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Trasporto pubblico locale in sciopero: manifestazione davanti alla Prefettura di Ancona. Denunciata un’aggressione al giorno

Lavoratori e sindacati si sono riuniti in piazza del Plebiscito per chiedere il rinnovo del contratto collettivo nazionale del lavoro e maggiore sicurezza a bordo dei mezzi

Lo sciopero degli autoferrotranvieri davanti alla sede della Prefettura di Ancona
Lo sciopero degli autoferrotranvieri davanti alla sede della Prefettura di Ancona

ANCONA – Rinnovare il contratto collettivo nazionale di lavoro degli autoferrotranvieri, scaduto ormai da quasi tre anni e mezzo. È quanto hanno chiesto a gran voce, in Piazza del Plebiscito ad Ancona, le organizzazioni sindacali di categoria Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti, Faisa Cisal e Ugl Fna che sono sono tornate a manifestare nella mattinata di oggi – primo giugno – , nell’ambito dello sciopero nazionale di 8 ore del trasporto pubblico locale che tocca numerose altre città italiane, oltre al capoluogo marchigiano. Davanti alla sede della Prefettura, prima di essere ricevuti dal nuovo prefetto di Ancona, Darco Pellos, gli operatori e i sindacati hanno chiesto maggiore sicurezza a bordo dei mezzi di trasporto pubblico ed un salario adeguato. 

Lavoratori e lavoratrici di un comparto essenziale, che non si è mai fermato, nonostante la pandemia, per garantire la mobilità pubblica utilizzata da tanti lavoratori, inclusi quelli della sanità ospedaliera. Per spiegare le ragioni dello sciopero, gli operatori hanno scritto una lettera aperta, indirizzata ai marchigiani che ogni giorno salgono sui bus per recarsi a scuola e al lavoro, scusandosi dei disagi arrecati con la giornata di sciopero e chiedendone la solidarietà. 

Nella missiva si legge: «Sin dai primi giorni dell’emergenza sanitaria, le lavoratrici e i lavoratori del Trasporto Pubblico Locale hanno dimostrato coraggio e alto senso di responsabilità, attraverso l’espletamento di un servizio che ha permesso alla cittadinanza di utilizzare il mezzo pubblico anche nei momenti più bui della pandemia. Il diritto costituzionale alla mobilità, anche nei giorni di lockdown, è stato garantito a tutti i cittadini, nonostante il rischio di contagio fosse elevato malgrado i protocolli condivisi, finalizzati a contenere la diffusione del Covid sui mezzi pubblici; soprattutto nei primi giorni di emergenza, le lavoratrici e i lavoratori hanno spesso operato in condizioni di sicurezza precaria a causa della carenza di sufficienti dispositivi di protezione, mascherine, gel, disinfezione del posto di lavoro. Ma non si sono mai tirati indietro».

Con la riduzione della capienza a bordo dei mezzi pubblici, e la riduzione delle corse nelle fasi più buie del lockdown, alcuni lavoratori sono stati sospesi dal servizio e posti in cassa integrazione, subendo in questo modo una drastica riduzione del proprio reddito rimasto “congelato” negli anni, che la categoria chiede alle aziende di adeguare: il salario di un lavoratore o di una lavoratrice del comparto si aggira mediamente intorno ai 1.100 – 1.200 euro al mese per 39 ore settimanali di lavoro. 

Un settore, quello del trasporto pubblico locale, che nelle Marche conta circa 1.600 lavoratori e lavoratrici, un 20-30% circa del quali sono part-time «involontari» come puntualizza Valeria Talevi, segretaria regionale Fit Cgil, che osserva anche come i «salari siano piuttosto bassi, a fronte di orari di lavoro spezzati che richiedono una certa flessibilità». «Le associazioni datoriali, nonostante il governo abbia dato 2,8miliardi di risorse per il settore, non riusciamo a rinnovare il contratto».

Valeria Talevi, segretaria regionale Filt Cgil

La richiesta dei sindacati è anche quella di una maggiore sicurezza. Nell’ultimo anno nelle Marche le denunce di aggressioni, avvenute a bordo dei mezzi pubblici, ai danni dei lavoratori e delle lavoratrici sono state mediamente una al giorno. «Gli autisti – prosegue Valeria Talevi – dall’inizio della pandemia sono stati anche impegnati nel ricordare all’utenza il rispetto delle misure di sicurezza a bordo dei mezzi, come ad esempio di indossare la mascherina, sono diventati quasi ufficiali giudiziari». E le ribellioni a queste misure di sicurezza non sono mancate e in alcuni casi sono degenerate in diverbi e aggressioni, per questo i sindacati chiedono steward a bordo dei mezzi. «Le aggressioni ci sono sempre state, ma con la pandemia si sono accentuate – spiega – servono più organici per garantire più sicurezza».

Giorgio Andreani, segretario regionale UilTrasporti

«I lavoratori – spiega Giorgio Andreani segretario regionale UilTrasporti – pretendono il rinnovo del contratto collettivo nazionale anche perché il governo ha messo a disposizione tante risorse che significano più della metà del fondo trasporti nazionale, per questo chiediamo un intervento forte del governo centrale e delle istituzioni locali come ad esempio la Regione Marche». I sindacati chiedono l’istituzione di un tavolo di lavoro regionale «fin da subito – prosegue – per iniziare a discutere di quei temi che siamo sicuri che a settembre si riproporranno» sul fronte dell’organizzazione delle corse in vista della ripresa dell’anno scolastico: uno dei temi cruciali è stato proprio quello della carenza dei mezzi con le capienze ridotte a bordo per limitare la diffusione del virus.

Fabrizio Costantini, segretario regionale Fit Cisl

Sullo stesso punto interviene anche Fabrizio Costantini segretario regionale Fit-Cisl e segretario generale aggiuntos: «Durante il periodo estivo dobbiamo prepararci per settembre, in vista della riapertura delle scuole, lo abbiamo chiesto all’assessore ai Trasporti (Guido Castelli, ndr) e al mondo della scuola di iniziare a discuterne fin da ora perché è importantissimo capire come ripartire. Siamo convinti che stiamo andando nella giusta direzione: è giusto che la scuola riparta al 100%, però siamo preoccupati dal fatto che difficilmente si potrà tornare nei pulmann ad una capienza del 100% come era una volta. Dobbiamo verificarlo insieme ed essere preparati. Vediamo che la campagna vaccinale sta partendo anche per i maturandi, speriamo che scenda e che a settembre ci dia maggiore tranquillità». 

Da sinistra Antonello Mariotti, segretario regionale Ugl autoferrotranvieri e Simone Bora segretario regionale Faisa-Cisal

Antonello Mariotti, segretario regionale Ugl autoferrotranvieri, sottolinea che nel rinnovo contrattuale sarebbero «previste delle misure che agirebbero da deterrente per evitare le aggressioni sempre più frequenti e intollerabili nei confronti degli operatori del settore». Tra le misure sollecitate, cabine “blindate” per gli autisti, in modo che siano separati dagli utenti e non possano essere aperte da fuori, e poi «abbiamo chiesto l’introduzione della videosorveglianza a bordo di tutti i mezzi e non ultimo dei luoghi dove c’è maggior disagio sociale anche la presenza di personale di sorveglianza e di pubblica sicurezza. Un tema sul quale interviene anche Simone Bora, segretario regionale Faisa-Cisal che sottolinea come le aggressioni siano continue e «perpetrate quasi quotidianamente».

Positivo l’incontro con il prefetto Darco Pellos che si è tenuto nel corso della giornata, come spiega Valeria Talevi di Filt Cgil: «Il prefetto ha ascoltato tutti ed ha annunciato che scriverà una lettera al governo per sostenere la nostra vertenza, inoltre ha compreso le nostre difficoltà». La delegazione sindacale che ha incontrato Darco Pellos ha rappresentato al prefetto il rischio che a settembre con la ripresa del nuovo anno scolastico possano ripresentarsi le stesse criticità sul fronte della capienza dei mezzi pubblici, per questo hanno chiesto l’istituzione di un tavolo di lavoro «perché crediamo che occorra mantenere un atteggiamento prudenziale con la pandemia in atto».

Lo sciopero ha registrato una adesione elevata. In provincia di Pesaro Urbino hanno aderito il 95% dei privati e il 70%
dei pubblici, nel Fermano adesione a quota 80%, in provincia di Ancona, hanno aderito il 95% dei privati e l’85% dei pubblici, nel Maceratese adesione sopra il 95% e nell’Ascolano l’85%.