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Processo Banca Marche, crediti non svalutati correttamente secondo i consulenti della Procura

In Aula Giovanni Lombardi e Alessandro Mazzetti evidenziano alcune criticità nei finanziamenti riguardanti proroghe e garanzie inadeguate

ANCONA – I due consulenti della Procura Giovanni Lombardi e Alessandro Mazzetti sono saliti nuovamente sul banco dei teste nell’ambito del processo sul crac di Banca Marche.

Ieri (20 gennaio) la nuova udienza. Dopo essere stati interrogati la scorsa settimana dai Pm, è stata la volta dei legali delle parti civili, Corrado Canafoglia, Paola Formica e Andrea Nocchi e del legale difensore dell’ex direttore generale Bianconi, Sandro Borzone. I due tecnici della Banca d’Italia nella perizia redatta per la Procura avevano analizzato oltre 130 pratiche di finanziamento, rilevando come all’atto di richieste di proroga e di nuovi finanziamenti, sarebbero emerse inadempienze da parte di alcuni creditori, compresi quelli dei gruppi Lanari, Casali, De Gennaro, Ciccolella e Canio Nazzaro.

Clienti che, stando a quanto hanno ricostruito in Aula i due consulenti, avrebbero continuato ad avere credito grazie ad un rapporto diretto con l’ex direttore generale Massimo Bianconi. Sotto la sua gestione, secondo Lombardi e Mazzetti, i crediti non sarebbero stati svalutati correttamente per evitare perdite sui bilanci che avrebbero gravato sull’istituto di credito costringendolo a ricapitalizzare.

Il teste interrogato dal legale di Unione Nazionale Consumatori Corrado Canafoglia ha ripercorso le anomalie nei finanziamenti come le proroghe che non avrebbero dovuto essere concesse, garanzie non adeguate, riconfermando quanto emerso nella precedente udienza, cioè che la banca già dal 2010 mostrava criticità per causa di una classificazione non corretta del credito.

Nella loro testimonianza i due teste hanno anche evidenziato che già nel settembre 2013 sarebbero state necessarie ulteriori svalutazioni e avrebbero confermato la presenza di un finanziamento Ela, Emergency Liquidity Assistance, da 4 miliardi di euro elargito da Banca d’Italia che sarebbe stato impiegato da Banca Marche per fronteggiare il debito nei confronti della Bce (Banca centrale europea).