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Tutti al mare, ripartono gli stabilimenti balneari: «Contiamo su una stagione positiva»

Il sindacato italiano, tra attese e speranze, è felice di avviare la stagione per il 90% dei balneari nelle Marche. Per le piscine scoperte bisognerà attendere invece un pò di più: parola alla Federazione italiana nuoto

La spiaggia di velluto di Senigallia
La spiaggia di velluto di Senigallia

ANCONA – Dopo un inverno trascorso in semi lockdown, in uno yo-yo tra zona rossa e zona arancione, da oggi – 15 maggio – nelle Marche si potrà tornare con “i piedi in acqua”. Riaprono infatti gli stabilimenti balneari della costa, che dal nord al sud tornerà ad essere punteggiata di colorati ombrelloni. Si dovrà invece ancora attendere per un pò prima di poter tornare a nuotare nelle piscine scoperte marchigiane, perché nonostante la data prevista per le riaperture sia domani, la situazione è piuttosto complessa su questo fronte. Ma andiamo per ordine.

Da domani sulle spiagge marchigiane saranno «almeno il 90% i balneari aperti» ci spiega Romano Montagnoli, presidente regionale del Sib, sindacato italiano balneari. Le altre strutture saranno pronte qualche giorno dopo, quando saranno completati i lavori di allestimento delle spiagge. Intanto le aspettative degli operatori per la stagione turistica in partenza sono buone. «Sarà una stagione positiva – prosegue Montagnoli – ci sono molti fattori che ci fanno ben sperare: la vaccinazione contro il covid-19 che procede, e una maggiore conoscenza dei comportamenti da tenere e i protocolli che hanno dimostrato di funzionare, insieme alla grande voglia delle persone di uscire e di svagarsi, sono elementi che ci rendono positivi».

Romano Momtagnoli, presidente regionale Sib Confcommercio (Sindacato Italiano Balneari)

L’altra parte della medaglia, quella smorza un po’ gli entusiasmi, è la crisi economica: «Le persone hanno meno disponibilità economiche rispetto all’anno scorso per il perdurare dell’emergenza sanitaria, siamo tutti più poveri e questo inciderà sui fatturati» evidenzia.

Però le prenotazioni non mancano e come osserva Montagnoli procedono «a ritmo sostenuto. C’è una richiesta abbastanza importante soprattutto da parte dei flussi turistici locali, ma anche dalle regioni vicine». A prenotare il proprio “fazzoletto” di spiaggia sono soprattutto i turisti provenienti dal Nord Italia, Veneto, Lombardia e anche Emilia Romagna che scelgono soprattutto il Conero, ma anche le altre spiagge delle Marche. Il sud della regione conta anche sui turisti Umbri e su qualche Toscano e Laziale, sottolinea il presidente Sib, ma di turisti stranieri ancora non c’è traccia.

«Ci hanno preceduto Grecia, Spagna e Croazia di un mese e mezzo – spiega -, ma contiamo nella seconda parte dell’estate di poter avere anche gli stranieri». Intanto l’impegno del sindacato ora si sta rivolgendo alla vaccinazione dei bagnini che si occupano del salvataggio. «Stiamo spingendo per questo – conclude -, dovrebbero essere considerati al pari del personale di soccorso, perché è di questo che si occupano».

Più complessa la questione riaperture sul fronte della piscine scoperte: anche se la data prevista per l’apertura è domani – 15 maggio – sono molte le strutture che attenderanno la fine del mese per ripartire. A far temporeggiare è l’impossibilità di usare gli spogliatoi, le temperature della stagione, ancora piuttosto rigide, e i tempi tecnici per partire.

Nelle Marche le piscine all’aperto sono poche, «si contano sulle dita di una mano» spiega Fausto Aitelli, presidente Federazione Italiana Nuoto Comitato Marche: «La maggior parte delle piscine nella regione sono strutture coperte, non autorizzate alla riapertura al pubblico, ma solo agli allenamenti degli agonisti, quindi per loro non cambia nulla, non possono ospitare né la  balneazione, né il nuoto libero o né tanto meno i corsi».

Fausto Aitelli, presidente regionale Fin Marche, Federazione Italiana Nuoto Comitato Marche

«I gestori – prosegue – si trovano nella difficoltà più assoluta, perché per tutto l’inverno hanno portato avanti le piscine con una rimessa economica non indifferente, sia per il ridotto afflusso di utenti, sia per gli investimenti sostenuti per adeguarsi alle norme covid impartite dal governo e dalla federazione. La cosa che ci fa più rabbia è che non c’è stata data nessuna spiegazione politica, scientifica o logica sul perché le vasche coperte non possano ancora riaprire».

Il presidente della Fin, federazione italiana nuoto comitato Marche, sottolinea la preoccupazione della categoria dei gestori sul fatto che ancora non ci sia una data certa per le riaperture delle piscine al coperto. Il governo dovrebbe iniziare a valutare la questione a partire dalla prossima settimana, ma occorrerà attendere gli sviluppi prima di avere una data. «I gestori delle piscine – conclude – speravano di poter organizzare i centri estivi, attività che avrebbero dato ossigeno al settore».

PIscina Passetto
Un’immagine della Piscina del Passetto (immagine di repertorio)

Ad Ancona, Igor Pace, amministratore delegato di Cogepi, gestore delle piscine del Passetto, Ponte Lungo e Chiaravalle ci spiega che dal 23 ottobre scorso la struttura del Passetto ha potutto portare avanti solo le attività natatorie degli atleti agonisti, «nella provincia di Ancona siamo stati l’unica piscina rimasta aperta, ma riaprire il 15 maggio con le temperature attuali e l’incognita meteo è impensabile».

Pace ci spiega che la piscina del Passetto potrà riaprire alla balneazione e ai corsi non prima del 29 maggio: «Dobbiamo smontare il pallone che la ricopre e procedere con il ripristino delle condizioni per la riapertura all’aperto e questo richiederà qualche giorno».

Ponterosso e Chiaravalle riapriranno per il 23 maggio, e nella prima struttura, interessata da lavori di manutenzione straordinaria, ci saranno inizialmente degli orari provvisori. «Riaprire una piscina rimasta chiusa sei mesi – prosegue – richiede del tempo e approfondite verifiche, si tratta di una struttura complessa, non è come riaprire una palestra». Resta però il nodo degli spogliatoi che non possono essere utilizzati, un punto sul quale la categoria si sta battendo, ma che ancora non trova risposta da parte del governo: «Si tratta di una limitazione importante, chi viene in piscina ha bisogno di farsi una doccia e magari anche di asciugarsi i capelli».