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Processo Banca Marche, nuova udienza. Sentiti i consulenti della Procura

Dalle testimonianze di Giovanni Lombardi e Alessandro Mazzetti, i tecnici incaricati di eseguire perizie sui bilanci, l'istituto bancario avrebbe dovuto cessare la sua attività nel 2010

ANCONA – Nuova udienza del processo per il crac Banca Marche. Ieri pomeriggio (13 gennaio) al Tribunale di Ancona davanti al collegio penale presieduto dal giudice Francesca Grassi, sono stati ascoltati i consulenti della Procura della Repubblica Giovanni Lombardi e Alessandro Mazzetti che hanno analizzato i bilanci dal 2010 al 2013.

I testi esaminati avevano redatto su incarico della Procura una consulenza tecnica sui criteri di valutazione e classificazione dei crediti deteriorati, oltre che sulle pratiche di finanziamento ritenute responsabili del dissesto finanziario dell’istituto di credito.

Nelle 5 ore di udienza i Pm Puccilli, Laurino e Bizzarri li hanno interrogati sulle cause dissesto ma non sulle singole posizioni finanziarie, per questo i legali difensori delle parti civili hanno chiesto di poter effettuare il riesame su tutta la perizia.

I consulenti nel corso della loro testimonianza avrebbero evidenziato che già dal 2010 Banca Marche aveva eroso il capitale di sorveglianza e quindi non avrebbe più potuto operare perché, stando a quanto riferito, la gestione bianconi non avrebbe classificato correttamente i crediti confermando i dati forniti dall’ex direttore Luciano Goffi sulle perdite di 780 milioni di euro ad agosto 2013. In pratica l’istituto di credito marchigiano avrebbe dovuto cessare la sua attività già nel 2010.

Sulle manipolazioni dei flussi informativi di Medioleasing secondo i consulenti non sarebbero state fornite corrette informazioni e durante l’era Bianconi sarebbero stati erogati finanziamenti senza il supporto di adeguate garanzie oppure perché prorogati nonostante rate scadute.

«Anche in questa udienza – ha commentato l’avvocato Corrado Canafoglia – sono emersi aspetti singolari aspetti nella vicenda Banca Marche sia sulla vecchia gestione che soprattutto sulle zone d’ombra relative alle gestioni successive. Legittimo chiedersi, dato che le perdite finali ammontano a 2miliardi e 300milioni di euro e il buco riconosciuto ad agosto 2013 prima del commissariamento ammonta a poco più di 800 milioni, a cosa è attribuibile il miliardo e 400 di differenza?». Prossima udienza lunedì 30 gennaio.