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Ascoli Piceno

RCF San Benedetto, la proprietà fa retromarcia e sospende la chiusura del sito

Il passo indietro è stato annunciato oggi dall'Ad Vicari direttamente ai dipendenti del sito marchigiano. Previsto un aumento della cassa integrazione. Nuovo incontro in Regione Marche l'11 febbraio

Lo stabilimento Rcf a San Benedetto

Ascoli.- Speranze per i dipendenti della RCF di San Benedetto. Arturo Vicari, l’amministratore delegato dell’azienda con sede a Reggio Emilia e che produce sistemi audio professionali, ha detto oggi alle maestranze che «lo stabilimento non chiuderà». Un clamoroso anche se molto benvenuto passo indietro della società, che sembra aver cambiato idea sul futuro di un sito nuovo e che era stato inaugurato appena tre anni fa. Il 12 gennaio scorso, meno di un mese fa, c’era stato l’annuncio choc ai rappresentanti sindacali che prevedeva a breve la cessazione dell’attività.

Poco dopo era scattata la protesta di lavoratori e sindacati, in testa Cgil e Uil che avevano chiesto e ottenuto una mediazione della Regione Marche, con un incontro fissato al 1 febbraio che all’ultimo momento era stato rinviato. Subito dopo l’ing. Vicari, imprenditore vecchio stampo di 79 anni, abituato ad affrontare direttamente le problematiche della sua azienda – a Reggio Emilia i dipendenti sono 250 – aveva detto che sarebbe venuto ad incontrare direttamente i suoi operai di San Benedetto ( 23 in totale, quelli rimasti, di cui 14 donne).

E lo ha fatto oggi, con questa inattesa retromarcia, che forse nessuno si attendeva. Anche se poi ha spiegato chiaramente alle maestranze che la situazione dell’impresa è difficile e che quindi sarà da fare molta cassa integrazione: «La cig non ci spaventa certo – dice Fabrizio Traini, Rsu dell’Uilm – ed è importante che per il momento la procedura di chiusura sia stata in qualche maniera fermata. Ora però vogliamo che questa novità venga messa nero su bianco nel nuovo confronto che si terrà ad Ancona, presso la sede della Regione l’11 febbraio».

I lavoratori della RCF di San Benedetto tirano dunque al momento un mezzo sospiro di sollievo, considerando che fino a ieri la prospettiva della chiusura ad aprile era quasi certa. Ma molti di loro vivono sentimenti contrastanti, perchè questi repentini cambiamenti degli ultimi mesi non danno garanzie sul futuro prossimo dell’azienda.

Una Spa che negli ultimi tre mesi del 2020, secondo la Uilm ha registrato una caduta dei ricavi del 60%, costringendo la proprietà a ricorrere ad un ingente finanziamento bancario. Con un nuovo piano industriale che probabilmente, secondo i sindacati, prevedeva proprio la cessazione dell’attività produttiva marchigiana. E di fatto il programma era stato già parzialmente avviato, con il trasferimento di materiali e l’esternalizzazione di alcune fasi delle lavorazioni.

C’è da chiedersi dunque che cosa sia accaduto in queste ultime tre settimane, tanto da spingere l’Ad Vicari a fare retromarcia. «Noi non lo sappiamo – risponde ancora il rappresentante sindacale – ma di certo, durante il colloquio di oggi l’Amministratore ha ammesso in qualche maniera di aver commesso degli errori. A questo punto speriamo che anche la Regione Marche faccia la sua parte in termini concreti , aiutando l’azienda a mantenere attivo il nostro stabilimento, in vista di una ripresa prossima del mercato (che è legato ovviamente alla possibilità di svolgere eventi e concerti pubblici: ndr)».

Per ora insomma pericolo scongiurato, ma le prospettive a breve della fabbrica di San Benedetto restano ancora molto incerte. Da sottolineare infine che a Reggio Emilia, non è stato annunciato alcun taglio agli organici.