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Crisi, ipotesi Conte ter o governo di scopo. Morgoni: «No pasticci, o maggioranza convincente o urne»

Sono sempre più agitate le acque. La crisi aperta da Renzi vuole soluzioni immediate rapide, come invocato dal capo dello Stato. I dem propendono per un governo di unità nazionale e poi urne se non ci saranno i numeri

Il premier Conte

ANCONA – Ipotesi Conte ter con un gruppo di “responsabili” o voto anticipato. Sono le due linee emerse nella convulsa giornata politica all’indomani della crisi di governo, che stanno circolando nelle stanze romane del Pd dopo il confronto tra i vertici del partito. La crisi aperta dal leader di Italia Viva Matteo Renzi potrebbe trovare una sua soluzione seguendo una di queste due strade. Dopo una infuocata conferenza dei capigruppo al Senato, con le opposizioni che hanno fatto pressing sul premier Conte per spingerlo ad andare a riferire in Parlamento, è seguito un confronto anche alla Camera, sempre fra i capigruppo.

Mario Morgoni
Mario Morgoni

Il premier Conte è salito nuovamente al Colle, per puntare dritto al suo terzo mandato che vedrebbe Renzi e Italia Viva fuori dai giochi, come convenuto anche dai vertici del Pd. Una ipotesi, quella del Conte ter, che si reggerebbe sull’appoggio dei “responsabili” fra i quali figurerebbe anche il senatore socialista Riccardo Nencini. Mas se l’operazione conta in Senato nonostante il sostegno dei responsabili non andasse in porto, allora la strada potrebbe virare bruscamente verso un governo di scopo, seguito da elezioni anticipate.

«O si esce dalla crisi con una maggioranza convincente, oppure la strada obbligata è quella delle elezioni» dichiara il parlamentare marchigiano del Pd Mario Morgoni. Il deputato dem sottolinea che aprire la crisi in questo momento, con la pandemia in atto e le risorse europee da intercettare «è stata una scelta sbagliata e ingiustificabile, anche se alcune questioni di merito poste da Italia Viva potevano avere un fondamento», tuttavia però l’azione di Renzi «ha distrutto la quadra di riferimento».

Ora, secondo Morgoni, «un altro pasticcio non ce lo possiamo permettere» e se «non si riesce a formare un governo con numeri certi e idee chiare su come arrivare al 2023, l’unica soluzione possibile è quella di andare al voto». Insomma serve un governo in grado di “governare” il Paese, ma i numeri al senato secondo i dem non ci sarebbero dopo la defezione di Italia Viva. Oltre a questo però «non si può più tenere in piedi una esperienza di governo per non far governare l’opposizione, bisogna essere seri: al Paese servono risposte».

Il problema che si pone però nel caso in cui si decida di andare al voto è che difficilmente il capo dello Stato scioglierà le Camere ora per andare ad elezioni a marzo con la pandemia ancora in atto. Per cui la soluzione potrebbe essere quella di un “governo di scopo” o come lo si voglia chiamare “di unità nazionale” per traghettare il paese alle urne andando al voto a giugno, quando la curva pandemica sarà più sotto controllo.

A guidare questo governo di scopo potrebbe essere l’attuale ministro degli Interni Luciana Lamorgese che andrebbe a rimpiazzare Giuseppe Conte. L’ex prefetto di Milano è una figura che potrebbe riscuotere anche il gradimento dell’opposizione e che potrebbe trovare d’accordo anche il leader di Italia Viva Matteo Renzi. «Una figura di garanzia, dal profilo istituzionale, e quindi ben accetto a tutti» chiarisce Morgoni.

Un governo di scopo, che come spiega Mario Morgoni, consentirebbe di «sbrigare gli ultimi affari, prima di convocare i comizi elettorali», in ballo c’è infatti un nuovo decreto ristori e lo scostamento di bilancio da 30miliardi che dovrebbe dare ossigeno alle imprese e alle famiglie. Un governo di unità nazionale «che potrebbe coinvolgere anche le opposizioni». Secondo il parlamentare dem «il centro destra potrebbe essere disponibile», visto che si tratterebbe di una parentesi finalizzata ad andare al voto che è quello che chiedono in coro Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia.