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Ascoli Piceno

Prosciugamento del lago di Pilato, Bifulco: «Attenzione e tutela della conservazione naturale»

È importante preservare il ciclo naturale del piccolo crostaceo, il chirocefalo del Marchesoni, che vive solo nel bacino dei Monti Sibillini ma che sembra al momento essersi adattato ai cambiamenti climatici

Il lago di Pilato

MONTEMONACO – Poca neve e pochissime piogge d’inverno e il lago di Pilato – che ricade nel comune di Montemonaco (AP) – rischia di scomparire. Essere tragici non rispecchierebbe la situazione attuale ma senza dubbio, se gli inverni dovessero continuare a caratterizzarsi per le rade precipitazioni e soprattutto la quasi assenza della neve i risvolti, a livello ambientale, potrebbero non essere dei migliori. E poi c’è il chirocefalo del Marchesoni, un piccolo crostaceo che vive solo nel lago di Pilato ma che sembra essersi adattato (al momento) a questi “cambiamenti”, e dunque non è in pericolo di estinzione.

Carlo Bifulco, direttore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini (foto Sibillini.net)

«Anche in passato abbiamo registrato anni in cui si era arrivati al prosciugamento del lago di Pilato che viene alimentato non dalle piogge ma dallo scioglimento della neve che si forma sul Monte Vettore – spiega il direttore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini Carlo Bifulco -. Se nevica poco, c’è poca neve che si scioglie e quindi c’è poca acqua nel lago. Dopo il terremoto inoltre sembra che – parliamo di ipotesi scientifiche ma non ancora verificate – si siano aperti dei passaggi di calcare e quindi queste vie di fuga dell’acqua contribuiscono a velocizzare il fenomeno del prosciugamento estivo; insomma il clima cambia e non nevica più come prima e questa è la situazione».

«La cosa più importante dal punto di vista della conservazione della natura è che nel lago di Pilato c’è, unico al mondo, il piccolo crostaceo del chirocefalo del Marchesoni – ha continuato il direttore Bifulco – che però sembra resistere bene al prosciugamento del lago di Pilato dato che fa le sue uova e le depone tra i sassi; quando il lago torna ad avere acqua, in primavera, le uova si schiudono e il ciclo naturale può continuare normalmente».

Il chirocefalo del Marchesoni

«È importante però che le persone non vadano a calpestare i sassi perché potrebbero danneggiare anche le uova – ha sottolineato il diretto del Parco -. Per questo motivo, per chi viene dal lato di Foce di Montemonaco, abbiamo posizionato una recinzione con un filo sottile per far capire alle persone che non devono andare lì. Esiste poi purtroppo anche un flusso incontrollato, e devo aggiungere molto pericoloso, dalla parte del Monte Vettore; qui la gente non si deve avventurare pensando di fare prima perché rischia seriamente per la propria incolumità».

Ma il prosciugamento del lago di Pilato è senza dubbio una parte di un problema ancora più grande che è quello dei cambiamenti climatici. «Un segnale che si riflette ogni giorno sulla nostra vita quotidiana – ha concluso Bifulco -. Il problema è ora e si risolve solo utilizzando l’acqua dei bacini artificiali perché in montagna non c’è più; per questo sono importanti tutela e attenzione».