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«Fratelli e sorelle», al via il nuovo messale. La psicoterapeuta: «Riconoscimento per la donna»

Oltre al nuovo linguaggio inclusivo ci sono modifiche che riguardano il Padre Nostro, l'Eucaristia e la formula di congedo. Il parere dei sacerdoti e della dottoressa Alessia Tombesi

ANCONA  «Nessuno scompiglio, ma un invito a riscoprire la bellezza della liturgia e a crescere in questa continua scoperta che permette di far gustare sempre qualcosa di nuovo». Don Dino Cecconi, reggente del Duomo di Osimo, già reporter, inviato e documentarista commenta il nuovo messale che da domenica 29 novembre verrà letto nelle chiese delle Marche. La terza edizione, che sostituisce quella del 1983, prevede alcune modifiche rispetto al passato. Una delle novità introdotte riguarda il fatto che il sacerdote si rivolgerà non più solo ai fratelli, ma a «fratelli e sorelle».

Don Dino Cecconi durante la celebrazione di una messa estiva

«È positivo che si dia spazio anche alla parte femminile – commenta la psicoterapeuta familiare Alessia Tombesi -, nonostante il concetto “fratelli” inclusa anche la donna, questo riconoscimento per il mondo femminile, che è di fatto alla pari del maschile rappresenta una ulteriore conferma della dignità del valore che noi donne abbiamo». Insomma un nuovo linguaggio inclusivo che entra in tutti i passaggi della messa in cui ci si rivolge ai fratelli. 

«Un bel segnale » secondo la segretaria generale Cgil Marche, Daniela Barbaresi: «Non è solo un problema di linguaggio ma di sostanza perché anche con le parole giuste si dà il giusto valore alle cose e alle persone, uomini e donne».

Un’altra modifica riguarda il Padre Nostro dove «non ci indurre in tentazione» sarà sostituito con «non abbandonarci alla tentazione». Il concetto che si vuole trasmettere, come aveva spiegato Papa Francesco, è che non è il Padre ad indurci in tentazione, «siamo noi a cadere», quindi una richiesta di aiuto e la scelta di tradurre nel nuovo modo. Inoltre nella parte che recita «e rimetti a noi i nostri debiti» verrà aggiunto «anche»: «come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori». La nuova “messa” sarà obbligatoria nelle parrocchie da Pasqua dell’anno prossimo, il 4 aprile 2021, ma molte diocesi sono già pronte a partire e stanno iniziando a preparare i fedeli.

Piccole variazioni anche nel Gloria dove «pace in terra agli uomini di buona volontà» si tramuterà in «pace in terra agli uomini, amati dal Signore» per rendere meglio il senso del verbo greco eudokéo, mentre nelle invocazioni «Signore, pietà» e «Cristo, pietà» si dovrà preferire la formula greca «Kýrie, eléison» e «Christe, eléison». Dopo il Santo, invece di recitare «Padre veramente santo, fonte di ogni santità, santifica questi doni con l’effusione del tuo Spirito», il celebrante pronuncerà la nuova formula «Veramente santo sei tu, o Padre, fonte di ogni santità. Ti preghiamo: santifica questi doni con la rugiada del tuo Spirito».

Il Duomo di Osimo

Nell’Eucaristia il sacerdote invece di dire «offrendosi liberamente alla sua passione» pronuncerà «consegnandosi volontariamente alla passione» e nell’intercessione per la Chiesa con «tutto l’ordine sacerdotale» si trasforma in «con i presbiteri e i diaconi». E ancora invece di «prese il calice del vino», la nuova formula del messale prevede «prese il calice colmo del frutto della vite». «Beati gli invitati alla cena dell’Agnello» va a sostituire «Beati gli invitati alla cena del Signore», mentre al momento della pace «Scambiatevi il dono della pace» sostituisce «scambiatevi un segno di pace». L’altro cambiamento forse più importante insieme all’inclusivo fratelli e sorelle è la nuova formula di congedo dalla messa: il nuovo messale prevede «Andate e annunciate il Vangelo del Signore» per rendere il concetto della missione che comincia proprio una volta usciti dalla Chiesa.

Tra i sacerdoti che hanno deciso di adottare il nuovo messale a partire dalla Pasqua c’è anche don Enrico Bricchi, parroco di Abbadia e Osimo Stazione. Il sacerdote, che gestisce due parrocchie e dunque vuole partire in tandem con entrambe, sottolinea la necessità di preparare i fedeli spiegando il senso delle modifiche introdotte: «Nelle prossime messe preparerò i fedeli».