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Stop allo stato d’emergenza, ma «malattie infettive ancora 100% covid. Non abbassiamo la guardia». Parola all’infettivologo

Cessa dopo più di due anni lo stato d'emergenza e da domani regole più soft nella gestione della pandemia. Il primario di Malattie infettive dell'Ospedale regionale Giacometti spiega cosa potrebbe accadere nei prossimi mesi

Immagine di repertorio (Adobe Stock)

ANCONA – Termina oggi, 31 marzo, dopo due anni, lo stato di emergenza che era stato istituito il 31 gennaio del 2020 per fronteggiare le conseguenze dalla pandemia di Sars-Cov-2. Un virus, il Covid, che all’epoca era per lo più uno sconosciuto, e che ha comportato uno stravolgimento nelle abitudini delle persone come mai accaduto nella storia moderna. Una data che fa da spartiacque, tra l’emergenza sanitaria e il ritorno alla normalità, che stando alla roadmap del governo si ultimerà il 31 dicembre, procedendo per step. Intanto però da domani – 1 aprile – si scala il primo consistente gradino.

Dal 1° aprile il Green pass non servirà più per accedere ai luoghi di lavoro, negozi, uffici pubblici e bus, dove continuerà ad essere obbligatoria la mascherina (sui mezzi di trasporto pubblico Ffp2). L’Italia non sarà più a colori, non ci saranno più le fasce di rischio con le relative restrizioni, ma proseguirà il monitoraggio dei nuovi casi positivi e dei ricoveri negli ospedali.

Al posto della struttura commissariale e del comitato tecnico scientifico ci sarà una unità operativa per il completamento della campagna vaccinale e per l’adozione di misure di contrasto alla pandemia, che sarà operativa fino al 31 dicembre.

Una bella rivoluzione rispetto a solo un anno fa. Da domani, dicevamo, non sarà più necessario avere almeno il Green pass base, quello che si ottiene con l’esito negativo di un test Covid (oltre che con la vaccinazione e la guarigione dall’infezione) per entrare alle poste, in banca, negli uffici pubblici, nei negozi e dal tabaccaio.

Per pranzare al chiuso al ristorante o per consumare al bar, da domani basterà il Green pass base, mentre all’aperto non occorrerà più la certificazione verde. Niente più Green pass sui mezzi di trasporto pubblico locale, dove però resta l’obbligo di mascherina Ffp2 fino al 30 aprile. Da domani si torna al 100% di capienza negli stadi, dove servirà il Green pass base.

Importanti novità anche sul fronte della gestione dei contatti: dal 1° aprile chi è entrato in contatto con un caso positivo al Covid, anche se non vaccinato, non dovrà più osservare la quarantena, ma scatterà l’autosorveglianza che prevede l’obbligo della mascherina Ffp2 per uscire e andare al lavoro. L’isolamento sarà riservato solo ai positivi al virus (fino a tampone negativo da eseguire dopo 7 giorni per i vaccinati e dopo 10 per i non vaccinati).

A scuola la Dad, didattica a distanza, sarà riservata solo agli studenti positivi al virus (con certificazione medica attestante la positività al Covid) e anche con 4 casi positivi in classe le lezioni proseguono in presenza, in questo caso però con l’obbligo di mascherina Ffp2 per 10 giorni e con test a 5 giorni dall’ultimo contatto con un positivo. Ritorno gradito per gli studenti, quello delle gite. I professori non vaccinati potranno tornare a scuola, ma non potranno insegnare per ora.

Andrea Giacometti, primario Clinica di Malattie Infettive degli Ospedali Riuniti di Ancona

Ma qual è la situazione negli ospedali? «Lo stato d’emergenza finisce, ma la situazione in ospedale non è cambiata, per lo meno nella Palazzina di Malattie Infettive che è ancora 100% area Covid – spiega Andrea Giacometti, direttore della Clinica di Malattie Infettive degli Ospedali Riuniti di Ancona -: siamo pieni di pazienti o con polmonite da Covid (un terzo dei pazienti) o con altre patologie gravi ricoverati nel reparto perché positivi al virus (due terzi dei pazienti). Per noi permane il problema di riuscire a ricoverare pazienti con altre patologie infettive».

Cosa ci ha insegnato la pandemia? «Ci ha insegnato che bisogna stare molto attenti a non abbassare la guardia. Il Coronavirus sembra che stia ogni volta un passo avanti a noi, ora siamo alla quinta ondata, una ondatina che ci mostra come l’arrivo di un nuovo Coronavirus richieda molto tempo per essere debellato. Questo era già successo nel 1889 con il Coronavirus OC43 che aveva originato una pandemia durata 6 anni. Oggi, nonostante i vaccini e i farmaci, non è facile sbarazzarsi del virus».

Dobbiamo aspettarci una nuova ondata in autunno? «Ci potrebbe essere, perché nonostante la copertura vaccinale sia ormai molto estesa, questo virus riesce a mutare producendo delle varianti molto infettive. Quando era arrivata la variante Delta aveva impiegato poco tempo a spazzare via la Alfa e anche la Brasiliana e la Sudafricana, pensavamo che la Delta fosse il massimo, in realtà poi a Natale del 2021 è comparsa la variante Omicron che in un mese ha spazzato via la Delta. Ora è arrivata Omicron 2 (BA-2) che a sua volta sta soppiantando Omicron 1 (BA.1). Dagli ultimi avvisi che arrivano dalla nostra Virologia sembra che l’80% dei nuovi casi siano dovuti a Omicron 2, bisogna stare molto attenti perché in autunno potrebbe esserci qualche altra sorpresa. Sono contento che si allentino le misure e che da oggi finisca l’emergenza, ma è importante indossare ancora la mascherina almeno nei luoghi chiusi, dove una variante così infettante è pericolosa».