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Ascoli Piceno

Ascoli, i ristoratori protestano: «Così non si può lavorare, ci vogliono regole più chiare»

Per gli operatori della ristorazione e le associazioni di categoria le norme attuali sono incomprensibili : «Ci vogliono certezze per lavorare con regolarità». Indicazioni urgenti anche per la stagione estiva

riaperture all'aperto di ristoranti, bar e locali; dehors; ristorazione; pubblici esercizi

ASCOLI PICENO – «Regole di sicurezza e salute prima di tutto. Ma quello che non si capisce, non si capisce e basta».  Tonino Scipioni, imprenditore del settore ristorazione, titolare del «Donna Rosa» di Roccafluvione (Ap) e da poco presidente dei Ristoratori della Cna di Ascoli Piceno, rilancia la protesta degli operatori del settore e spiega quello che non riesce proprio a comprendere delle norme in vigore per contrastare il covid .

Tonino Scipioni

«Come ristoratore – dice Scipioni – posso attivare una convenzione con un ufficio o un’azienda del mio territorio ed essere quindi equiparato a una mensa aziendale. Fatto questo, a pranzo o a cena quattro collegi dello stesso ufficio o della stessa fabbrica possono venire nel mio ristorante e mangiare anche al chiuso. Però se uno di questi, il giorno dopo vuole venire da me con la moglie o con il marito li posso far sedere solo se ho tavoli all’aperto, ma non posso al chiuso».

Insomma norme incerte e poco comprensibili sia agli imprenditori che ai cittadini, che vogliono godersi dopo tanto tempo di stop, un momento di relax al ristorante in compagnia di congiunti o amici. A questo si aggiunge anche la scelta governativa di impedire l’attività nei locali al chiuso. Disposizione che sta causando non pochi problemi e disagi anche a chi possiede spazi all’aperto di una certa rilevanza.

«Dopo un anno e mezzo di stop – spiega Ugo Marcelli, titolare della Cooperativa Case Rosse e presidente della Cia di Ascoli – ho riaperto il mio locale domenica scorsa, ma alla fine della giornata ho perso soldi invece di guadagnarli. Il vento che infastidiva i clienti, i posti a tavola ridotti, il distanziamento obbligato hanno ostacolato di molto il nostro lavoro, che non potrà mai tornare quello di prima se non si risolve il problema sanitario».

Olive ripiene all’ascolana

Storico produttore di olive ripiene all’ascolana, di quelle Dop, Marcelli lamenta anche un drammatico calo di vendite in questo settore di forte richiamo anche turistico oltre che alimentare: «Nell’ultimo anno, a causa dei ristoranti chiusi, la flessione è stata del 40%, e i centri commerciali aperti non bastano certo a sopperire a questa flessione. Non parliamo poi dei ristori – aggiunge Marcelli – che quasi non abbiamo visto».

Dunque un quadro e soprattutto delle prospettive che, nonostante le riaperture parziali degli ultimi giorni, non sono certo incoraggianti per molte attività, sia nei centri abitati che nelle campagne.

Per Francesco Balloni, direttore della Cna Picena è «urgente individuare un rigoroso assetto di regole in grado di far ripartire in sicurezza il raggruppamento di imprese che operano nel campo della ristorazione. L’unica richiesta che quest’ultime eccepiscono è la certezza di poter tornare a svolgere la propria attività con un certo grado di regolarità».

Quanto alla stagione estiva ormai imminente, organizzazioni e aziende chiedono indicazioni più precise su come orientarsi per le prenotazioni, su cosa fare per i budget necessari all’operatività, su come riprogrammare le commesse per i fornitori. E naturalmente sugli orari di chiusura dei locali: «Un’ora in più o in meno di coprifuoco – afferma ancora Tonino – cosa cambia? Per l’epidemia io non lo so. Ma per un turista che viene nelle nostre zone dover rinchiudersi in una camera d’albergo prima delle dieci di sera la differenza c’è. E dobbiamo stare molto attenti perché, ragionando anche solo in area europea e Mediterraneo, nazioni come la Grecia e la Spagna si stanno organizzando per avere prenotazioni».