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Maxi terapia intensiva a Civitanova, i sindacati sollevano un polverone sul personale

Dopo che la Regione ha emanato un bando rivolto a medici e infermieri per la manifestazione di interesse a prestare servizio nella nuova struttura prevedendo prestazioni aggiuntive, Cgil, Cisl e Uil accendono un faro sulla necessità degli operatori di avere tempi di recupero. Inoltre sollevano dubbi su quale potrà essere l'impatto del nuovo Covid center sull'Area Vasta 3

Guido Bertolaso in visita alla Fiera di Civitanova (foto del 17 aprile 2020)

ANCONA –  La maxi terapia intensiva di Civitanova Marche è nuovamente al centro delle polemiche. Questa volta il “j’accuse” attiva da Cgil, Cisl e Uil che sollevano la questione del personale che dovrà prestare servizio nella struttura Covid realizzata presso l’Ente Fiera di Civitanova Marche.

La Regione nei giorni scorsi aveva emanato un bando rivolto a medici e infermieri per la manifestazione di interesse ad effettuare prestazioni aggiuntive presso la nascente struttura. Destinatari del bando i professionisti della salute di varie discipline come rianimazione, anestesia, malattie infettive, oltre ai caposala.

I sindacati però osservano che «le prestazioni aggiuntive sono turni ulteriori pagati a quota fissa (60 euro all’ora per medici, 30 per gli infermieri) e vengono effettuate dopo aver completato il proprio orario di lavoro presso la propria struttura di appartenenza: si tratta quindi di attività prestata oltre il proprio normale orario di lavoro – scrivono in una nota congiunta – . Se questo è il modo per garantire il regolare svolgimento dei servizi presso la nuova struttura solleviamo molti dubbi, oltre a problemi legati a salute e sicurezza poiché di fatto si lavorerebbe eccedendo abbondantemente l’orario contrattuale».

Insomma Cgil, Cisl e Uil chiedono alla Regione «con quale organico si garantiranno i servizi? Quali saranno le ricadute sul già esistente ospedale di Civitanova Marche provvisto anch’esso di un area di rianimazione? Quali saranno i canali di finanziamento di queste prestazioni aggiuntive?».
I sindacati hanno chiesto un incontro urgente all’Asur, in moda da dirimere la questione.

«Non si può chiedere a chi già lavora di fare altri turni, se non in casi eccezionali, il personale ha bisogno anche di riposo – osserva Luca Talevi, segretario regionale Fp Cisl – . Un conto è l’emergenza nella quale abbiamo lavorato anche 24 ore, ma il punto è che non si può programmare un ospedale sulle prestazioni aggiuntive. Prima è necessario programmare la dotazione organica e solo dopo si può pensare alle prestazioni aggiuntive.  All’Asur e alla Regione chiediamo di sapere quale sarà il futuro del nuovo ospedale Covid e come sarà collegato con l’ospedale già esistente in termini di prestazioni e servizi. È fondamentale capire quale sarà l’impatto di questa nuova struttura sull’organizzazione dell’Area Vasta 3».

Forti dubbi anche da parte del segretario regionale Fp Cgil Matteo Pintucci: «Per gestire servizi così delicati (terapie intensive e semi intensive) occorre una elevata qualità dell’assistenza, un’ organizzazione stabile, formata e affiatata – spiega – , invece con le prestazioni aggiuntive si andrà ad utilizzare personale che ha già completato il proprio orario contrattuale esponendosi tra l’altro a rischio per mancato riposo. Le prestazioni aggiuntive possono essere state uno strumento nella fase unica dell’emergenza ma non possono essere una leva ordinaria di programmazione delle politiche del personale».

«Diciamo sin da ora al presidente della Regione – conclude – che se le prestazioni aggiuntive che intende erogare sulla struttura di Civitanova Marche sono finanziate con gli 11 milioni di euro che dovrebbero finanziare il premio covid per gli operatori della sanità marchigiana ebbene non si tratterebbe più di un premio ma una forma di remunerazione per ulteriore lavoro effettuate ma non si tratterebbe della valorizzazione dello sforzo fatto dagli operatori».