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Accoglienza migranti, Anci Marche preoccupata per i criteri su permessi di soggiorno e residenza

Nuove problematiche sorgono dopo la modifica ai criteri per ottenere la residenza in Italia (e quindi i servizi) da parte di stranieri richiedenti asilo

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ANCONA – L’Anci Marche torna sul delicato tema dell’accoglienza degli immigrati. A intervenire è il presidente regionale Maurizio Mangialardi, non convinto delle norme che negano la possibilità di concedere la residenza a chi ha un permesso di soggiorno.

L’articolo 13 della legge 132 stabilisce che il permesso di soggiorno rilasciato al richiedente asilo costituisce sì un documento di riconoscimento, ma non basterà più per iscriversi all’anagrafe e quindi avere la residenza. Non avere la residenza significa in poche parole non poter usufruire dei servizi come l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale (ssn) o ai centri per l’impiego.

Tali servizi e opportunità potranno essere assicurati solo nel luogo di domicilio, che tradotto significa il Centro di accoglienza straordinaria o un Centro permanente per il rimpatrio. Una contraddizione in termini che non tiene nemmeno in considerazione la disponibilità all’accoglienza manifestata dalle città marchigiane che hanno gestito le presenze di migranti richiedenti asilo in questi anni.

Maurizio Mangialardi, presidente di Anci Marche e coordinatore nazionale dei presidenti delle Anci regionali ha chiesto al governo di tenere conto delle istanze dei sindaci.
«Tale norma, così com’è stata approvata, non tutela i diritti delle persone. La commissione immigrazione dell’Anci, all’unanimità, indipendentemente dall’appartenenza politica dei singoli componenti, si era espressa negativamente sul provvedimento, ritenendo che i diritti umani non fossero negoziabili. Bene ha fatto Decaro – ha affermato Mangialardi – a chiedere di istituire un tavolo di confronto in sede ministeriale per definire le modalità di attuazione e i necessari correttivi. Credo ci sia spazio per apportare le necessarie modifiche come dovrebbe accadere alla norma sulla tassazione dell’Ires per gli enti no profit. Fare un passo indietro non sarebbe un segno di debolezza ma di intelligenza».