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Covid e nuove cure. Clementi: «Tra farmaci e nuovi vaccini il futuro è ricco di novità»

A spiegarci le novità terapeutiche è il professor Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano

Il professor Massimo Clementi

ANCONA – Nuovi farmaci e vaccini aggiornati in base alle nuove varianti del virus in circolazione. Sono gli strumenti che saranno presto a disposizione della medicina nella battaglia contro il Covid-19. Risorse importanti nel contrastare il virus, che lasciano ben sperare per il futuro.

Sono sostanzialmente due i grandi gruppi principi terapeutici sui quali la ricerca sta compiendo passi da gigante: da un lato ci sono i farmaci che interferiscono con la replicazione virale e dall’altro quelli che bloccano l’ingresso del virus nella cellula.  A spiegarci le novità terapeutiche è il professor Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

«Le prime sono degli inibitori della Rna polimerasi virale – afferma Clementi – , principi terapeutici valutati anche per altri virus, tanto che tra i farmaci che ci hanno consentito di giungere alla vittoria nei confronti del virus dell’Epatite C, c’è proprio uno di questi». Il virologo spiega che questo tipo di inibitori agiscono bloccando l’enzima principale per la replicazione virale, «inserendo un nucleotide modificato, il quale blocca la replicazione». Sostanze attive se il virus non sviluppa mutazioni resistenti «ed è proprio su questo aspetto che si gioca la sfida».

L’altra classe di principi terapeutici è quella dei farmaci che bloccano l’ingresso del virus nella cellula, si tratta degli anticorpi monoclonali. «Ne sono stati sviluppati di diverso tipo» prosegue, alcuni attivi solo contro una determinata variante e altri contro più varianti, ma la ricerca farmacologica si sta concentrando sullo sviluppo di monoclonali che possano essere attivi nei confronti di più coronavirus in contemporanea, un centinaio di questi sono già a buon punto.

Secondo il virologo «già alla fine di quest’anno una parte consistente di questi nuovi farmaci» potrebbero essere pronti per la valutazione nella pratica clinica, la cosiddetta fase due. Ma intanto la ricerca fa progressi anche nel campo dei vaccini contro il Covid-19 e in questi giorni il dibattito del mondo scientifico è concentrato sulla terza dose.

«Si sta valutando per la terza dose – spiega – , quella che potrebbe essere somministrata negli over 60 già a partire dal mese di ottobre, se debba essere identica alle prime due inoculate o se modificata, tarandola sulle nuove varianti, come avviene per l’influenza che ogni anno vede la somministrazione di un vaccino nuovo».

«Tra farmaci e nuovi vaccini direi che il futuro è abbastanza ricco di novità» fa notare Clementi. Tornando al tema del green pass, che sarà introdotto dal 6 agosto per accedere ad alcune attività, e sulle manifestazioni di protesta che si stanno tenendo un po’ in tutto il Paese, il virologo ritiene che «i no-vax veri sono una parte residuale» dei manifestanti, circa «il 2-5%», mentre l’altra fetta di persone che scendono in piazza sarebbero state «distratte dalla vaccinazione dall’enfasi data alle reazioni avverse avvenute dopo la vaccinazione».

Reazioni che tiene a precisare sono state contenute in un range inferiore «1 su 1milione di vaccinazioni». Numeri «dello stesso ordine» di quelli che si verificavano dopo la vaccinazione di Sabin, il medico polacco che sviluppò il vaccino contro la poliomielite.

Sulla variante Delta che si sta diffondendo divenendo ormai prevalente sulle altre, spiega che «l’infezione arriverà all’apice per poi diminuire, come sta avvenendo in Gran Bretagna, malgrado le liberalizzazioni adottate. Merito della vaccinazione». Secondo il virologo per garantire una ripresa delle lezioni in presenza e in sicurezza, senza stop&go, è necessario che «l’80% della popolazione generale, dai 12 anni in su, si vaccini».