Centro Pagina - cronaca e attualità

Attualità

Debacle 5 Stelle, Mercorelli: «Il Movimento non è finito, va rifondato»

Il candidato presidente dei pentastellati fa una analisi dopo le regionali e traccia le linee per il Movimento che ha perso oltre 10 punti in questa tornata elettorale

Gian Mario Mercorelli

ANCONA – «Il Movimento 5 Stelle va rifondato e centralizzato». Ne è convinto il candidato presidente dei pentastellati, Gian Mario Mercorelli. Nel commentare l’esito delle urne che vede i grillini marchigiani perdere voti e passare dal 18,89% incassato nelle regionali 2015 al 7,12% dell’attuale tornata elettorale, Mercorelli parla di un calo di consensi dovuto ad un «Movimento confuso e caotico sul territorio, dove terminata la fase “mandiamoli tutti a casa” ora deve strutturarsi in maniera più presente e organizzata».

Il candidato presidente, che non è riuscito ad essere eletto in Consiglio regionale, pone l’accento su quella che ritiene essere «una grossa emorragia, come 100 piccole punture delle quali ognuna versa una goccia di sangue» e che starebbe portando lentamente «e senza accorgercene»  alla perdita di consensi, ma puntualizza, «le nostre idee sono ancora vincenti».

Insomma, secondo Mercorelli il Movimento 5 Stelle non è finito, tutt’altro, se ben organizzato «ha ancora un potenziale enorme» al di là delle batoste elettorali.  «Possiamo essere ancora vincenti, ma senza organizzazione non si va da nessuna parte: ora siamo nella condizione in cui uno si sveglia alla mattina e parla a nome del Movimento, creando confusione. Per questo poi chi va a votare preferisce farlo per chi è definito, come il centrodestra e centrosinistra».

Serve dunque un «centro regionale di smistamento, che deve dettare linee che poi vanno seguite, non si può più andare ognuno per conto proprio, siamo una squadra dove tutti devono indossare le stessa maglia». Mercorelli spiega che fin dall’inizio sapeva già che il rischio era quello di rimanere fuori dal Consiglio regionale, e osserva che sulla perdita di consensi ha pesato ovviamente anche la spaccatura con la dispersione di voti derivata dalla fuoriuscita degli ex pentastellati Romina Pergolesi e Gianni Maggi, confluiti nella lista Marche Coraggiose, a sostegno di Maurizio Mangialardi. 

E parlando di Maggi rimarca il fatto che l’ex capogruppo consiliare del Movimento 5 Stelle aveva votato l’emendamento che non consentiva ai candidati presidenti di potersi candidare anche in Consiglio, una mossa che Mercorelli ha inteso come torto personale e che osserva «ha fatto perdere tempo prezioso della campagna elettorale» per la consapevolezza che sarebbe stato fuori da Palazzo Leopardi. Insomma Maggi e la Pergolesi farebbero parte, secondo Mercorelli, di quelle «emorragie» di consensi che stanno affliggendo il Movimento, ma osserva anche che il risultato nelle Marche è in linea con una perdita di consensi a livello nazionale.

Intanto garantisce la sua piena collaborazione alle due consigliere elette dal Movimento, Simona Lupini e Marta Ruggeri, «sono due donne estremamente preparate». I 5 Stelle «hanno un buon prodotto – conclude – , ma non abbiamo la rete commerciale per venderlo», per questo occorre una strutturazione più capillare e centralizzata».