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Ascoli Piceno

Ascoli, proteste per i lunghi tempi di attesa al Pronto Soccorso dell’ospedale Mazzoni

Si ripetono le segnalazioni sui social di casi di 10 ore ed oltre di attesa per anziani e pazienti. I cittadini chiedono il potenziamento dei servizi e del personale medico

ASCOLI PICENO – Forti proteste hanno suscitato negli ultimi giorni alcuni casi di anziani che hanno dovuto subire lunghi tempi di attesa al Pronto Soccorso dell’ospedale Mazzoni di Ascoli. L’ultimo quello di un uomo che ha pubblicato un post su Facebook denunciando che suo fratello di 80 anni, il 19 luglio era stato trasferito in ambulanza al nosocomio cittadino. Qui avrebbe atteso oltre 10 ore, senza assistenza familiare prima di essere visitato dai medici.

Giornate intere di attesa per gli anziani

«Non esistono giustificazioni per quello che è accaduto a mio fratello – ha scritto il residente : il Pronto soccorso può essere pieno, può essere scoppiata una guerra ma l’amministrazione, la sanità, lo Stato per cui paghiamo le tasse devono intervenire, portare altro personale, infermieri, soccorso».

La protesta ha ottenuto forti consensi sui social da parte dei cittadini ascolani: 2mila like e numerose condivisioni. Mentre altri, sempre su Facebook, hanno segnalato altri casi di disservizio. In particolare una donna ha scritto che suo padre di 87 anni, costretto sulla sedia a rotelle, sempre nei giorni scorsi è arrivato al Pronto Soccorso alle 14 del pomeriggio per un emergenza ed è uscito solo alle 3 di notte.

Cittadini chiedono il potenziamento del personale sanitario

Insomma, una situazione spesso al limite della sopportazione per i pazienti anziani e non solo, ma anche per i loro familiari e parenti di Ascoli e dintorni. E che dimostra come l’ospedale Mazzoni di Ascoli abbia urgente necessità di migliorare i servizi, potenziando l’organico di personale medico, infermieristico e operativo (non amministrativo). Non occupandosi solo delle presunta emergenza covid che pochi vedono ( un solo paziente in Rianimazione in tutta la provincia picena, a San Benedetto) e che purtroppo ha rallentato altre attività di cura.

Il direttore Milani ammette la carenza di medici

D’altronde lo stesso direttore generale Cesare Milani, ieri in conferenza stampa presentando un progetto con lo IOM per aiutare le donne colpite dal tumore al seno, ha affermato che purtroppo «mancano i medici e per formarne di nuovi occorrono anni». Perché non si interviene, invece di annunciare solo progetti per nuove megastrutture ospedaliere di cui la gente comune non vede la necessità?

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