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Porto di Ancona e traiettorie di sviluppo, Garofalo: «Supporto a cantieristica, logistica e crocieristica»

Il presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico centrale traccia le linee di sviluppo del porto di Ancona, infrastruttura strategica per la città

Vincenzo Garofalo, nuovo presidente dell'Authority

ANCONA – Prima “industria” delle Marche, che occupa tra dipendenti diretti e indotto oltre 6mila persone, il porto di Ancona è un’infrastruttura fondamentale per la città di Ancona e per l’intera regione, cruciale per lo sviluppo economico delle Marche.

Presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico centrale, Vincenzo Garofalo, quali sono le traiettorie di sviluppo su cui sta lavorando l’Authority? Quale la visione per gli anni a venire sotto il profilo degli investimenti e della logistica?
«Il primo compito dell’Autorità di sistema portuale è di garantire banchine, fondali e procedure amministrative efficienti e veloci. Tre elementi necessari, anche per lo scalo dorico, per contribuire alla crescita dell’economia portuale, della città e del territorio. Fra le priorità ci sono gli investimenti che potremo realizzare con i fondi del Pnrr, compresi quelli per la sostenibilità con l’elettrificazione delle banchine di attracco delle navi traghetto e crociere. Penso, inoltre, al supporto operativo a settori importanti per il porto come la cantieristica, la logistica e il perfezionamento nel settore crocieristico, per offrire servizi migliori potenziando le infrastrutture necessarie ad un traffico che sta riprendendo quota dopo il periodo di emergenza sanitaria. Un’offerta legata all’unicità del territorio marchigiano e abruzzese e alle opportunità per il turismo che abbiamo presentato, nei giorni scorsi, ad una delle principali fiere internazionale del crocierismo, il Seatrade Cruise Med di Malaga. La programmazione di nuovi interventi e progetti sarà ulteriormente definita sulla base del Documento di programmazione strategica, in corso di redazione da parte di un gruppo di professionisti su nostro incarico, che indicherà le linee di sviluppo dell’intero sistema portuale a cui seguiranno gli aggiornamenti dei singoli Piani regolatori portuali».

Le Marche, e Ancona in particolare, hanno un vantaggio rispetto ad altre, in un ‘fazzoletto’ di terra vantano una concentrazione di infrastrutture strategiche, dal porto all’aeroporto, dall’interporto all’autostrada fino alla ferrovia. Una situazione straordinaria, eppure sull’aeroporto, anche se in ripresa, pesa un punto interrogativo per quanto concerne il futuro, mentre l’interporto stenta a decollare. Solo il porto gode di ottima salute.

Cosa occorre fare per sviluppare l’intermodalità ed evitare che le Marche possano rischiare di veder sfumare un jolly? 
«Uno dei vantaggi competitivi del porto di Ancona, riferimento produttivo per la città e l’intera regione e d’occupazione con gli oltre 6 mila lavoratori, è dato dalla sua posizione centrale nel mare Adriatico, nodo di due Corridoi europei, il Baltico-Adriatico e lo Scandinavo-Mediterraneo, e quindi delle Autostrade del mare. Una delle priorità dell’Autorità di sistema portuale è quella di sviluppare queste potenzialità proprio con il progetto per l’intermodalità, che prevede la realizzazione del nuovo raccordo ferroviario nella Nuova darsena. Un investimento che contribuirà a migliorare, per quanto riguarda il traffico commerciale, il transito mare-terra e terra-mare sulla direttrice fra il mare Adriatico, l’Europa balcanica e orientale, con il porto di Ancona e Ortona protagonisti, e la penisola iberica attraverso lo scalo di Civitavecchia. In mezzo il passaggio in Appenino, con le infrastrutture stradali già esistenti e quelle programmate e il ruolo dell’interporto in fase di sviluppo. A questo, ovviamente, si aggiungono le opportunità di collegamento offerte dall’Aeroporto delle Marche. L’infrastruttura di uscita dal porto, inoltre, contribuirà a dare impulso al traffico traghetti e commerciale contribuendo, in maniera determinante, a diminuire l’impatto sulla città dei mezzi in transito. Insieme con la Regione Marche e con un lavoro da fare insieme agli operatori, che sono coloro che vivono ogni giorno la realtà del mercato, possiamo migliorare e potenziare la connessione infrastrutturale al servizio dell’economia e delle comunità».

La digitalizzazione del porto è una direttrice di sviluppo fondamentale a servizio dell’ambiente: quali i progetti realizzati e quelli in cantiere?
«Grazie all’accordo con Agenzia delle dogane e dei monopoli, è in corso un insieme di progetti per la digitalizzazione delle procedure doganali nei porti del sistema. Un processo innovativo che somma il controllo in tempo reale dei veicoli in imbarco e sbarco dai traghetti con il dialogo tra sistemi informatici delle comunità portuali e delle istituzioni, Adsp, Agenzia delle dogane e dei monopoli, Capitanerie di porto. Uno dei risultati di rilievo di questa collaborazione è la valorizzazione dello scalo Marotti nel porto di Ancona come area di sosta doganale dove sono stati spostati i mezzi pesanti che prima attendevano al Porto antico l’imbarco. Una razionalizzazione che ha un doppio beneficio, quello di ridurre la percorrenza di questi mezzi all’interno dello scalo, con un risparmio annuo stimato in circa 60 mila chilometri complessivi e, quindi, una diminuzione delle emissioni a ridosso della città. È di questi giorni l’avvio dei lavori per la ristrutturazione delle palazzine adiacenti allo scalo Marotti dove saranno spostati gli uffici doganali, della Guardia di Finanza e gli spazi per gli spedizionieri. Con questo processo di riorganizzazione, gli autotrasportatori troveranno così in un unico luogo tutti i servizi necessari all’esportazione e all’importazione delle merci, situati a due passi dalla biglietteria».