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Pinti ai domiciliari, l’ex fidanzata: «Ricado nell’incubo iniziato tre anni fa». I difensori presentano istanza di impugnazione

La Corte d'Assise d'Appello ha concesso i domiciliari all'autotrasportatore di Montecarotto condannato a 16 anni per aver contagiato con l'Hiv l'ex fidanzata e aver provocato la morte dell'ex compagna. L'amaro commento della Scaloni

Claudio Pinti

ANCONA – «È una decisione incomprensibile, appresa dai giornali che mi ha fatto ripiombare nell’incubo iniziato tre anni». Romina Scaloni commenta così la decisione della Corte d’Assise d’Appello di concedere i domiciliari a Claudio Pinti, l’autotrasportatore di Montecarotto condannato a 16 anni per aver contagiato con l’Hiv l’ex fidanzata e aver provocato la morte dell’ex compagna Giovanna Gorini. La Corte d’Assise d’Appello ha concesso i domiciliari su istanza dell’avvocato difensore di Pinti, concedendo all’uomo, recluso nel carcere romano di Rebibbia, di poter scontare la pena ai domiciliari e di potersi recare all’ospedale di Torrette per le cure.

L’uomo dopo aver rifiutato per diverso tempo le terapie necessarie alla sua malattia, a causa delle tesi negazioniste sull’esistenza del virus Hiv, Pinti ora avrebbe deciso di accettare di curarsi e proprio questo punto sarebbe alla base della decisione della Corte d’Assise d’Appello. Tempo fa Pinti si era resi protagonista anche di uno sciopero della fame.

«Pensare che possa tornare a vivere vicino a casa mia mi terrorizza – afferma Romina Scaloni, l’ex fidanzata di Pinti – e in particolare la possibilità che gli è stata data di andare a curarsi a Torrette, lo stesso ospedale dove vado io a curarmi per colpa sua, la trovo davvero assurda ed inaccettabile. Sembra una decisione che non ha minimamente considerato la mia persona, le mie paure e le mie esigenze di vittima».

Il legale difensore della donna, l’avvocato Alessandro Scaloni, ha presentato istanza alla Procura generale affinché proponga l’impugnazione contro la decisione della Corte d’Assise d’Appello.