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Coronavirus: immunità, bambini e fase due. Clementi: «App utile se abbinata ai tamponi»

Il direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano, interviene sullo studio pubblicato nella rivista scientifica Nature che avrebbe mostrato una protezione al virus. Ecco cosa ci ha detto anche sulla fase due

ANCONA – «Rientra nella normalità che ​al termine del decorso delle infezioni virali ci sia una risposta immunitaria anticorpale. Questo studio ha messo in evidenza la dinamica di comparsa degli anticorpi durante e dopo l’infezione da Sars CoV2». Interviene così Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano, sullo studio pubblicato nella rivista scientifica Nature Medicine da un gruppo di ricercatori cinesi che hanno esaminato un campione di 285 pazienti affetti da Covid-19 il 100% dei quali è risultato positivo alle immunoglobuline G (IgG) e M (IgM) mostrando quella che a prima vista potrebbe apparire una acquisita protezione al virus. Ma è davvero così? La risposta è che questo non è certo secondo il virologo.

La ricerca lascerebbe infatti ancora aperti una serie di interrogativi: «Questi anticorpi rappresentano solo una traccia dell’avvenuta infezione – osserva il professor Clementi – o possono essere considerati protettivi e quindi neutralizzanti e nel caso questa immunizzazione quanto dura nel tempo?». Domande che «al momento non hanno ancora risposte certe» anche perché, come evidenzia il virologo è presente «una variabilità soggettiva nella risposta immune».

Sull’ipotesi di reinfezione al virus, Clementi chiarisce che si tratta in realtà di una «persistenza della positività al tampone». «Molti di questi casi segnalati come reinfezioni – spiega – sono probabilmente soggetti con una transitoria negatività al virus». Insomma il Covid-19 in realtà non se ne era mai andato ed è quindi riapparso al tampone. «La positività è rilevabile in quasi tutti i pazienti per una settimana o due dalla comparsa dei sintomi, ma sono stati osservati casi in cui il virus ha replicato molto più a lungo».

Massimo Clementi, direttore Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano

Parlando della fase due, Clementi spiega che la App Immuni, per il tracciamento dei contatti dei contagiati potrà rivelarsi «utile se abbinata ai tamponi». «Il virus allenterà la morsa nei mesi estivi – prosegue – e potrebbe mantenersi a livelli molto bassi, ma questo non ci deve autorizzare ad allentare il distanziamento sociale e le misure di sicurezza come mascherina, guanti e igiene». «Al mare si potrà andare stando più lontani e adottando tutti quei comportamenti adeguati ad evitare il contagio», inoltre sulle zone dove non ci sono contagi da settimane, «valuterei  di riaprire su base geografica». Poiché tutte le organizzazioni hanno mostrato grande sensibilità verso le misure preventive, il vero problema che si porrà con le riaperture delle attività produttive secondo Clementi è quello di garantire la mobilità in sicurezza sui mezzi pubblici, una vera e propria sfida anche perché il rischio di una seconda ondata in autunno, fra ottobre e novembre non può essere escluso.

Nel frattempo però occorrerà convivere con il virus e inevitabile sarà il ritorno alla socialità anche per i bambini. In questo senso il virologo si esprime favorevolmente sulle riaperture dei centri estivi che definisce «inevitabili» dal momento che «non si potrà tenere i bambini chiusi in casa aspettando che non ci siano più casi di infezione». Per quanto riguarda il paventato legame tra i casi di Sindrome di Kawasaki e il Covid-19 che si sarebbero verificati in alcuni bambini del bergamasco, precisa che la malattia «che ha una base immunitaria, si può associare a più di una virosi e anche a infezioni batteriche».

Intanto però ci sono dei dati positivi che lasciano ben sperare: «Oltre al numero dei contagi che scende lentamente, le terapie intensive si stanno progressivamente svuotando – osserva il professor Clementi – e questo mostra che la gravità clinica dell’infezione, come sempre avviene nelle nuove infezioni virali, sembrerebbe in attenuazione» Un trend che se venisse confermato nel tempo significherebbe che il virus è diventato meno aggressivo.

«Non possiamo più rischiare di farci trovare impreparati nella gestione di una pandemia di queste proporzioni – conclude – , occorre capire che sono eventi correlati alle modificazioni avvenute nello stile di vita, nelle abitudini alimentari e in seguito al maltrattamento ambientale, questo ha un prezzo che paghiamo inevitabilmente».