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Ascoli Piceno

Dal Recovery Fund sparite le risorse per le imprese del cratere sismico

Nell'ultima versione del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, non ci sono più i fondi per l'area sismica. Per gli esperti le risorse rimaste sono insufficienti. Nelle Marche approvati solo il 10% dei progetti d'investimento

Il borgo di Arquata

ASCOLI – Un’altra beffa per i terremotati ma anche e soprattutto per le imprese che operano nel cratere sismico. Dal Recovery Fund italiano sono spariti i fondi per 1,98 miliardi promessi le aree del Centro Italia colpite dal sisma nel 2016.

Nell’ultima versione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) quelle risorse – che nella precedente bozza del Governo Conte erano presenti – sono destinate al Mezzogiorno, alle Zone economiche speciali (sempre le regioni del Sud), agli interventi socio-educativi, alla valorizzazione dei beni confiscate alle mafie.

Solo un piccola parte di quella somma di quasi due miliardi di euro, è stata messa in bilancio per la «Strategia nazionale per le aree interne»: un calderone in cui potrà entrare di tutto e che certo non aiuterà prioritariamente gli 87 comuni delle Marche a risollevarsi. E meno che meno quelli più pesantamente colpiti dalle scosse, l’Arquatano e l’area montana del Piceno.

«Le risorse per rilanciare le aree interne e quelle per il cratere sismico sono assolutamente insufficienti per coprire le necessità delle imprese e del territorio». Lo ribadiscono gli esperti dello studio di consulenza Fideas di Offida (Ascoli Piceno), che seguono costantemente l’evoluzione dei bandi e dei finanziamenti regionali, nazionali ed europei per le aziende di ogni settore.

E pensare che la prima versione del PNRR mirava a promuovere la diffusione dell’economia circolare, a rilanciare la dotazione infrastrutturale, le imprese, i servizi e la transizione ecologica, in tutto il Paese. Invece molto poco è rimasto nel testo varata dal Consiglio dei Ministri del 24 aprile ed appena approvato dal Senato.

Nel quadro della stessa Missione 5 del Piano di Ripresa e della componente 5.3 (interventi speciali di coesione territoriale) per le Marche e per la provincia di Ascoli resta interessante solo la misura di cui all’Investimento 1. Quella riguardante appunto la “Strategia nazionale per le aree interne”. Ma si parla solo di investimenti per il potenziamento dei servizi sociali di comunità e dei servizi sanitari di prossimità (consolidamento delle farmacie rurali ).

«È evidente che si tratta di somme molto ridotte rispetto agli ampi obiettivi che si intendono perseguire – sostengono dalla Fideas – e che quindi si debba fare maggiore sintesi su pochi obiettivi o maggiori risorse. Sarebbe molto più efficace utilizzare le risorse del Recovery Fund in favore delle imprese in area sisma Centro Italia finanziando e scorrendo le graduatorie regionali (Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria) del bando art. 20 DL 189/2016 (“Sostegno alle imprese danneggiate dagli eventi sismici del 2016”)».

Tanto più che nelle Marche la situazione reale delle risorse effettivamente impiegate per il rilancio delle zone terremotate, è scoraggiante.

«A luglio 2019 – ricordano dalla società di studi e consulenze – furono presentati dalle imprese operanti in area sisma 2.035 progetti per un investimento complessivo di 393 milioni di euro e contributi richiesti per 158 milioni di euro. Ma solo 235 progetti sono stati ammessi a finanziamento  (19 milioni di euro). Rifinanziando la graduatoria regionale si avrebbero invece benefici immediati per le aziende operanti sul territorio marchigiano, in particolare le microimprese con investimenti di piccolo taglio (media di 193 mila euro con un contributo di 78mila euro) economicamente e finanziariamente sostenibili».