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Pandemia, Giacometti: «I viaggi internazionali possono aprire le porte alle varianti. Serve monitoraggio»

Il primario della Clinica di Malattie Infettive di Torrette sottolinea l'opportunità di mettere a disposizione dei Centri di Virologia «le risorse necessarie per fare una adeguata opera di monitoraggio delle varianti»

ANCONA – Occorre monitorare le varianti al covid-19 con grande attenzione. A sottolinearlo è l’Istituto Superiore di Sanità in occasione del nuovo monitoraggio sulle varianti del virus. In base ai dati dell’Iss nel nostro Paese, anche se la campagna di vaccinazione sta accelerando non ha ancora raggiunto coperture sufficienti, per questo «la diffusione di varianti a maggiore trasmissibilità può avere un impatto rilevante».

L’Istituto Superiore di Sanità rileva che in Italia la variante B.1.1.7, quella inglese, è ancora predominante, ma particolare attenzione va riservata alla variante P.1, la brasiliana, la cui prevalenza è in leggero aumento rispetto alla precedente indagine, per questo suggerisce un attento monitoraggio.

Il professor Stefano Menzo direttore della Virologia di Torrette

«Durante una fase di contrazione dell’epidemia le varianti si congelano – spiega il virologo Stefano Menzo – , la diffusione avviene nella fase espansiva della pandemia. In questo momento per fortuna non dovremo vedere nulla di nuovo né sconvolgente». Nelle Marche, prosegue, «la temuta variante indiana non è comparsa, ne vediamo altre, di tipo americano per lo più, ma sono abbastanza sporadiche».

Andrea Giacometti direttore della Clinica di Malattie Infettive di Torrette

«Nelle Marche da tempo predomina in maniera assoluta la variante inglese – spiega l’infettivologo Andrea Giacometti -, ma il via ai viaggi internazionali della prossima estate potrebbe portare, anzi sicuramente porterà, qualche variante, come brasiliana, sudafricana, indiana o altro. Come giustamente ha detto recentemente il premier Draghi, se non vacciniamo rapidamente anche i Paesi a minori risorse, lì i virus continueranno a moltiplicarsi alla grande, con possibile produzione di nuove varianti».

Il primario della Clinica di Malattie Infettive di Torrette, sottolinea l’opportunità di mettere a disposizione dei Centri di Virologia «le risorse necessarie per fare una adeguata opera di monitoraggio delle varianti, ossia più personale e più materiali. Qui ad Ancona abbiamo un ottimo Centro, ma il carico di lavoro è elevatissimo».

In merito ai risultati emersi dal monitoraggio dell’Iss, il professor Giacometti aggiunge: «Gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità hanno perfettamente ragione: le varianti vanno monitorate poiché a livello globale, ossia mondiale, i fenomeni di selezione naturale che tendono a “premiare” i virus più contagiosi continuano alla grande, soprattutto in quei Paesi dove le condizioni sociali ed economiche non hanno consentito e ancora non consentono un contenimento efficace della trasmissione, come sta capitando, ad esempio, in Brasile».

«È vero che gli anticorpi stimolati dai vaccini sono risultati efficaci nel proteggere anche dalle varianti del virus SARS-CoV-2 – conclude – , ma è anche vero che ognuno risponde a modo suo alla vaccinazione e anche alla stessa infezione. Voglio dire che se un anticorpo prodotto da un certo vaccino è efficace al 60-80% anche contro la variante brasiliana, è anche vero che il titolo anticorpale prodotto dalla vaccinazione varia molto da persona a persona e quindi a meno che non si “impazzisca” rincorrendo continui esami sierologici per monitorare il livello del titolo, non ci si potrà mai sentire totalmente sicuri contro queste varianti».