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Coronavirus, gli imprenditori del Conero si uniscono: nasce il Comitato Q+

Nel gruppo ci sono operatori e imprenditori della Riviera del Conero, da Ancona a Porto Racanati, passando per Osimo. Chiedono un tavolo di confronto alla Regione e ai sindaci per avere linee guida chiare per ripartire al più presto

Alcuni imprenditori del Comitato Q+

ANCONA – Avviare un tavolo di confronto con Regione Marche e sindaci per avere risposte su come potrà ripartire la loro attività. È quanto chiedono gli imprenditori del neonato “Comitato Q+” (dove la Q sta per qualità), che raggruppa titolari di ristoranti e bar della Riviera del Conero che hanno deciso di unirsi per dare più voce alle loro richieste. Una battaglia pacata, la loro, e tutt’altro che intrisa di toni polemici, determinata com’è a raggiungere uno scopo: riaprire al più presto, non solo per la sopravvivenza delle loro stesse attività, ma anche per garantire un futuro a chi lavora con loro, consapevoli che dietro ogni dipendente c’è una famiglia. Parole chiave, sicurezza e responsabilità.

All’incontro di presentazione, che si è svolto nel cuore di Sirolo, al Ristorante della Rosa, erano presenti Giorgio Tucci, titolare del locale; l’avvocato Michele Carluccio, portavoce del gruppo; Barbara Cicerone, titolare del Ristorante Dario di Porto Recanati; Enrico Marotta, titolare dell’American Bar del Coppo (Sirolo); Ioselito Gioacchini, titolare del Caffè della Piazza di Osimo; Thomas Polenta, titolare dell’Osteria del Baffo di Ancona; Giacomo Canori, titolare del Ristorante Sara di Sirolo; Angelo Lusuriello, titolare del Ristorante da Alberta di Sirolo.

Per questo chiedono di avere al più presto un protocollo con le misure di sicurezza a cui attenersi, sulla base del quale poter accogliere nuovamente i marchigiani e i turisti nei ristoranti, nei bar, nelle gelaterie che punteggiano la nostra splendida riviera. Ma chiedono anche interventi di sostegno economico per poter garantire il mantenimento dei livelli occupazionali, messi a dura prova da due mesi di lockdown imposto per limitare la diffusione dell’epidemia di Coronavirus.

Con l’estate alle porte non c’è più tempo da perdere e il gruppo di imprenditori preme sull’acceleratore. Il Comitato Q+, che ha ufficializzato ieri (7 maggio) la sua nascita, al momento raccoglie una quindicina di imprenditori fra Ancona, Sirolo, Numana, Porto Recanati e Osimo ma, come spiega l’avvocato Michele Carluccio, portavoce del gruppo, è aperto anche ad altri imprenditori della zona, come negozianti, ma anche fornitori di dispositivi di sicurezza e altre categorie che potranno accedere pagando una quota che verrà utilizzata per per supportare l’imprese nelle loro necessità. Insomma una rete di operatori che alla fine aiuta se stessa.

Da sinistra: Giorgio Tucci e Michele Carluccio

«Il nostro intento è quello di ripartire al più presto, mettendo al primo posto la sicurezza di dipendenti e clienti» spiega l’avvocato Carluccio, evidenziando la volontà di aprire un dialogo con le istituzioni per avere «risposte concrete e veloci» prima che alcune attività rischino di non riuscire più a ripartire. «Serve un segnale economico concreto per sostenere quelle attività che hanno contribuito a valorizzare la Riviera».

Giorgio Tucci, titolare del Ristorante della Rosa di Sirolo, ha posto l’accento sul fatto che il Comitato è nato sulla spinta del quadro di incertezza che predomina la questione riaperture al pubblico, che stando alle anticipazioni di Conte per i ristoratori andrebbero a finire il 1 giugno. «Vogliamo mandare un messaggio ai marchigiani – spiega -: se verrete nei nostri locali troverete la massima attenzione alla vostra salute e alle misure d’igiene necessarie».

«Chiediamo liquidità e flessibilità – spiega Thomas Polenta – perché il pensiero più grande è che una volta finita la fase due arriveranno le tasse da pagare e con i profitti più bassi non sarà semplice». Il ristoratore spiega che i due mesi di chiusura gli sono costati intorno ai 100 mila euro di profitti che sono stati persi.

«L’epidemia ci ha cambiato la vita completamente – spiega Ioselito Gioacchini -, ha cambiato le nostre abitudini e soprattutto le certezze, per noi stessi e per le 10 persone che lavorano con noi. Stiamo aspettando le linee guida come se fossero le tavole di Mosè, per il resto siamo pronti a ripartire, la voglia c’è e la grinta anche. Uniti si riesce ad affrontare in maniera diversa».

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