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Ancora un lupo intrappolato nel ranch di Valentino Rossi, le associazioni animaliste sporgono denuncia

Dopo quello che è stato ribattezzato Lupo Valentino, in onore del campione di motociclismo, questa volta a finire in trappola e gravemente ferita è stata una femmina. Lac, Lav, Enpa, Lupus in Fabula, Lipu e Grig pronte a costituirsi parte civile

La nuova lupa intrappolata nel ranch di Valentino Rossi

ANCONA – A distanza di soli 4 giorni un altro lupo è stato trovato intrappolato lungo la recinzione del ranch del campione di motociclismo Valentino Rossi a Tavullia. Il copione si ripete pressoché uguale all’altra volta se non fosse che ieri a finire nel mirino della trappola è stata una lupa, trovata a soli 50 metri di distanza dal precedente ritrovamento.

Nei gironi scorsi un lupo era stato rinvenuto addosso alla recinzione del ranch dove il campione si allena: l’animale era stato liberato dal personale del Cras di Pesaro che lo aveva condotto al Centro di Tutela della Fauna Selvatica di Monte Adone, nel bolognese per farlo curare dalle ferite riportate al basso ventre nel tentativo di salvarsi. Il lupo era stato ribattezzato Valentino in onore del campione di motociclismo dal momento che ha chiamare i soccorsi era stato proprio il personale del ranch.

Il laccio in metallo

Anche questa volta a liberare la femmina di lupo è intervenuto il Cras di Pesaro che ha trasportato il povero animale al Centro bolognese di Monte Adone, specializzato nella tutela della fauna selvatica e in particolare proprio dei lupi: la lupa si è infatti procurata delle gravi ferite per liberarsi dal laccio metallico che l’aveva intrappolata.

Come spiega il responsabile del Centro recupero animali selvatici, Angelo Giuliani «l’azione di un laccio di acciaio è micidiale. Come una morsa il gancio si stringe sempre di più mentre l’animale cerca di fuggire».

«Un metodo di cattura del tutto illegale e di una crudeltà assoluta» che ha spinto il Cras ha sporgere denuncia penale dal momento che il lupo appartiene ad una specie protetta, ma anche al nucleo Cites dei Carabinieri Forestali. Insomma il mistero si infittisce.

Dura la condanna delle associazioni animaliste e ambientaliste Lac, Lav, Enpa, Lupus in Fabula, Lipu e Grig che sollevano due ipotesi sul quanto accaduto due volte a pochi giorni di distanza: «se il laccio è “vecchio” – scrivono in una nota congiunta – è molto probabile che lungo la recinzione della proprietà di Valentino Rossi ce ne siano altri e che non sia stata effettuata la bonifica di tutta l’area. Se invece il laccio è “nuovo”, allora abbiamo a che fare con un pericoloso delinquente e recidivo, dotato di grande senso di impunità e di sfregio per la legge e per la vita della fauna selvatica».

La lupa vicino al ranch di Rossi

Insomma, «un atto di vile bracconaggio nei confronti di un lupo, una specie al vertice della piramide biologica tra i mammiferi e quindi un predatore indispensabile per il contenimento degli ungulati e in particolare dei cinghiali, loro preda naturale – proseguono -. Una specie, quella del cinghiale che, proprio grazie all’attività venatoria, negli ultimi anni è aumentata in modo esponenziale, diffondendosi su tutto il territorio nazionale».

Le associazioni chiedono agli inquirenti «che le indagini si indirizzino verso quegli ambienti interessati al commercio clandestino dei cinghiali, perché è altamente probabile che quei lacci siano stati posizionati per catturare i cinghiali e che i lupi ci siano finiti dentro proprio perché erano sulle loro tracce. Inoltre, chiediamo agli addetti alla sorveglianza del ranch di Valentino Rossi di controllare lungo tutta la recinzione se siano stati collocati altri lacci o trappole, ed auspichiamo una ferma e decisa condanna da parte dello stesso Valentino Rossi per questi incivili atti di bracconaggio avvenuti sul confine della sua proprietà». «Una sua parola – osserva il delegato Lac Danilo Baldini – ha un effetto mediatico certamente molto superiore di tanti comunicati stampa».

Lac, Lav, Enpa, Lupus in Fabula, Lipu e Grig non ci stanno e annunciano di essere «pronte a costituirsi come parte civile nel processo a carico del bracconieri».