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Coronavirus e plasma iperimmune, via libera alla sperimentazione anche nelle Marche

Approvato all'unanimità il protocolloIlo. Nei giorni scorsi, in seguito alle richieste di precisazione di alcuni punti da parte del Comitato Etico, l'iter era stato momentaneamente sospeso. Giacometti: «Sono felice, ma ovviamente. dobbiamo attendere il verbale definitivo»

Plasma

ANCONA – È stato approvato in poco più di un’ora e all’unanimità il protocollo per la sperimentazione del plasma iperimmune sulle persone affette da coronavirus. Si chiude così, positivamente, un capitolo che ha suscitato una forte polemica scaturita in seguito alle richieste di precisazioni giunte dal Comitato Etico in merito ad alcuni punti del protocollo. Il Comitato Etico ha dato dunque il via libera alla sperimentazione che potrà così partire anche nelle Marche già dalla mezzanotte.

Nei giorni scorsi l’iter era stato momentaneamente sospeso nell’attesa che fossero sistemati alcuni punti del protocollo fra i quali anche degli allegati. Ma l’intoppo era stato letto da alcuni come uno stop definitivo alla sperimentazione, ora il via libera risolve la questione. A bloccare il parere del Comitato Etico, la richiesta di avere maggiori dettagli sul consenso informato sia del donatore che del ricevente. In pratica il Comitato Etico aveva chiesto che nel protocollo di sperimentazione venissero maggiormente dettagliati gli aspetti legati alla comunicazione al paziente degli effetti collaterali della donazione, i criteri di inclusione e di esclusione, e le modalità di somministrazione della terapia. Una richiesta evasa già nel tardo pomeriggio di ieri.

Ad essere interessati dalla sperimentazione saranno circa un centinaio di pazienti selezionati tra quelli in fase di sviluppo della viremia, cioè che non hanno ancora raggiunto lo stadio più grave della malattia.

«Nessuno stop dunque – commenta il presidente regionale Luca Ceriscioli – i fatti dimostrano la verità fino in fondo. E’ stato creato un allarme inutile, generando convincimenti e preoccupazioni infondate per i cittadini e soprattutto approfittando della fragilità delle persone malate. Come sempre forniremo una informazione trasparente e puntuale, anche su questo tema, coinvolgendo gli esperti e i tecnici, con lo stile che proprio in questi giorni ci ha portato anche il riconoscimento del Sole 24 Ore Infodata, che ci pone tra le Regioni che stanno comunicando l’emergenza in modo completo, trasparente e puntuale, con i dati e con i fatti».

Una terapia, quella con il plasma dei pazienti guariti dal coronavirus, nel quale sono presenti gli anticorpi, che ha già mostrato dei dati di efficacia, come spiega il professor Andrea Giacometti, primario della Clinica di Malattie Infettive, che commenta con soddisfazione il via libera del Comitato Etico: «Sono felice, ma ovviamente dobbiamo attendere il verbale definitivo».

Il primario che, insieme ai colleghi degli altri ospedali marchigiani, ha seguito fin dall’inizio l’iter del protocollo spiega che secondo «il report dell’ospedale San Matteo di Pavia, dove il plasma iperimmune è stato sperimentato, ha mostrato una riduzione della mortalità dal 15 al 6%». Un dato che lascia ben sperare. Oltretutto come osserva il primario degli Ospedali Riuniti di Ancona, «anche nelle Marche la mortalità, che attualmente è del 14%,  potrebbe essere abbattuta con l’impiego del plasma iperimmune al 6% come avvenuto a Pavia».

I pochi contagi e gli ospedali che si stanno lentamente svuotando dei casi gravi, stanno praticamente creando una situazione per la quale «i donatori sono più dei potenziali riceventi – spiega il primario -. Da giorni, alla Clinica di Malattie Infettive di Torrette non ricoveriamo più pazienti con polmoniti da coronsvirus, ma solo pazienti positivi al tampone e affetti da altre patologie, che quindi non possono essere accolti nelle degenze non covid».

«Diverse persone, guarite dall’infezione, si sono messe a disposizione per donare il loro plasma, ma la terapia – precisa il primario – va data nella prima fase dell’infezione, quella in cui il virus si moltiplica, negli stadi successivi non ha più senso».

Certo che il plasma donato potrà essere stoccato e messo a disposizione per essere impiegato nel caso di un nuovo colpo di coda dell’epidemia. Come osserva Giacometti «il virus circolerà ancora nei prossimi mesi, diventando endemico, ora potrà essere sperimentato su quei pochi casi di contagio ancora rimasti».