Centro Pagina - cronaca e attualità

Attualità

Bilò (Lega) scende in campo: «Le Marche devono tornare ad essere protagoniste»

L’ex sindaco di Numana ed ex vicedirigente della Digos di Ancona, presenta i punti cardine del suo programma elettorale. Ecco le priorità

Mirko Bilò

NUMANA – Dare un contributo allo sviluppo e al rilancio del territorio «per troppo tempo lasciato fuori dai grandi progetti» e dalle traiettorie di sviluppo, tanto da scivolare, rovinosamente, verso le prime regioni del Sud d’Italia. È con questo obiettivo che l’ex sindaco di Numana e vicedirigente della Digos di Ancona, Mirko Bilò, è sceso in campo per le elezioni regionali del 20 e 21 settembre nelle schiere della Lega a sostegno del candidato presidente di centrodestra Francesco Acquaroli.

Capisaldi del suo programma elettorale: sicurezza, sanità più attenta ai cittadini, rilancio economico, occupazione, infrastrutture, turismo e cultura. Già vicepresidente del Sistema Turistico Provinciale “La Marca Anconitana”, componente della giunta del Parco del Conero e tra i fondatori dell’associazione Riviera del Conero, componente Anci e Ancri, Bilò ha alle spalle oltre 20 anni di esperienza come amministratore locale, ed è responsabile provinciale degli Enti Locali per la Lega, oltre che responsabile della sezione di Numana del partito.

«Lo sviluppo economico di una regione – spiega – passa per un piano in grado di includere ogni singolo comune e territorio, nell’ambito di una più ampia visione complessiva che tenga insieme tutte le realtà presenti». L’obiettivo è quello di mantenere le attività produttive e imprenditoriali, saldamente ancorate al territorio per garantire l’occupazione.

Fra le priorità del candidato anche la valorizzazione delle potenzialità turistiche della regione, che possono fare da volano all’economia, non solo grazie alle bellezze del territorio, ma anche alla ricchezza culturale, storico-artistica e artigianale, che contraddistingue l’identità dell’unica regione italiana “al plurale”. Un Dna, che per essere valorizzato al massimo, deve essere in grado di intercettare non solo il turismo nazionale, ma anche quello straniero.

«Una opportunità che può essere colta – prosegue Mirko Bilò – solo tramite una riqualificazione delle infrastrutture della nostra regione: un passo non più procrastinabile». Porto e Aeroporto «devono diventare propulsivi per le Marche, ma serve anche una efficace viabilità autostradale e un collegamento con le aree interne, il Tirreno e la Capitale».

Fra i nodi critici, le opere viarie da concretizzare (Fano-Grosseto, Quadrilatero, Salaria) e l’ammodernamento delle tratte ferroviarie che frenano fortemente turismo e imprese. «Avere infrastrutture efficienti spinge le realtà imprenditoriali ad investire sul territorio, portando occupazione e benessere – spiega –, inoltre valorizza le imprese che danno lustro al territorio, come ad esempio la cantieristica navale di lusso con tutto il suo indotto.

Negli ultimi anni c’è stata una moria di imprese nelle Marche: si pensi al comparto del mobile nel Pesarese, a quello del bianco a Fabriano, al calzaturiero nel Fermano o alla meccanica di precisione nell’Ascolano. Dobbiamo ridare centralità ed appetibilità ai nostri territori, anche attraverso una riqualificazione delle funzioni dei centri per l’impiego che devono diventare veri punti di incontro tra domanda ed offerta, tra esigenze reali delle imprese e forza lavoro esistente sul territorio».

Fondamentale poi garantire una sanità più accessibile ed attenta ai cittadini, potenziando i servizi territoriali e rafforzando la rete assistenziale rivolta alle fasce deboli della popolazione, come anziani, disabili e persone affette da patologie croniche. Ma tra i capisaldi del programma di Mirko Bilò c’è anche il potenziamento dei servizi e della rete assistenziale rivolta alle famiglie che hanno bambini e ragazzi con problematiche di apprendimento e sviluppo neuropsicomotorio.

Dulcis in fundo, la sicurezza, un vero e proprio mantra per il candidato: «Troppe volte la sicurezza viene nominata e sbandierata come fosse un semplice slogan – chiarisce -, ma nel corso della mia carriera nella Polizia di Stato, ho compreso che è un diritto che va garantito e tutelato».