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Ascoli Piceno

Incendio rifiuti a San Benedetto: il 10 gennaio i risultati delle analisi Arpam

Forse un petardo ha innescato il rogo alla Italservizi. Cinquestelle chiedono di riqualificare l'area sud

incendio italservizi di Porto d'Ascoli (foto Arpam)

ASCOLI – Arriveranno non prima di lunedi 10 gennaio i risultati delle analisi dell’Arpam (Agenzia per l’ambiente) sulla qualità dell’aria nella zona in cui si è verificato l’incendio di grandi quantità di rifiuti stoccati nella sede della Italservizi di Porto d’Ascoli. Lo affermano fonti del Comune di San Benedetto. Nel frattempo per i cittadini residenti nel quartiere interessato, vicino a via Valtiberina al confine con Monteprandone, valgono le prescrizioni già indicate dall’Amministrazione comunale già due giorni fa. Tra queste il divieto di consumo di frutta e verdura locale.

Forse l’innesco da un petardo inesploso

Il rogo ha quasi completamento distrutto il capannone dell’azienda dove era sistemato il materiale altamente infiammabile poi andato in fumo. Secondo alcune indiscrezioni sarebbe stato forse un petardo inesploso ad innescare le prime scintille e a far poi sviluppare il devastante incendio notturno. Ma le indagini sulle cause del fatto, che per fortuna non ha provocato feriti, sono ancora in corso.

foto arpam

Per i Cinquestelle un disastro ambientale

Il Movimento 5stelle di San Benedetto è intervenuto sul caso Italservizi parlando di disastro ambientale che si poteva evitare. «L’ultimo doloroso incendio è l’ennesimo colpo inferto alla vivibilità di quell’area – scrivono i pentastellati -. Entro pochi giorni saranno noti i risultati dei campionamenti ARPAM sulla matrice aria, ma la sensazione è che ci troveremo di fronte all’ennesimo disastrino ambientale: sarà poi l’inchiesta a determinare quali siano state le cause dell’innesco, sebbene tutti ci auguriamo abbiano almeno origine accidentale». 

Riqualificare gli impianti dismessi dell’area sud

«Occorre riqualificare ed eventualmente riconvertire a residenziale-innovativol’area sud di San Benedetto del Tronto. Impianti inquinanti, capannoni dismessi, infrastrutture fatiscenti, la spada di Damocle della centrale di stoccaggio di gas in sotterranea: è senz’altro necessario lavorare per una soluzione condivisa e innovativa che preveda una decisa svolta green in loco, anche in funzione del numero significativo di abitanti già presenti».