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Ascoli Piceno

Vertenza RCF, l’ad Vicari incontrerà i lavoratori di San Benedetto

A sorpresa l'azionista del gruppo di Reggio Emilia discuterà con i dipendenti marchigiani. Questa visita nel sito dove lavorano 23 addetti del suo gruppo fa tremare sindacati e lavoratori: si teme che l'amministratore voglia fare proposte divisive

Lo stabilimento Rcf a San Benedetto

ASCOLI – A sorpresa l’amministratore delegato della RCF, Arturo Vicari ha annunciato di volver incontrare di persona i lavoratori dello stabilimento di San Benedetto, a rischio di chiusura. Il confronto avverrà venerdi mattina, 5 febbraio. Lo riferiscono fonti sindacali.

Vicari, che è anche azionista di maggioranza dell’azienda di Reggio Emilia che produce sistemi audio professionali, aveva fatto saltare il tavolo in Regione Marche che erano stato fissato da tempo per lunedi scorso 1 febbraio. Tre giorni prima aveva comunicato ai sindacati e alle istituzioni di essere indisponibile. Così il confronto è stato rinviato a data da destinarsi.

Ora questa visita nel sito di San Benedetto, dove lavorano 23 addetti del suo gruppo – a Reggio sono oltre 250 – da un lato fa ben sperare i dipendenti circa la possibilità di un dialogo sul futuro della fabbrica, il cui nuovo stabilimento era stato inaugurato appena tre anni. Dall’altro però fa temere che il capo della RCF voglia puntare a dividere i lavoratori, presentando offerte che incentivino l’esodo dei dipendenti.

«Ci hanno già proposto l’eventualità di un impiego a Reggio Emilia – dice un membro della RSU – ma senza conoscerne le condizioni. Di fatto ci sono solo due donne che sono vicine alla pensione e potrebbero accettare una buonuscita più alta per uscire dalla produzione. Ma gli altri no – aggiunge il rappresentante sindacale – e tutti vogliono continuare a lavorare, non accettare soldi che poi non garantiscono un futuro».

Nel frattempo nel sito sambenedettese si continua ad operare 5 giorni su 5, anche per smaltire le commesse che cerano state già acquisite. Ma questo non significa che le prospettive siano rosee. Tanto più che la proprietà aveva già iniziato a trasferire materiali dalla fabbrica già a dicembre, prima dell’annuncio choc di gennaio che prevedeva la chiusura.

Un annuncio che nessuno si aspettava, anche perchè lo stesso Vicari prima di Natale aveva scritto lettere dal tono diverso ai suoi dipendenti. Ma forse non si riferiva a tutti: «Ci auguriamo che le istituzioni facciano valere il fatto che l’azienda ha ottenuto un prestito bancario garantito dallo Stato, per superare questa fase di crisi – sottolinea lo stesso membro della Rsu di fabbrica – e quindi non dovrebbero procedere a licenziamenti quando ci sono soldi pubblici in ballo. Un tavolo in Regione deve essere riaperto».

In tutta questa vicenda, si nota l’assenza dell’Amministrazione comunale di San Benedetto, che non hai mai contatto alcun dipendente per conoscere la situazione e magari aiutare a trovare una soluzione per molti lavoratori e loro famiglie.