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Ancona

Meningite da insetto, nuovi ricoveri nelle Marche. Giacometti: «Piccolo focolaio nell’Anconetano»

Sono 4 i ricoveri in una sola settimana, tre dei quali nell'arco di soli due giorni di distanza l'uno dall'altro. Sono scattate le procedure di notifica al servizio di igiene di Ancona

L'ospedale regionale di Torrette
L'ospedale regionale di Torrette, ad Ancona

ANCONA – Tre nuovi ricoveri per meningite da insetto a Torrette. Dopo quello della scorsa settimana, altre tre persone sono state colpite dal virus Toscana nelle Marche, tutte nell’anconetano.

Si tratta di «un piccolo focolaio» spiega il professor Andrea Giacometti, primario della Clinica di Malattie Infettive degli Ospedali Riuniti di Ancona. I ricoveri sono avvenuti tutti nell’arco di una settimana, e gli ultimi tre nell’arco di soli due giorni di distanza l’uno dall’altro.

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I pazienti, tutti fra i 30 e i 55 anni di età, «hanno riferito fastidi provocati da punture di insetti» nei giorni precedenti a quelli in cui hanno sviluppato i sintomi. La meningite da virus Toscana, una malattia virale molto diffusa nelle Marche, viene infatti trasmessa dalla puntura del pappatacio (moscerino), un insetto simile alle zanzare, di piccole dimensioni, presente nell’area del Mediterraneo, specie nelle zone verdi dove c’è maggiore umidità.

Sono già scattate le procedure di notifica al servizio di igiene territoriale di Ancona, spiega Giacometti, che dovrebbero far partire disinfestazioni nelle aree dove le persone hanno riferito di aver passeggiato all’aperto di sera, ovvero nella zona del Conero.

Questa forma di meningite virale infatti si contrae durante le serate estive quando i moscerini prolificano nelle aree verdeggianti, come ad esempio i giardini e o i sentieri. Da precisare che si tratta comunque di una patologia benigna che si differenzia dalla ben più insidiosa meningite batterica, la quale può dare origine ad esiti fatali.

Professor Andrea Giacometti, Direttore Clinica di Malattie Infettive degli Ospedali Riuniti di Ancona

Per difendersi, spiega il primario è opportuno «tenere coperte gamba e braccia durante le uscite serali, dal momento che questi insetti volano bassi». Utili anche i repellenti, mentre invece le zanzariere non difendono da questo pappatacio che essendo molto piccolo (appena 3 millimetri), riesce ad attraversarne le fessure. Molto utili secondo il professor Giacometti sono le disinfestazioni eseguite dai Comuni.

I sintomi
Il pappatacio, responsabile anche della trasmissione della leishmaniosi, la malattia infettiva dei cani che può infettare anche l’uomo, provoca una meningite che causa diversi sintomi: febbre alta, cefalea forte, nausea, vomito, capogiri, rigidità della nuca, debolezza. In genere questi sintomi, spiega Giacometti, si manifestano dopo alcuni giorni dalla puntura che può dare prurito come quella delle zanzare.