in corso potranno aiutare a ridurre questa incertezza». Per quanto riguarda l’efficacia questa può raggiungere quota 82% stando ai nuovi dati pubblicati questo mese in preprint sulla rivista ‘Lancet’, quando la seconda dose viene somministrata dopo 12 settimane anziché 10. Il vaccino può essere conservato per 6 mesi a temperature comprese tra 2°C e 8°C a confezione chiusa ed integra, mentre se aperta al massimo fino a 48 ore. a confezione aperta, inoltre non va diluito e ogni fiala contiene tra 8 e 10 dosi. 

Per come è formulato, questo vaccino, è più difficilmente adattabile alle nuove varianti del virus, anche se dalle informazioni ad oggi disponibili sembra efficace sulla inglese, meno per la sudafricana e brasiliana. L‘AstraZeneca è il vaccino che verrà iniettato dal primo marzo al personale scolastico, alle forze dell’ordine, ai detenuti, agli operatori di altri servizi essenziali e alle persone con fragilità, di età compresa fino a 55 anni. Questo tipo di vaccinazione scatterà nelle Marche dal primo marzo.

REITHERA E GLI ALTRI VACCINI
In Italia l’azienda di biotecnologie ReiThera sta sperimentando un vaccino basato su adenovirus ed è proprio di oggi (17 febbraio) l’annuncio dell’assessore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato che per settembre potrebbero essere già disponibili le prime 100milioni di dosi.

La statunitense Johnson & Johnson proprio oggi ha presentato all’Ema (Agenzia europea per il farmaco) domanda di autorizzazione per l’immissione in commercio del suo vaccino contro il covid-19, uno dei più attesi perché richiede una sola somministrazione ed è più pratico da conservare rispetto a Pfizer-BioNTech e Moderna. L’Ema intanto ha già annunciato che potrebbe emettere un parere entro la metà di marzo 2021.

Si tratta anche in questo caso di un vaccino prodotto da un adenovirus modificato per contenere il gene per la produzione della proteina Spike. L’efficacia dichiarata è del 100% contro il rischio di ospedalizzazione o morte e dell’85% contro le forme gravi del virus, mentre sulle varianti è del 66% per la sudafricana. 

Sotto i riflettori nell’ultimo periodo c’è anche il vaccino russo Sputnik la cui efficacia dichiarata sarebbe del 91,4%. Un vaccino basato su due adenovirus e due somministrazioni a distanza di tre settimane.

Intanto in ballo ci sono anche i vaccini della Statunitense Novavax (in fase 3 della sperimentazione) che avrebbe una efficacia dichiarata dalla casa farmaceutica dell’89,3% (con due somministrazioni a distanza di tre settimane), il tedesco CureVac anche questo in fase 3, (ad mRNA) ma di cui non si conosce ancora l’efficacia.