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Processo Banca Marche, focus sulla procedura di risoluzione

In aula Salvatore Maccarone, presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi, che è stato interrogato dall'avvocato Canafoglia legale di parte civile

tribunale di Ancona
Tribunale di Ancona

ANCONA –  Nuova udienza del processo per il crac di Banca Marche. In aula Salvatore Maccarone, presidente del Fondo interbancario di tutela dei depositi, l’ente partecipato dalle banche italiane il cui scopo è quello di garantire ciascun risparmiatore depositante nei limiti di 100.000 euro nel caso in cui un istituto do credito diventi insolvente.

Ad interrogare il test nel pomeriggio di ieri, è stato l’avvocato Corrado Canafoglia, legale di Unione Nazionale Consumatori che rappresenta nel processo oltre 3mila risparmiatori costituitesi parti civile, dopo aver visto i loro risparmi azzerati.

Maccarone in aula nel ripercorrere le vicende dell’istituto di credito marchigiano fallito, avrebbe ricordato che in base alla direttiva comunitaria del 2014, per le quattro banche andate in risoluzione, ovvero Banca Marche, Banca Etruria , Cariferarra e Carichieti, la procedura di risoluzione poteva essere adottata solo in caso di interesse pubblico, consistente nell’alterazione dell’equilibrio finanziario di un determinato territorio, ma non sussistendo queste condizioni per ogni singola banca, sarebbe stata adottata una risoluzione congiunta dei 4 istituti.

Una udienza nella quale non sono mancati momenti di tensione quando il legale Canafoglia ha minacciato di rinunciare al mandato difensivo dopo aver chiesto un breve rinvio, lamentando di non riuscire ad esercitare appieno il proprio mandato difensivo dal momento che non era stata accolta la possibilità di porre alcuni quesiti al teste, ritenuti invece fondamentali dal legale.

Nel corso dell’interrogatorio durato due ore, il teste avrebbe spiegato che alla data del 28 ottobre 2015 e, qualche giorno prima del decreto “Salva Banche”, l’istituto di credito marchigiano non sarebbe stato ancora in stato di insolvenza e che il Fondo stava lavorando con i Commissari nominati da Banca d’Italia per risanarlo.

Inoltre avrebbe aggiunto che da uno studio commissionato dal Fondo alla Kpmg, Banca Marche avrebbe potuto ritornare “in bonis” nel 2019, riferisce il legale Canafoglia. Per quanto riguarda i crediti in sofferenza, avrebbe precisato che veniva considerato un valore di realizzo di circa 35-40% dell’ammontare (alla data di ottobre 2015), mentre una volta dichiarata la procedura di risoluzione della banca sarebbe stato indicato un valore del 17%. Secondo il legale Canafoglia visto che per le 4 banche si parla di un importo di oltre 12 miliardi, recuperare il 35-40% rispetto al 17% «avrebbe modificato il corso delle cose».

Per questo il legale di Unione Nazionale Consumatori afferma che «a questo punto è legittimo chiedersi se vi siano altre responsabilità ulteriori rispetto a quelle dei singoli amministratori delle banche oggi risolute. Vogliamo sapere a che titolo sono stati mandati in tilt i risparmi di 44 mila tra azionisti e obbligazionisti di Banca Marche se la banca ad ottobre 2015 poteva essere salvata».