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Ascoli Piceno

Covid, 6.427 gli infortuni sul lavoro nelle Marche da inizio pandemia. Oltre il 70% uomini

Bianchini dell'Inail di Ascoli: «L’analisi nelle Marche evidenzia che la maggior parte dei contagi sono dell’anno 2020 (47,6% del totale) e il 29,6% ai primi sei mesi del 2022»

Immagine di repertorio

I contagi sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail dall’inizio della pandemia al 30 giugno 2022, nel Paese, sono 278.431, pari a circa un quinto del totale delle denunce di infortunio pervenute all’Istituto dal gennaio 2020 e con un’incidenza dell’1,5% rispetto al complesso dei contagiati nazionali comunicati dall’Istituto superiore di sanità alla stessa data. I morti sono stati 877.

Per quanto riguardi i dati delle Marche, nel periodo tra gennaio 2020 e giugno 2022, le denunce d’infortunio sul lavoro da Covid-19 sono state 6.427, pari al 2.3% del dato nazionale. Di questi il 70.6% sono uomini. Circa l’età, la presenza più nutrita si registra nella fascia 35/49 anni (38.9%) e in quella 50/64 anni (39.7%).

Le denunce sono aumentate di 226 casi (+3,6%, inferiore al +6,8% nazionale), di cui 56 avvenuti a giugno e 110 a maggio 2022, con i restanti casi riconducibili ai mesi precedenti. L’aumento ha riguardato tutte le province, ma più intensamente in termini relativi quelle di Fermo e Ancona.

In regione quelli con esito mortale sono 23 (2.6%); coinvolti i tecnici della salute, professionisti qualificati nei servizi sanitari e sociali, conduttori di veicoli.

Le professioni interessate sono: tecnici della salute in cui l’84% sono infermieri; operatori socio sanitari; impiegati addetti alla segreteria e agli affari generali, dove il 94% sono impiegati e assistenti amministrativi e il 6% addetti alla segreteria; impiegati addetti al controllo di documenti e allo smistamento e recapito della posta (86% sono postini e portalettere); tra le professioni qualificate nei servizi personali, circa i 3/4 sono operatori socio-assistenziali, il 9% badanti e il 6% assistenti domiciliari; tra il personale non qualificato nei servizi di istruzione e sanitari, il 40% è ausiliario ospedaliero, il 26% bidello, il 16% portantino, il 12% inserviente in casa di riposo e il 6% inserviente in ospedale.

Per quanto riguarda l’attività economica, la gestione Industria e servizi registra il 95,6% delle denunce, poi la gestione per Conto dello Stato (3,3%), la Navigazione (0,8%) e l’Agricoltura (0,3%).

Disaggregando i dati (riferimento codice Ateco) il 39,9% delle denunce riguarda il settore della “Sanità e assistenza sociale”; il settore “Trasporto e magazzinaggio” registra il 14,6% delle denunce (il 94% nei servizi postali e attività di corriere);il 6.7% le “Attività dei servizi di alloggio e ristorazione”; il 2.6% il settore “Noleggio e servizi alle imprese” registra il 2,6%, per 2/3 sono attività di pulizia e disinfestazione e un quarto attività di agenzie di collocamento; l’1.3% riguarda il “Commercio” con un 70% che interessa il commercio al dettaglio, il 17% quello di autoveicoli e il 13% il commercio all’ingrosso; il comparto Manifatturiero, complessivamente, registra l’1,3% dei casi (il 23% riguarda la fabbricazione di articoli in pelle, il 21% le attività alimentari); il settore delle “Costruzioni” è presente con l’1,1% delle denunce; le “Altre attività dei servizi” sono presenti con lo 0,9% dei casi, in cui il 44% è dei servizi alla persona.

«L’analisi nelle Marche evidenzia che la maggior parte dei contagi sono dell’anno 2020 (47,6% del totale), il 22,8% al 2021 e il 29,6% ai primi sei mesi del 2022 (quest’ultima superiore al 29,1% nazionale)», riflette Guido Bianchini, presidente del Comitato consultivo provinciale dell’Inail di Ascoli. «Oltre un quinto delle denunce da Covid-19 (21,4%) sono nel periodo marzo-aprile 2020 (picco max a marzo con il 15,5%) e il 34,0% tra ottobre 2020 e gennaio 2021. Il 2021 è caratterizzato da un andamento decrescente, con incidenze mensili simili al dato nazionale e da una ripresa del fenomeno a fine anno. Gli eventi mortali non si sono incrementati rispetto alla precedente rilevazione: dei 23 casi complessivi, 15 si riferiscono al 2020 e 8 al 2021. Certo che i dati diffusi sono ancora fortemente preoccupanti».

E ancora: «La necessità di una maggiore attenzione sulla salute e sicurezza sul lavoro resta centrale, così come importanza della prevenzione e l’implementazione della cultura della sicurezza senza penalizzare l’impresa – le parole di Bianchini -. I primi mesi del corrente anno confermano un ritorno alla crescita delle denunce (gennaio con l’8,8% delle denunce complessive), con febbraio in calo, marzo in aumento e da aprile di nuovo in calo».