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Ascoli Piceno

«Il Decreto Sostegni dimentica le aree terremotate»: nel Piceno cresce il malcotento delle imprese

Forti critiche per i ristori previsti da parte di Cgia, Fideas ed imprese del territorio. Area sisma senza indennità ed esoneri fiscali e contributivi. Si spera nel prossimo Decreto governativo

ASCOLI – L’ultimo Decreto Sostegni scontenta tutti. A cominciare da imprese, associazioni di categoria e società di servizi delle aree terremotate. L’Ascolano è tra le più colpite dalle varie crisi che si sono sommate negli ultimi decenni.

Prima quella industriale, con impatto pesante sul commercio e le attività dell’indotto, soprattutto nella vallata del Tronto. Poi il sisma del 2016, nell’area montana e infine il covid. In questa situazione ci si aspetterebbe che i territori a maggiore rischio di caduta di occupazione e reddito siano quelli più aiutati ad affrontare l’emergenza, cercando in prospettiva di costruire un futuro migliore. Ma non è stato così. Dopo quelli dello scorso anno, anche gli ultimi provvedimenti governativi che dovrebbe ristorare le aziende minori per il mancato guadagno da chiusura forzata, lasciano con l’amaro in bocca la maggioranza delle realtà locali.

«Abbiamo fatto uno studio su 1300 nostre imprese associate – dice Giorgio Menichelli, direttore di Cgia Ascoli e Macerata – e riscontrato che solo il 20% rientrava nei parametri per ottenere contributi. Un elemosina che sta provocando grossi malcontenti tra artigiani e piccoli imprenditori, aggravata dal fatto che dopo Pasqua sembra non ci siano nuove aperture. È chiaro che così non si può andare avanti – aggiunge Menichelli – e sarà sempre più difficile gestire la rabbia delle persone. Ci auguriamo che il nuovo Decreto Sostegni, che forse dovrebbe stanziare 35 miliardi, affronti meglio la drammatica crisi attuale».

Sul fronte delle aree terremotate, il quadro è ancora più fosco. E molti, nel Piceno si sentono abbandonati.

«Le ultime norme dimenticano proprio le zone colpite dal sisma – dicono rappresentati della Fideas di Offida. Le aziende del cratere stanno vivendo una doppia emergenza, eppure il recente Decreto Legge Sostegni emanato dal Governo Draghi non tiene conto di questa particolare situazione e non prevede misure specifiche per le popolazioni colpite dal sisma del 2016. Nel 1° decreto ristori 2020 – aggiungono dalla società di consulenza- era previsto per tutte le attività in area sisma un minimo di indennizzo pari ad Euro 1.000 per le imprese individuali e di 2.000 per le società a prescindere dal calo del fatturato, proprio per sostenere le eroiche attività presenti in queste aree e che vivono un doppio disagio.

Tale aiuto non è più previsto nel DL sostegni del 22 marzo 2021. È auspicabile che il Parlamento – proseguono dalla Fideas – rimedi a tale dimenticanza in fase di discussione parlamentare e di conversione in legge del DL Sostegni».

Ma le aziende ed attività del cratere sismico sono in attesa di altri provvedimenti che dovrebbero favorirne il rilancio, ma che tardano ad arrivare.

È il caso dell’annunciata ma non attuata riapertura dello Sportello per la prenotazione del credito imposta Zona Franca Urbana (ZFU) – Sisma Centro Italia, in base a quanto previsto dalla legge di bilancio 2021 che ha disposto, oltre la proroga agli anni 2021 e 2022 dell’esonero contributivo e fiscale, uno stanziamento aggiuntivo di 50 milioni di euro per l’anno 2021 e 60 milioni per il 2022.

E poi, c’è da considerare che sempre l’ultimo decreto non contempla la proroga del credito d’imposta 60% sui canoni locazioni che pertanto è terminato il 31 dicembre scorso. Salvo quanto previsto dalla legge di bilancio 2021 proroga fino al 30 aprile 2021 ma solo per le imprese turistico – ricettive, le agenzie di viaggio e i tour operator. 

E ciò aggrava ancor di più la situazione delle imprese costrette a pagare gli affitti pur se chiusi. Quanto tempo potrà reggere uno scenario così, per non diventare un problema sociale oltre che economico e produttivo?