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Regionali 2020, Mancinelli chiarisce: «Io sono fuori. E ora chi deve decidere decida»

Nella diretta Facebook la sindaca di Ancona ha spiegato che dopo una lunga riflessione ha deciso di non candidarsi alla presidenza della Regione. «Non si sono verificate le condizioni», ha spiegato

Valeria Mancinelli
La sindaca di Ancona Valeria Mancinelli

ANCONA – «Non c’è mai stata una candidatura in contrapposizione né in  divisione, non volevo e non voglio essere problema, non sono un problema. Provavo a dare una mano, ma se questo non è gradito nessun problema, si vada dunque avanti perché il tempo è scosso». Fa chiarezza la sindaca di Ancona Valeria Mancinelli sulle ipotesi circolate ormai da settimane relativamente ad una sua candidatura alla presidenza della Regione. Nello stile che la contraddistingue da sempre, in modo diretto e “asciutto”, ha chiarito quella che è la sua posizione sull’argomento affidando il suo messaggio alla diretta Facebook (oggi, 19 febbraio).

«Gira con insistenza il mio nome quale candidato alla presidenza della Regione Marche già da troppo tempo e anche male – ha dichiarato – Il rischio che si è corso è quello di apparire, compresa me, attore di un teatrino della politica che francamente non mi appartiene e che non aiuta la credibilità della politica: è giunto il momento di fare chiarezza».

Questa la premessa. Poi ha precisato che di fronte all’imminente appuntamento con le urne «il sindaco della città di un capoluogo non è che può pensare o dire non mi riguarda».

Una chiarezza che ha spiegato è «dovuta ai cittadini tutti, in particolar modo a quelli di Ancona. Ma una chiarezza che serve anche a preservare e a contribuire a preservare quella credibilità della politica che è uno degli impegni principali per i quali provo a dedicare tempo ed energie nel ruolo che svolgo come sindaco».

Eccomi….

Pubblicato da Valeria Mancinelli su Mercoledì 19 febbraio 2020

Ricostruendo i fatti ha chiarito: «Non mi sono mai candidata a niente e non ho chiesto a nessuno di candidarmi. È successa un’altra cosa: è successo che dal novembre scorso, numerosi e numerosissimi esponenti e dirigenti del Pd e dell’intero centrosinistra, mi hanno chiesto se ci fosse stata da parte mia una disponibilità ad accettare una proposta di candidatura che venisse dal Pd e dalla coalizione di centrosinistra».

Mancinelli ha chiarito che essendo sindaca in carica per il secondo mandato e con ancora 3 anni davanti, «non mi è passata neanche per l’anticamera del cervello». Ma la proposta poi le è arrivata: «Non era facile rispondere a questa domanda: ci ho pensato seriamente e a lungo».

Alla fine, la sindaca spiega di aver dato questa disponibilità per «dare una mano» alle Marche «che sono in un passaggio molto complicato», una «fase difficile anche con segnali di ripresa interessanti, ma con una crisi economica forte». Disponibilità che, però, ha chiarito di aver dato con alcune condizioni, fra le quali, in primis, quella di non contrapporsi al governatore uscente né a valutazioni diverse fatte dal Pd e dalla coalizione.

«Giochi di partito e secondi tempi del Pd non c’entrano niente» ha chiarito. Precisando che l’altra condizione era quella dei tempi. «Nessuna di queste condizioni si è verificata – ha dichiarato – Il governatore uscente è convinto di essere il più forte, ce lo spiega tutti i giorni, e già una prima condizione non c’è». Poi ha ricordato il fatto che «il gruppo dirigente del Pd o perlomeno la maggior parte di loro hanno fino ad oggi hanno ritenuto che il candidato uscente fosse il candidato più forte. Altri dirigenti, hanno ritenuto fosse necessario aprire una nuova pagina, ovvero aprire un’alleanza con il Movimento 5Stelle e che in tale ottica il candidato più competitivo fosse l’ex rettore Longhi».

Insomma, alla resa dei conti spiega Mancinelli «le condizioni per dare la mia disponibilità non si sono realizzate».

«Provavo a dare una mano se ritenuta utile – prosegue – Ma se non serve o non è gradita, nessun problema. Si vada dunque avanti. Però mi sembrava importante dire come stavano le cose anche per togliere ogni alibi a chi dentro e fuori Pd ha inteso utilizzare strumentalmente e in modo inaccettabile quella mia disponibilità come una sorta di contrapposizione o divisione interna o volontà di creare problemi o volontà di azzoppare il presidente uscente».

Poi la conclusione nella quale si toglie qualche sassolino dalla scarpa: «Da Ancona vi saluto. E ora chi deve decidere decida. Qui, a Pesaro o a Roma. Io sono fuori. Non sono un problema. Come marchigiana spero solo che la decisione venga presa nell’interesse delle Marche scegliendo per davvero il candidato: non quello che dà meno fastidio alle varie fazioni in campo, ma il candidato che può essere più autorevole, più popolare, più forte e dunque più in grado di vincere le elezioni.
Chiunque sarà il candidato centrosinistra, questo avrà il mio sostegno».