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Pitbull sottratto a spacciatori, appello Enpa: «Lasciateci adottare King»

A rinnovare la richiesta di valutare l'animale chiuso nel canile di Ripatransone è il responsabile nazionale della Fauna Selvatica. Il cane era stato addestrato dai pusher a difendere l'abitazione di San Benedetto del Tronto e due anni fa aveva aggredito due operatori del canile

Pitbull in gabbia

ANCONA – Adottare King, il cane sottratto a due pusher tossicodipendenti di San Benedetto del Tronto che da due anni vive nel canile di Ripatransone, chiuso all’interno di un box. A chiederlo è l’Enpa, Ente Nazionale Protezione Animali, che torna a chiedere di poter adottare il cane.  Il cane era stato addestrato dai due pusher ad aggredire chi volesse avvicinarsi alla loro casa di San Benedetto del Tronto. Un “allenamento” che evidentemente ha condizionato il comportamento del povero animale che due anni fa aveva aggredito due operatori del canile.

L’Ente Nazione Protezione Animali aveva già scritto sia al Comune di San Benedetto del Tronto e all’Azienda Multi Servizi che gestisce il canile municipale per chiedere di poter valutare il cane con un educatore cinofilo in modo da capire meglio le possibilità di King di essere adottato e iniziare così una nuova vita e uscire finalmente dal box nel quale «vivrebbe chiuso da due anni, senza alcuna possibilità di uscire, senza avere contatti con nessuno e, di conseguenza, anche senza aver intrapreso alcun percorso riabilitativo» scrive l’Enpa nella nota.

Ma la risposta non è mai arrivata «né dal Comune del Tronto né dall’Azienda Multi Servizi» ecco quindi che tornano a rinnovare l’appello questa volta direttamente al sindaco.

«È da tempo che abbiamo inviato pec sia al comune sia all’Azienda Multiservizi – spiega Andrea Brutti, responsabile nazionale della Fauna Selvatica di Enpa – , ed ho anche personalmente telefonato per un sollecito, ma non abbiamo mai ricevuto risposta. Troviamo questo comportamento non rispettoso, ed ora abbiamo reso pubblica questa richiesta sperando che qualcuno ci risponda e che ci venga data la possibilità di aiutare questa creatura ad avere un futuro migliore. Da sempre collaboriamo con le istituzioni anche in questi casi difficili, che devono essere valutati. Nelle nostre strutture abbiamo recuperato anche cani ex combattenti e speriamo quindi di poter aiutare King ad avere un futuro che non sia un box del canile». «Il futuro dei cani dovrebbe stare a cuore a tutti, in particolar modo a chi gestisce strutture e enti pubblici che se ne occupano», conclude la nota.