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Digitalizzazione del patrimonio culturale, siglata convenzione tra Università Politecnica e ministero della Cultura

È stata sottoscritta questa mattina, nella sede dell'Ateneo dorico, la convenzione triennale per la conservazione della memoria storica delle tradizioni, rievocazioni, riti e festività. Il rettore Gregori: «Grande attenzione al territorio e alle sue esigenze»

Il rettore dell'Università Politecnica delle Marche Gregori e il direttore dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale Leandro Ventura siglano l'intesa

ANCONA – Valorizzare il patrimonio culturale delle Marche attraverso la sua digitalizzazione per conservarne la memoria storica e renderlo più facilmente fruibile. È uno degli obiettivi che si prefigge il protocollo d’intesa tra l’Università Politecnica delle Marche e l’Istituto Centrale per Il Patrimonio Immateriale del Ministero della Cultura siglato questa mattina ad Ancona nella sede dell’Ateneo dorico.

Nel dettaglio l’intesa vedrà la catalogazione e archiviazione di beni materiali e immateriali e darà spazio alla ricerca, all’acquisizione, alla condivisione e divulgazione di documenti e materiali, promuovendo studi, confronti e dibattiti scientifici. Previsti tirocini pratico-applicativi e assegnazione di tesi di laurea e di dottorato nell’ambito delle attività di ricerca delle parti.

Un accordo triennale, ma rinnovabile, come ha spiegato il rettore dell’Università Politecnica delle Marche Gian Luca Gregori, che per la prima volta apre alla collaborazione fra le due istituzioni per giungere alla digitalizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale. «Un tema di grande rilevanza» per una regione come le Marche, ha fatto notare il rettore, dal momento che «innesta» con gli ultimi accadimenti che si sono verificati nelle Marche:  il terremoto del 2016 e la pandemia che dal 2020 tiene sotto scasso il nostro Paese.

Gregori ha rimarcato che il sisma ha portato alla «distruzione del patrimonio materiale e immateriale» dell’entroterra colpito, mentre la pandemia ha condotto ad una «accelerazione dei processi di digitalizzazione, permettendo così di poter godere di patrimoni difficili da valorizzare». Una cornice nella quale l’accordo quadro con il ministero si prefigura come una novità importante. L’Università Politecnica delle Marche, svolge da diversi anni, attraverso più dipartimenti e strutture di ricerca, una attività specifica nel campo della digitalizzazione valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale.

Il rettore dell’Università Politecnica delle Marche ha fatto un parallelismo tra il progetto CampusWorl, i cui risultati sono stati presentati nella giornata di ieri – 9 giugno – alla Loggia dei Mercanti di Ancona, e il protocollo siglato con il ministero, sottolineando come entrambe le iniziative pongano da un lato «una grande attenzione al territorio e alle sue esigenze, andando a rispondere ai bisogni» che emergono, e dall’altro viene posta una grande attenzione al mondo, consentendo di poter fruire in maniera più semplice del patrimonio di una terra, grazie ai nuovi strumenti. Fondamentale per Gregori, il coinvolgimento degli studenti nell’attività di ricerca, che vede proprio l’università Politecnica piazzarsi al 290esimo posto tra gli Atenei del mondo per la ricerca, un risultato «straordinario» e fonte di orgoglio, come ha sottolineato.

Da sinistra Paolo Clini, Gian Luca Gregori, Leandro Ventura, Barbata Toce e Francesco De Melis

Il direttore ad interim dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale, Leandro Ventura, ha spiegato che con le Marche sono stati attivati una serie di progetti di tutela e valorizzazione del patrimonio demoetnoantropologico e del patrimonio culturale immateriale, tra cui la documentazione, la tutela, la valorizzazione e la salvaguardia delle rievocazioni storiche. Progetti che vanno dalla valorizzazione della cultura marinara, alla conservazione della memoria di tradizioni, grazie alla realtà aumentata e virtuale, e alle tecnologie più innovative, che consentiranno in questo modo, proiezioni pubbliche e installazioni.

Ventura ha parlato di «rapporto biunivoco» tra ministero e politecnica, dove l’Istituto Centrale per Il Patrimonio Immateriale, si occupa del piano antropologico e del lavoro sul patrimonio, mentre l’Università, con le tecnologie e la ricerca, lo dematerializza. Un connubio fondamentale. specie nelle aree terremotate dove «è importante in ottica di rinascita, recuperare la memoria storica» di questo patrimonio andato perso. Un elemento che può agire da «incentivo per un nuovo sviluppo di questi centri» e il ministero ha già stretto numerosi accordi con comuni e realtà locali. Tra i progetti già attivi ci sono quello per la valorizzazione della civiltà marinara a Porto San Giorgio e della cultura marinara a Fano, ad Urbino è attivo un progetto per la valorizzazione del paesaggio del Montefeltro, poi le rievocazioni storiche, fra le quali il Palio dell’Oca a Cagli, il Carnevale ad Offida e la festa dell’Assunta a Fermo. 

Il professor Paolo Clini, responsabile scientifico della convenzione e delegato ai beni culturali dell’Università Politecnica delle Marche, ha sottolineato che il progetto assume un significato «enorme» in questo momento storico e che rappresenta «una delle chiavi di ripresa del territorio. Il patrimonio immateriale ha stesso valore di quello materiale – spiega – ne conserva memoria e tradizione». «Si apre una bellissima avventura» ha proseguito, sottolineando che il progetto metterà in campo una serie di figure professionali dotate di competenze multidisciplinari, con un impatto positivo anche dal punto di vista occupazionale.

Un momento della presentazione dell’accordo

Nel corso della conferenza stampa, è stato sottolineato che secondo l’Unesco il patrimonio culturale non è dato esclusivamente da monumenti e oggetti d’arte, ma è rappresentato anche da tradizioni trasmesse di generazione in generazione in maniera orale (linguaggio), con spettacoli, rievocazioni, riti e feste.

Radici culturali e identità territoriali delle comunità locali che in questo modo potranno essere conservate. Nelle Marche sono circa 56 i musei demoetnoantropologici tra le province di Pesaro-Urbino, Ancona, Macerata, Fermo e Ascoli Piceno, tra i quali alcuni non riguardano la cultura locale, ma conservano collezioni di oggetti provenienti da altri paesi del mondo.