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Coronavirus, al supermercato come in trincea: «Viviamo nel terrore del contagio»

Ogni giorno sono in prima linea tra le corsie e nelle casse dei negozi alimentari bardati con mascherine e guanti per evitare la diffusione dell'epidemia. Come stanno vivendo questo momento? Ecco il racconto di una di loro

In fila davanti al supermarket ad Ancona

ANCONA – Supermercati e alimentari come in trincea. Dall’inizio dell’emergenza coronavirus in prima linea ci sono anche loro, i dipendenti di supermercati e negozi di generi alimentari che insieme ai lavoratori degli altri servizi essenziali permettono al Paese di andare avanti. La paura del contagio però è forte tra loro, in contatto continuo con tante persone, di cui non sanno nulla, tanto meno se hanno contratto il coronavirus oppure no. Se possiamo ancora mettere un pasto in tavola è grazie a loro, che non si sono tirati indietro e ogni giorno si recano regolarmente al lavoro pur fra mille timori.

Nonostante siano bardati con le mascherine si riesce comunque a intravedere sul loro volto la cortesia che da sempre li contraddistingue, solo che in questi giorni duri ha assunto una sfumatura diversa, quella dell’apprensione.

«Andare al lavoro comincia a diventare stressante perché stando in mezzo ai colleghi e alla gente il pericolo di contagio aumenta racconta Rita Simonetti, dipendente del supermercato Le Coccinelle di Osimo – . Fa rabbia ascoltare le persone che si lamentano perché devono restare a casa , dovrebbero andare ad aiutare negli ospedali piuttosto che lamentarsi. Noi che lavoriamo nei supermercati a casa non ci possiamo stare, ogni giorno dobbiamo andare al lavoro, bardarci con mascherina e guanti e per fortuna che li abbiamo, ma proprio perché sono merce rara cerchiamo di stare attenti al massimo: io non bevo mai fino a fine turno per paura di toccare in maniera sbagliata la mascherina. Viviamo nel terrore del contagio, nonostante il nostro sia uno dei supermercati più sicuri dal momento che ha corsie larghe, igienizzanti all’ingresso, mascherine per tutti i dipendenti e casse aperte una ogni due per garantire la massima sicurezza».

Lo stesso quadro viene delineato anche da Paola Crispiani, cassiera all’Ipercoop di Cesano di Senigallia. «La nostra azienda si è attivata da subito con gel, mascherine, guanti e barriere di plexiglass per schermare le casse, ma di mascherine Ffp2 ne abbiamo una a testa per cui cerchiamo di riutilizzarle e disinfettarle piuttosto che stare senza. Altre colleghe indossano le mascherine in panno carta fornite dall’azienda perché le Ffp2 non si trovano più. Il timore del contagio c’è sempre quando veniamo al lavoro ed è accentuato anche dal fatto che alcune persone non hanno ancora capito che bisogna rispettare le regole per evitare di diffondere ulteriormente l’epidemia. Ci sono alcuni che vengono tutti i giorni al supermercato anche solo per acquistare il pane e il latte, non capiscono che è meglio limitare la spesa a pochi giorni alla settimana acquistando più cose alla volta. Inoltre non tutti rispettano la distanza di almeno un metro da tenere con le altre persone. Poi ci sono quelli che vengono in due, o addirittura con i figli al seguito anche se è proibito, per non parlare di quelli che vengono da fuori comune rischiando di prendersi una denuncia. Tutto questo ci crea una profonda tensione, così come il vedere i clienti che vengono a fare la spesa senza mascherina e neanche una sciarpa per coprire bocca e naso, e senza indossare i guanti. Ci vuole più attenzione, per il bene di tutti». La Crispiani inoltre spiega che sarebbe opportuno prevedere la chiusura domenicale per consentire ai dipendenti dei supermercati il «necessario recupero psicofisico». 

Intanto anche fuori dai negozi c’è preoccupazione. Un sentimento che in alcuni casi può esprimersi in una tensione vera e propria, come è accaduto ieri alla Coop di Ancona (zona Piano), dove fra due persone che erano in fila con i carrelli è scoppiato un diverbio che ha rischiato di passare dalle parole ai fatti. Segno di una apprensione che cresce nella popolazione, per il sentimento di incertezza dilagante dovuto al fermo delle attività produttive.