Centro Pagina - cronaca e attualità

Attualità

Telefonia, rimborsi per fatturazione a 28 giorni

Il caso era scoppiato nell’autunno del 2017. Ora si attende la sentenza del Consiglio di Stato. Ma chi restituisce ai consumatori quello che hanno versato in più?

ANCONA – Il caso delle bollette a 28 giorni è scoppiato nell’autunno del 2017, quando le Compagnie telefoniche con un blitz, hanno cambiato i periodi fatturazione passando da mensile a 28 giorni, con il risultato che abbiamo pagato tre giorni in più per ogni mese, ossia 13 mensilità l’anno invece che 12.

Le Associazioni dei Consumatori si sono da subito opposte a questa prassi, tanto che abbiamo ottenuto una legge che oggi prevede espressamente che la fatturazione deve essere mensile.

Ad aprile 2018 l’Agcom-Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha vietato alle compagnie telefoniche questa pratica scorretta, obbligandole a tornare alla fatturazione mensile, e quindi le compagnie sono tornate a fatturare mensilmente, ma con un problema: chi restituisce ai consumatori quello che hanno versato in più?

L’Agcom ha stabilito che le compagnie dovevano procedere ai rimborsi, che inizialmente erano previsti per dicembre 2018, poi la data è stata spostata a marzo 2019 e infine a maggio 2019. Le Compagnie telefoniche hanno fatto opposizione in tutte le sedi, rivolgendosi infine al Consiglio di Stato chiedendo la sospensiva dei rimborsi fino alla decisione del Consiglio di Stato stesso. Tuttavia, a favore dei consumatori, il Consiglio di Stato ha rigettato la sospensiva, e quindi le Compagnie dovranno procedere ai rimborsi, però nulla sarà definitivo fino all’udienza davanti al Consiglio di Stato, che sarà il prossimo 4 luglio, quando dovrà essere decisa anche la data entro la quale gli operatori telefonici dovranno rimborsare i clienti.

I rimborso potranno avvenire in due diverse modalità:
– rimborso in contanti in bolletta;
– un periodo gratuito, per tutti i giorni pagati in più;
– su proposta delle Compagnie telefoniche: attivazione per un certo periodo di servizi aggiuntivi gratuiti (come ad esempio, la segreteria telefonica, il servizio che permette di sapere chi ci chiama oppure la televisione via internet…)

«Segnaliamo che alcune compagnie hanno già iniziato ad inserire in fattura la loro proposta di servizi gratuiti, già a partire dal mese di giugno, ma occorre fare molta attenzione. Infatti i consumatori sono liberi di scegliere il servizio gratuito al posto del rimborso in fattura, ma deve essere chiaro che con l’accettazione del servizio gratuito si  perde il diritto ad avere il rimborso sotto altra forma; deve dunque essere chiaro che il consumatore può non accettare la proposta della Compagnia telefonica e avvalersi invece del rimborso in bolletta», spiega Adiconsum Marche.

Adiconsum Marche invita pertanto i consumatori a fare molta attenzione, a verificare la convenienza dell’offerta dei servizi gratuiti e anche se rispondono alle proprie esigenze, sapendo comunque che hanno il diritto di non accettare l’offerta e richiedere il rimborso in bolletta. «Per tutti coloro che nel frattempo hanno cessato la linea o hanno cambiato operatore permane il diritto ad avere il rimborso, che verrà effettuato in questo caso mediante ristoro economico. Rimandiamo a dopo il 4 luglio, una volta che il Consiglio di Stato avrà emesso la propria sentenza, eventuali aggiornamenti, anche sulle modalità operative per procedere alla richiesta di rimborso», dice Loredana Baldi, Adiconsum Marche.