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Ascoli Piceno

Ospedale di Ascoli, riapre il reparto covid ma chiude Pneumologia. Le critiche dei sindacati

Cgil, Cisl e Uil attaccano l'Area Vasta 5 per una scelta che smembra le unità e trasferisce i pazienti in diverse strutture, senza potenziare l'organico

L'ospedale di Ascoli

ASCOLI- La sanità del Piceno senza pace. E a complicare le cose ci si mette ora anche il covid, che sembra tornare a preoccupare società ed istituzioni. Perchè l’Area Vasta 5 ha deciso di riaprire ad Ascoli il reparto per i pazienti a rischio di influenza virale, chiudendo però l’Unità operativa di Pneumologia e trasferendo personale e pazienti in diverse altre strutture del territorio provinciale. Una misura che ha ricevuto immediate critiche da parte dei sindacati della Funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil.

«Ci chiediamo come sia possibile che in un Paese civile – sostengono le organizzazioni – si debba far fronte a situazioni oramai non più straordinarie, attraverso la chiusura di reparti ordinari con le conseguenti gravi ripercussioni sulla collettività senza invece procedere al potenziamento di dotazioni organiche».

Pneumologia da 20 posti letto smantellata

L’Unità di Pneumologia smantellata con i suoi «20 posti letto, di cui 14 ordinari, 4 di terapia semintensiva e 2 a pressione negativa – ricordano i sindacati -; 12 infermieri e 6 operatori socio-sanitari trasferiti d’imperio alla palazzina B per l’apertura di un reparto Covid il quale, a regime, dovrebbe contenere 18 posti letto. E inoltre altri 4 infermieri tolti dagli hub vaccinali per conseguire l’obiettivo. Per non parlare dei degenti stessi della Pneumologia trasferiti all’Ospedale di San Benedetto del Tronto, alla RSA Luciani, al Santo Stefano, al San Giuseppe, alla RSA di Ripatransone».

Per Cgil, Cisl e Uil si tratta solo di una «scelta ispirata solo dalla necessità di razionalizzare al massimo le risorse umane e finanziarie a discapito degli utenti e degli esasperati operatori sanitari a cui, da anni, non vengono riconosciuti alcuni fondamentali diritti sanciti dagli stessi contratti nazionali di lavoro».

Contratti di lavoro prorogati 30 giorni

E secondo le organizzazioni dei lavoratori non vale a giustificare la decisione in questione, l’osservazione dell’Asur sulla difficoltà di reperire risorse umane a tempo determinato nel momento in cui i contratti degli operatori vengono prorogati solo per trenta giorni. Insomma, una situazione piena di tensione nelle strutture ospedaliere del Piceno, e che può tornare ad essere di emergenza nel caso vaccini e politiche di contenimento del coronavirus non abbiano svolto l’effetto sperato. Cgil, Cisl e Uil promettono intanto nuove iniziative di protesta contro quello che esse definiscono «il declino della sanità marchigiana».