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Stop ad AstraZeneca, il virologo Clementi: «La pillola anticoncezionale genera più trombosi del vaccino»

Il direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano interviene dopo lo stop dell'Aifa su tutto il territorio nazionale

Immagine di repertorio

ANCONA – «Le autorità del farmaco stanno facendo una valutazione molto approfondita e tra pochi giorni sapremo se possiamo continuare ad usare il vaccino AstraZeneca». Così il professor Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano dopo la notizia della sospensione da parte dell’Aifa dell’impiego del vaccino in seguito agli effetti avversi che si sono registrati in Italia.

Massimo Clementi
Massimo Clementi

«Mi sembra giusto che ci sia un approfondimento a riguardo, visto che negli ultimi giorni molti sono reticenti a vaccinarsi con l’AstraZeneca, nonostante non sia stata ancora dimostrata una relazione con gli episodi che si sono verificati – spiega -. Le persone chiedono certezze e dopo l’investigazione seria di un ente indipendente come l’Ema si potrà definitivamente chiudere il cerchio sulla questione».

Uno stop che paralizza per alcuni giorni la vaccinazione in tutto il Paese, ma anche in Francia e Germania dove è stato assunto un analogo provvedimento, così come in Spagna. «È certamente un danno visto che la quota di vaccino AstraZeneca è quella più importante per l’Italia in termini di dosi».

L’allarmismo, come fa notare il virologo, ha avuto il suo peso nel sollevare dubbi e timori fra la popolazione, in seguito alle notizie dei decessi in Sicilia e a Biella. Il professor Clementi fa notare che il tema «avrebbe dovuto essere affrontato in maniera più chiara, presentando i dati sugli effetti avversi che si sono verificati: si tratta di meno di 30 episodi di trombosi venosa profonda che si sono verificati in tutta Europa, inclusa l’Inghilterra, dove è stato somministrato a più di 17 milioni di persone».

Secondo Clementi «la pillola anticoncezionale vede numeri enormemente più alti di trombosi, eppure in questi casi le persone si assumono quello che è un rischio comune a tanti farmaci».

Tra i sintomi comuni dopo la vaccinazione contro il covid-19 con AstraZeneca Clementi spiega che possono esserci febbre, piccole allergie, che possono verificarsi anche in chi ha già avuto l’infezione. In ogni caso rassicura sul fatto che il sistema di sorveglianza nazionale gestito dall’Aifa monitora costantemente le reazioni dopo la somministrazione dei vaccini anti-covid e ad oggi si tratta «per la maggior parte di episodi lievi e transitori e non di casi come quelli avvenuti in Sicilia o in Piemonte, la cui relazione con la vaccinazione deve essere ancora dimostrata».

«Dobbiamo arrivare il prima possibile ad una vaccinazione a tappeto, per arrivare a somministrare 500mila dosi al giorno», spiega, sottolineando che in vista c’è l’arrivo del vaccino Johnson & Johnson sul quale proprio oggi è arrivato il pronunciamento dell’Ema che ha comunicato l’efficacia contro le varianti del virus, così come per Pfizer e Moderna, vaccini in grado di immunizzare in maniera efficace anche contro le varianti brasiliana e sudafricana, oltre che inglese. Da prendere in considerazione anche lo Sputnik, utilizzato a San Marino, ma anche in India e Brasile: «È un buon vaccino e potrebbe contribuire ad accelerare la campagna vaccinale».