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Incandidabilità dei governatori al Consiglio regionale, via libera alla legge “taglia terzi”. E scoppiano le polemiche

La modifica della legge elettorale, che grazie ad un emendamento del consigliere Busilacchi entrerà in vigore nel 2025, ha diviso 5 Stelle e Pd. La Lega parla di sceneggiata e di operazione antidemocratica

Il consiglio regionale

ANCONA – È via libera dal Consiglio regionale alla cosiddetta legge “taglia terzi” ovvero alla modifica della legge elettorale che introduce l’incompatibilità fra la candidatura di presidente regionale e quella di consigliere, sbarrando di fatto la strada verso l’Assemblea Legislativa agli aspiranti governatori battuti alle regionali. Insomma chi si candida come presidente non può candidarsi come consigliere regionale.

Una norma, a firma del consigliere regionale Sandro Bisonni, che aveva fatto molto discutere fin dalla sua presentazione e che ieri mattina, 30 giugno, prima della seduta consiliare, ha visto il Movimento 5 Stelle e Dipende da Noi manifestare davanti a Palazzo Leopardi per far sentire tutta la propria contrarietà. Il via libera è arrivato nel tardo pomeriggio di ieri (30 giugno) con 15 voti a favore e 8 contrari.

La modifica della legge elettorale però non entrerà in vigore dalla prossima legislatura, la 11esima, bensì da quella successiva, la 12esima e quindi nel 2025, grazie ad un emendamento presentato dal consigliere regionale di Articolo Uno Gianluca Busilacchi e approvato dopo una lunga discussione. Approvata anche la modifica relativa alla riduzione del numero di firme necessarie per la presentazione delle liste.

Una norma che ha diviso il Movimento 5 Stelle in Aula con i consiglieri Maggi e Pergolesi favorevoli all’approvazione e i consiglieri Giorgini e Fabbri contrari: una spaccatura netta fra i pentastellati con il Movimento diviso a metà. Ma anche la maggioranza si è spaccata, con i consiglieri Busilacchi (articolo Uno) e Mastrovincenzo (Pd) contrari entrambi per ragioni di tempistica.

Busilacchi nel suo intervento ha espresso la sua contrarietà non tanto nel merito dell’incompatibilità tra la candidatura di presidente e quella di consigliere, quanto sul fatto che essendoci già degli aspiranti presidenti che si erano candidati conoscendo le vecchie regole, ora si sarebbero ritrovati con le carte rimescolate. Una modifica che di fatto avrebbe sbarrato la strada in Consiglio regionale al candidato presidente dei 5 Stelle Gian Mario Mercorelli e al candidato di Dipende da Noi Roberto Mancini.

«Sarebbe stato meglio non introdurre affatto la norma – spiega Busilacchi -, non si fanno modifiche a due mesi dal voto». Per questo il consigliere ha presentato l’emendamento poi approvato che rinvia tutto al 2025. «Abbiamo evitato una brutta figura» spiega.

Contrario anche il consigliere Urbinati (Iv) che pone l’accento sul fatto che non si possa modificare una legge elettorale «a sessanta giorni dal voto, è antidemocratico». Secondo Urbinati erano altre le priorità «che però il Consiglio regionale non ha avuto il coraggio di approvare» fra le quali cita l’accorpamento dei collegi di Ascoli e Fermo e la necessità di avere due collegi nelle aree interne e montane che ad oggi sono penalizzate.

Fra i contrari Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega. Parla di «operazione scellerata e antidemocratica» il capogruppo della Lega Sandro Zaffiri: «Il Pd si è prestato a questo gioco – spiega -. Il fatto che il Pd sia antidemocratico non ci stupisce, prima degli interessi dei marchigiani vengono infatti quelli di partito, ma che la legge abbia trovato un ampio consenso proprio grazie ai consiglieri di maggioranza e che questa vada in vigore non dalla prossima legislatura, ma da quella successiva, rappresenta una sceneggiata grandissima. Ecco perché i consiglieri della Lega l’hanno bocciata come una farsa di un teatro pirandelliano».